Uno sguardo sulla crisi missilistica di Cuba, 55 anni dopo

 

Di Francesco Ippoliti *

Il 20 novembre del 1962 finì ufficialmente la crisi di Cuba dopo un confronto particolarmente acceso tra USA e l’allora URSS. Una crisi scoppiata il 14 di ottobre a seguito di una ricognizione aerea di un velivolo U2 sull’isola che identificò un iniziale schieramento di missili nucleari sovietici, uno spiegamento di vettori nucleari vicini alle coste USA impossibile ed intollerabile da parte di Washington.

 

 

Mappa realizzata dai servizi di intelligence statunitensi che mostra la dislocazione dei missili terra-aria a Cuba, 5 settembre 1962.

LA STORIA
Il piano sovietico, in risposta agli schieramenti missilistici USA in Europa, iniziò il 24 maggio 1962 quando venne presa la decisione di schierare i vettori balistici R-12 e R-14 sull’isola di Cuba, sistemi capaci di colpire la maggior parte del territorio USA a meno della zona di nord ovest. Il piano fu discusso da Krusciov al Consiglio di Difesa, retto da Semen Ivanov, con alcuni dubbi del Ministro della Difesa Malinovsky e l’entusiasmo del Comandante delle Forze Strategiche Sergei Biryuzov. Il 13 giugno, vennero impartite le disposizioni ed ebbe inizio l’Operazione Anadyr, cioè il dispiegamento delle forze sovietiche sull’isola.
Il contingente non era composto solo da una semplice unità di vettori missilistici ma fu creata appositamente una Grande Unità: la 51 Divisione missilistica, con a capo il Gen.D.Igor Statuendo. La Divisione era composta da numerose unità, tra cui un HQ di circa 150 persone; due Brigate di missili antiaerei su tre squadroni l’una per un totale di 10.000 uomini; forze aeree composte da 40 MiG 21, 6 bombardieri Il-28 e 36 elicotteri, per un totale di 5.000 uomini; Brigate di fanteria per un totale di 10.000 uomini e forze navali composte da motovedette e pattugliatori veloci con capacità missilistiche per un totale di 5.000 uomini.
I viaggi per il dispiegamento iniziarono ai primi di settembre e quando gli USA si accorsero dell’arrivo delle unità sovietiche, Mosca aveva già effettuato segretamente 180 viaggi con 85 navi cargo.
Il 20 ottobre il primo missile R-12 fu dichiarato operativo ed il 27 ottobre l’intera Divisione ricevette lo status di Ready, con almeno 24 lanciatori operativi. E fu questo presumibilmente il fattore che determinò le condizioni per addivenire ad un accordo tra Kennedy e Krusciov, una intesa in cui i Sovietici si sarebbero ritirati e gli USA avrebbero accettarono alcune condizioni al fine di evitare uno scontro.
Infatti il giorno 28 ottobre 1962 alle ore 09.00 Krusciov inviò una lettera Kennedy nella quale promise di rimuovere l’apparato missilistico a Cuba chiedendo agli USA di interrompere i sorvoli degli U2 e riprendere in sede UN le trattative dello dispiegamento in generale dei missili balistici.
Alle ore 15.00 il Comandante della 51 Div. Missili di Cuba ricevette l’ordine di smantellare le postazioni per un successivo rientro in patria. In quella data erano pronti 24 lanciatori R-12 e 36 missili con una potenza di 1 megaton.
I 14 R-14 non arrivarono per tempo sull’isola dell’Avana.

L’EVENTO
A distanza di anni dall’evento si può ancora affermare che le basi furono una vera minaccia per gli USA oppure fu solo provocazione e propaganda? Una risposta potrebbe essere individuata nel capire la tipologia di vettori che Mosca aveva intenzione di rendere operativi all’Avana.
Come sopra descritto, la decisione del Consiglio di Difesa Sovietico fu di inviare due tipologie di missili, il vettore R-12 (Codice NATO SS-4 Sandal) ed il vettore R-14 (codice NATO SS-5 Skean) .
Il missile R-12 (denominato Dvina) era un vettore a medio raggio sviluppato dall’Ufficio tecnico dell’ingegner Yangel, con approvazione governativa nell’agosto del 1955 e denominato progetto 8K63. Il primo lancio fu effettuato il 22 giugno 1957, presso il poligono di Kapustin Yar, successivamente nel settembre 1958 entrò in produzione ed in servizio.
Era stato sviluppato anche per un sistema di guida pienamente autonomo e non più il vecchio sistema tradizionale di radio controllo che prevedeva una stazione radio a terra.
Il missile R-12 era del tipo MRBM (Medium Range Ballistic Missile), monostadio, dotato di testata singola, a propulsione liquida. I primi modelli erano impiegati da lanciatori mobili, successivamente fu introdotta una variante per l’impiego da silos protetti (versione R-12U).
Il missile fu il primo a dotarsi di una testata termonucleare da 1 megaton.
Valutato capace di una gittata massima di 2.080 km, aveva un errore probabile circolare (CEP) di circa 3 km.
Per il successo del progetto il 10 luglio 1959 la Factory 586 e l’OKB 586 ricevettero l’Ordine di Lenin, mentre l’ingegner Yanger ed i suoi collaboratori Smirnov e Budnik ricevettero l’onorificenza di Eroi del Partito Socialista.
Il missile R-14 (denominato Chusovaya) era un vettore a raggio intermedio (IRBM) sviluppato sempre dall’Ufficio Tecnico di Yangel e presso le stesse strutture del R-12.
L’autorizzazione governativa del 2 luglio 1958, prevedeva un vettore capace di raggiungere gli obiettivi ad una distanza doppia del R-12, cioè portando la gittata a circa 4.000 km. I test furono effettuati dal giugno 1960 al febbraio 1961.
Il sistema di guida fu migliorato e venne inserito per la prima volta un dispositivo di girostabilizzazione al fine di migliorare la precisione e la guida della traiettoria preimpostata.
Missile monostadio, a propulsione liquida era dotato di una testata convenzionale ed una termonucleare di 2 megaton, con una gittata che poteva variare da 3.600 km a 4.500 km, a seconda della tipologia del carico pagante, ed un CEP di circa 3 km.
Il missile fu dichiarato operativo il 24 aprile del 1961.

IL PIANO
Da quanto sopra, si evince che i Sovietici avevano la ferma intenzione di schierare in Cuba una potenza missilistica moderna, le loro punte di diamante delle forze strategiche e non solo una dimostrazione di forza.
I due vettori erano il meglio che l’industria sovietica potesse sfornare in quel periodo, missili potenti ed impressionanti per l’epoca, con una prontezza operativa per il lancio che poteva variare da 1.5 ore a 3.5 ore, a seconda della stato di allarme considerato. Quindi missili pronti in pochissimo tempo, disseminati per l’isola di Cuba in lanciatori mobili e numerosi per evitare uno strike delle forze aeree americane. L’intento chiaro era quello di rendere l’isola caraibica una grossa base missilistica al fine di poter minacciare completamente il territorio americano, quindi poter essere nelle condizioni di rispondere ad un eventuale attacco contro Mosca e di avere un rapporto di forza favorevole nei vari colloqui bilaterali.
D’altronde lo schieramento all’Avana era una grossa opportunità per l’URSS, dopo che la NATO e gli USA in particolare avevano decretato lo schieramento di missili Jupiter in Turchia e in Italia, con l’opzione per altri stati europei.
Se Kennedy non fosse stato fortemente deciso nel blocco navale contro l’URSS, presumibilmente Mosca avrebbe incrementato la presenza missilistica in Cuba, possibilmente realizzando anche silos corazzati per i nuovi missili e giocando contro gli USA da una posizione predominante.
Anche i successivi colloqui START sarebbero stati diversi e forse anche l’AVANA sarebbe stata un’altra isola.
Quindi si può affermare che la crisi di Cuba fu una vera minaccia contro gli USA e contro il sistema Occidentale ad esso collegato, non fu una mera propaganda o atto prettamente simbolico.
La determinazione dell’amministrazione USA non ha permesso il completamento della sfida, gli analisti americani hanno saputo ben interpretare le informazioni acquisite e redigere rapporti esaustivi, tali da permettere a Kennedy di prendere le decisioni giuste.

* Gen. B. (aus)

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