Vecciarelli nuovo capo di Stato maggiore: “Essenziale investire nella Difesa, risorsa propulsiva del Paese”

Ciampino. Investire sull’elemento umano e sviluppare l’integrazione interforze così come interagenzia. Per il nuovo Capo di Stato Maggiore della Difesa, il Generale Enzo Vecciarelli, sono questi gli elementi chiave per la futura evoluzione delle forze armate. 

Il passaggio del testimone al vertice dello Stato Maggiore è avvenuto ieri mattina, presso l’Aeroporto militare di Ciampino sede del 31° stormo, alla presenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, del Vicepresidente della Camera, Mara Carfagna e del Ministro della Difesa, Elisabetta Trenta ed è stato salutato dalla partecipazione di numerose Autorità civili, militari e religiose.

Cerimonia di cambio al vertice dello Stato Maggiore della Difesa

 

IL DISCORSO DI INSEDIAMENTO DEL CAPO DI STATO MAGGIORE DELLA DIFESA

“Dobbiamo saper cogliere il nuovo senza timori, avere il coraggio di stigmatizzare vecchi preconcetti ideologici ma anche allontanare abitudini obsolete e sclerotici status-quo, ponendo, al contempo, grande attenzione a non disperdere le preziose qualità che risiedono all’interno dei nostri reparti, nel cuore e nell’anima di ciascun soldato, marinaio, aviere, carabiniere”, ha affermato Vecciarelli dopo il il formale passaggio delle insegne. 

Nel suo discorso di insediamento, il Generale di Squadra Aerea ha  posto l’accento sulle sfide che attendono il nostro Paese in un momento in cui si ha la percezione che “il mondo stia scivolando verso un preoccupante disordine in assenza di organismi internazionali in grado di gestire i focolai di tensione e conflitto sempre più emergenti in diverse parti del globo”. Tra le criticità sottolineate da Vecciarelli vi è “la crisi dei rifugiati che sembra non avere soluzione insieme alla sempre incombente minaccia del terrorismo” e ancora “i rischi cibernetici” e “la restaurata minaccia nucleare” oltre “al mai sopito proliferare delle armi di distruzione di massa”. Un contesto nel quale secondo il Capo di Stato Maggiore della Difesa “è necessario essere pronti, innanzitutto, a giocare un ruolo da leader nell’ancora lungo cammino dell’integrazione europea, così come nella Nato e in ambito internazionale”. E per riuscirci – ha aggiunto Vecciarelli – “l’imperativo è poter operare in modo sistemico” attraverso “una più solida integrazione tra tutte le realtà, le agenzie e i dicasteri che concorrono al sistema di sicurezza nazionale”. Un concetto che il Generale ha ribadito anche ai giornalisti a margine dell’incontro auspicando “un ulteriore sviluppo in un concetto multidimensionale e addirittura interagenzia” come evoluzione dell’integrazione interforze verso la quale ci si è già incamminati. 

In conclusione Vecciarelli ha ricordato l’importanza dell’ “elemento umano” chiedendo una sempre più convinta considerazione per la funzione delle Forze armate e “maggiore rispetto per tutti i militari dall’esterno ma anche dall’interno del sistema”. 

Il neo Capo di Stato Maggiore della Difesa, come responsabile dell’area tecnico-operativa della Difesa e dell’impiego dello strumento militare nazionale, si troverà alla guida di circa 180.000 uomini e donne delle Forze Armate, quotidianamente impiegati nelle operazioni, in Italia e all’estero, che vedono oggi il nostro Paese schierare i propri militari in 40 missioni, condotte in 24 paesi/aree geografiche.

L’intervento del Ministro della Difesa Elisabetta Trenta

 

L’INTERVENTO DEL MINISTRO TRENTA

Ringraziando il Capo di Stato Maggiore della Difesa uscente, il Generale Claudio Graziano, per il suo operato che, in questi ultimi tre anni ha portato le Forze armate a consolidare “un patrimonio di credibilità, esperienza e capacità, sia di fronte all’opinione pubblica nazionale che a quella internazionale”, il ministro Trenta, nel suo intervento, ha tracciato il quadro delle sfide future che attendono il nostro Paese. Uno scenario che, come è emerso dal Consiglio Supremo di Difesa dello scorso 31 ottobre, si preannuncia “ancora più impegnativo”. Oltre all’impegno per la stabilizzazione della Libia che “resta una priorità per la sicurezza del Mediterraneo”  a destare particolare preoccupazione – come ha affermato Trenta – sono la pericolosa evoluzione della situazione nel teatro siro-iracheno e la crisi migratoria che “continua a porre importanti interrogativi per la sicurezza e per la stessa fondamentale coesione europea”. 

Parlando dei futuri rapporti tra Nato e Unione Europea, il Ministro della Difesa ha sottolineato che “oggi  come Paese e come Difesa dobbiamo muoverci verso la massima sinergia possibile all’interno delle due Alleanze, che riteniamo fondamentali” affermando che “l’Italia  intende confermare il suo ruolo guida, che si è recentemente tramutato in iniziative concrete, come quella del NATO Strategic Direction Sud-Hub di Napoli”. 

Il discorso del Generale Claudio Graziano

IL COMMIATO DEL GENERALE GRAZIANO

“Ho avuto il privilegio di guidare sul campo i migliori soldati del mondo”. Terminato, dopo 44 mesi, il mandato di Capo di Stato Maggiore della Difesa, il Generale Graziano ha salutato gli uomini e dalle donne delle Forze Armate esprimendo il suo “orgoglio per aver ricoperto questo importante incarico in uno dei periodi di più intensa trasformazione negli scenari internazionali e di maggiore impegno per le operazioni multinazionali”. Nel passare il testimone Graziano ha ribadito la necessità di “consolidare la capacità di direzione e gestione unitaria del sistema al fine di rafforzare la dimensione interforze e interagenzia”. Un concetto ampiamente condiviso dal suo successore che, per Graziano, rappresenta “l’unica via possibile per ottimizzare l’efficienza operativa attraverso la convergenza degli sforzi e l’unicità degli intenti, eliminando le residue duplicazioni organizzative e funzionali e pervenendo ad una semplificazione delle procedure”.

Ricordando come l’Italia sia “un Paese di riferimento europeo, un Paese di riferimento per la NATO e membro attivo per le Nazioni Unite” nelle condizioni di “poter partecipare da protagonista a tutti i meccanismi e i progetti di interesse che si sviluppano nell’arena internazionale”, Graziano ha sottolineato la forza e il successo del modello relazionale adottato dalle nostre Forze armate. “La via italiana al peacekeeping” costituisce, infatti, “un modus operandi unico nel suo genere, sostenuto da una grande propensione etica, che mette in condizione i nostri militari di essere, al contempo, fermi ed umani”.

Concludendo il suo intervento, prima di partire per Bruxelles, dove da oggi assumerà il prestigioso incarico di Presidente del Comitato militare dell’Unione Europea, Graziano si è rivolto al suo successore. “Caro Enzo, ti sto cedendo il ‘bastone’ del comando. La solitudine del comando – ha affermato Graziano –. Avrai l’onere di portare avanti questa complessa fase del processo di trasformazione dello strumento militare italiano, ormai irreversibile, in una prospettiva di continuità geografica e strategica tra la sicurezza interna e la difesa avanzata». 

 

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