Venezuela, i gruppi parapolizieschi filo chavisti conosciuti già nel 2014

New York. Da settimane la stampa internazionale e non solo ha accesso i riflettori sugli atti di violenza nelle strade venezuelane. In particolare, sui gruppi parapolizieschi vicini al chavismo. Nelle ultime settimane ci sono state manifestazioni con 26 morti e questi gruppi sono stati immortalati in tante foto e riprese video.

Gruppi parapolizieschi venezuelani armati

Proviamo a ricostruire la loro storia, partendo dal 2014 e dalle dichiarazioni del contrammiraglio Pedro Manuel Pérez che comandava anche la Fanteria di Marina. L’alto ufficiale aveva avvertito molte volte la titolare della Difesa, Carmen Meléndez e gli altri gradi militari su un presunto coordinamento di un collettivo di Caracas con la Polizia venezuelana per reprimere le manifestazioni anti governative.

Perez aveva riferito che un tenente e indagini interne alla Forza Armata Bolivariana del Venezuela avevano denunciato come “i collettivi mantenessero non solo il controllo assoluto del territorio, ognuno per il suo settore, ma avevano anche il monopolio delle istanze tra Stato e comunità, le quali costituiscono un potere di influenza che gli permette di dominare tutti i membri delle comunità stesse”.

Le accuse non furono tenute in considerazione. E il 5 maggio del 2014, il contrammiraglio fu licenziato, su ordine della stessa ministra Melendez. Tre anni dopo, la scorsa settimana, è stato arrestato nella sua casa di Caracas da agenti della Direzione dell’Intelligence militare (DIM) per un suo presunto tentativo di destituire il presidente Nicolas Maduro.

I collettivi si sono autoproclamati come “organizzazioni pacifiche” e “promotrici della rivoluzione”. In verità, ormai sono da considerati veri e propri gruppi parapolizieschi.

Una manifestazione di protesta a Caracas

I suoi componenti hanno un bel po’ di arsenale di armi, circolano solo in moto ed in qualche occasione coprono i loro visi per non farsi riconoscere. Usano metodi e mezzi violenti per attaccare e disperdere i manifestanti dell’opposizione. Sono stati accusati anche di estorcere piccoli commercianti, aggredire giornalisti e leader dell’opposizione. Sono molto sicuri che non saranno mai arrestati e processati per le loro azioni.

Tutto questo preoccupa le Nazioni Unite. La portavoce dell’Ufficio per i Diritti Umani, Ravina Shamdasani sostiene che la “situazione è seguita con grande preoccupazione per l’aumento delle proteste”. Nello stesso tempo l’ONU si appella affinchè si usino mezzi “pacifici per farsi ascoltare e che tutti, qualsiasi sia l’incarico politico, rinuncino alla violenza”.

In una nota, Luis Almagro, segretario generale dell’Organizzazione degli Stati Americani (OSA) sostiene che “le recenti azioni del regime di dare le armi ai civili e di metterli contro (i cittadini ndr) sono un’azione repressiva omicida che incita alla violenza”.

Intanto, il Venezuela prova a smarcarsi dal sistema politico latino-americano, viste le numerose accuse che arrivano da tanti organismi del Centro e Sud America.

Il Venezuela, con la sua ministra degli Esteri, Delcy Rodríguez ha riferito che il presidente Maduro gli ha dato istruzioni per iniziare il procedimento del ritiro del suo Paese proprio dall’OSA.

La titolare degli Esteri del Venezuela, Delcy Rodriguez

L’OSA è un’organizzazione internazionale di carattere regionale che comprende i 35 Stati indipendenti delle Americhe. L’organizzazione è il principale forum politico per il dialogo multilaterale e per la soluzione di problemi politici. Lo scopo dell’organizzazione è di mantenere la pace, rinforzare la democrazia e i diritti dell’uomo, e migliorare le condizioni sociali ed economiche dei paesi dell’America.

Nello stesso tempo, il Governo di Caracas ha sollecitato, con la massima urgenza, una riunione dei ministri degli Esteri della Comunità degli Stati dell’America Latina e dei Caraibi (CELAC).

In una lettera pubblicata su Twitter, il Venezuela ha chiesto un intervento de El Salvador, Paese che esercita la presidenza temporale dell’organizzazione.

Nel suo messaggio, la Rodriguez vuole che sia convocata una riunione urgente e straordinaria per denunciare “la violenza dell’opposizione, in mezzo ad una crisi politica che vive il suo Paese”,.

Da parte sia, il Consiglio permanente dell’Organizzazione degli Stati Americani deve dibattere, oggi, se convocare una riunione a livello di ministri degli Esteri con all’ordine del giorno la questione venezuelana.

L’iniziativa è stata presentata dai rappresentanti di 16 Paesi membri.

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