Venezuela, scontro aperto sull’economia del Paese. E la Russia pronta a guidare la risposta internazionale alle imposizioni degli Stati Uniti

Caracas. Lo scontro sul futuro del Venezuela assume sempre più i contorni di un grande affare politico-economico internazionale. Sembra  di essere tornati indietro, ai tempi della Guerra Fredda, combattuta anche in America Latina. E combattuta soprattutto sulla pelle dei cittadini, tanto per accrescere il proprio potere da far valere anche negli Organismi internazionali.

Oggi, da Mosca il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov ha denunciato il fatto che gli Stati Uniti ed i suoi alleati occidentali usino le sanzioni contro la compagnia petrolifera statale PDSVA (Petróleos de Venezuela S.A) per “cambiare il Governo legittimo” del Paese sud americano e “confiscare i fondi statali per un loro proprio beneficio”.

Il ministro degli Esteri russo Lavrov  in un vecchio incontro con il Presidente USA, Trump

Per Lavrov, l’amministrazione Trump è così cinica che “esclude dalle sanzioni le aziende statunitensi che lavorano in Venezuela”. E’ come dire, ha aggiunto: “Vogliamo cambiare il regime nel Paese ed ottenere benefici da questo”.

Una raffineria della PDVSA

Il rappresentante della diplomazia russa ha ricordato i vecchi comportamenti americani in altre occasioni: Iraq, Libia, Iran, Cuba, Nicaragua, Panama.

Dito puntato di Lavrov anche contro la Gran Bretagna che ha confiscato le riserve d’oro del Venezuela che sono custodite nelle banche di Londra.

Il ministro russo ha chiesto ai leader dell’opposizione al Presidente Nicolas Maduro di trovare un accordo per la stabilità dello Stato latino americano. Un’opposizione che, per Lavrov, è manovrata da Washington “per non cedere nulla, fino quando Maduro non lasci il poter in un modo o in un altro”.

La Russia, ha ribadito Lavrov, è e sarà a fianco dei venezuelani, così come la comunità internazionali di “membri responsabili”, appoggiando Maduro ed il suo Governo “nella difesa della Costituzione e nei metodi della soluzione della crisi nel rispetto proprio delle regole costituzionali”.

L’intervento del ministro degli Esteri russo è seguito alle scelte operate da Washington che ha annunciato l’imposizione di sanzioni alla PDSA attraverso la sua filiale CITGO Petroleum Corporation, presente a Houston (Texas). Le sanzioni bloccano 7.000 milioni di dollari in beni e 11.000 milioni di dollari di esportazioni di petrolio per il 2019.

Subito il capo dello Stato venezuelano ha dichiarato che gli Usa vogliono rubare la CITGO e che si rivolgerà ai tribunali per fare valere i suoi diritti.

Il presidente del Venezuela, Maduro.

La CITGO ha tre raffinerie in territorio statunitense, 48 terminal di stoccaggio e di distribuzione con circa 6 mila stazioni di servizio. Ha la capacità di raffinare 749 mila barili di greggio al giorno, collocandosi al sesto posto come azienda del settore statunitense.

A conti fatti sarebbe un colpo molto forte alle finanze dell’azienda e di conseguenza a quelle venezuelane. La CITGO ha distribuito, infatti, dividendi di circa 2,5 milioni di dollari dal 2015.

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