VICENDA “SEA WATCH 3”, MALEDETTO MONTESQUIEU: L’INSOSTENIBILE SQUILIBRIO TRA I POTERI DELLO STATO

Di Alexandre Berthier

Roma. Gli eventi che domenica scorsa hanno visto lo sbarco di 47 migranti dall’imbarcazione “Sea Watch 3” – nonostante il tassativo, legittimo divieto del ministro dell’Interno – pongono interrogativi inquietanti.

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La questione della Sea Watch 3 riapre il tema della ripartizione dei poteri

Come è mai possibile che la Procura di Agrigento possa aver disposto di domenica pomeriggio il sequestro della “Sea Watch” e ordinato alla Guardia di Finanza ed alla Guardia Costiera-Capitaneria di Porto di Lampedusa di sbarcare equipaggio e migranti clandestini senza che alle 21 della sera il ministro competente in tema di immigrazione ne sapesse nulla?

Una vicenda che ha dell’inverosimile, perfino una ipotesi di alto tradimento per violazione dei confini nazionale ed europeo, in sintesi una lesione gravissima alla sovranità ed al prestigio dello Stato: una nave privata straniera – stranamente però con un comandante e portavoce della ONG italiani – e quindi con un equipaggio palesemente fuori legge sono entrati arbitrariamente e prepotentemente nelle acque territoriali italiane, per evidente incapacità manifesta dell’Autorità di Governo e di Polizia di far rispettare i suoi confini, a differenza di tutti i Paesi europei i cui confini marittimi si trovano nel bacino del Mediterraneo.

Difficile, anzi impossibile credere che Guardia Costiera e Guardia di Finanza nel ricevere ed attuare la richiesta della Procura, in contrasto aperto con il divieto esplicito del ministro dell’Interno, non abbiano informato i rispettivi vertici e che quei vertici non abbiano informato immediatamente i rispettivi ministri; tutti, meno ovviamente il ministro competente!!!

Resta di immediata evidenza un inaccettabile conflitto di potere tra organi dello Stato che mostra colpevolmente silenti il Parlamento, il Governo e il Presidente della Repubblica.

Si odono purtroppo solo gli schiamazzi di opinionisti, giornalisti, improvvisati ed ardimentosi – quanto confusi, se non addirittura mistificatori conclamati – giuristi e pseudo costituzionalisti che affermano, spesso senza cognizione di causa alcuna, che gli atti della magistratura sono indipendenti, che gli ordini della magistratura devono essere eseguiti immediatamente, e cosí di seguito.

No, non è così. Non è vero.

Gli ordini che devono essere eseguiti subito sono solo quelli formulati dai superiori gerarchici rivolti ad organi subordinati.

Occorrerà spiegare forse al Presidente del Consiglio ed ai ministri della Difesa, dell’Economia e delle Finanze e delle Infrastrutture che i membri dei Corpi di Polizia da loro dipendenti hanno tutti lo status di agenti o ufficiali di Pubblica Sicurezza – come pure i Vigili urbani (oggi agenti di Polizia locale) e persino le guardie giurate – e come tali hanno dipendenza gerarchica anche dall’Autorità locale, provinciale e nazionale (cioé il ministro dell’Interno) di Pubblica Sicurezza!

È l’ “uovo di Colombo”!!!

Per contro, non esiste una dipendenza gerarchica delle Polizie dalle Procure della Repubblica. E questo andrebbe spiegato pure ai due vice premier, mentre i Procuratori lo sanno benissimo, anche se spesso fanno finta di niente.

Tanto hanno appurato da tempo che gli agenti della forza pubblica se devono scegliere a chi dare retta tra un procuratore ed un superiore non hanno dubbi: obbediscono subito al magistrato di cui temono il potere inquirente e le vicessitudini giudiziarie che durano anni e possono distruggere una vita professionale e familiare.

Nessun timore invece per le sanzioni disciplinari del superiore. Per quelle si chiede aiuto agli organi di rappresentanza militare o ai sindacati e comunque le sanzioni eventualmente comminate tempo due anni e vengono cancellate.

Solo i pochi agenti delle Polizie nazionali facenti parte delle Sezioni di Polizia giudiziaria presso le Procure hanno una dipendenza gerarchica dai Procuratori.

Quindi non risponde al vero che la Capitaneria di Porto e la Guardia di Finanza di Lampedusa dovevano eseguire immediatamente la richiesta domenicale (forse impropriamente qualificata ordine) del Pubblico Ministero di Agrigento, perché violando la richiesta un divieto specifico del ministro competente, avrebbero dovuto quanto meno rappresentare la situazione superiormente e attendere istruzioni.

Emerge con tutta evidenza un’azione giudiziaria che pertanto impedisce all’Autorità di Governo di attuare le sue scelte politiche.

È pure già emerso in modo macroscopico quanto incredibile sia stato l’inverosimile esercizio dell’azione penale nei confronti di un ministro dell’Interno accusato di sequestro di persona per aver impedito lo sbarco di altri migranti clandestini imbarcati proditoriamente su una unità della Guardia Costiera.

Infine si deve solo soggiungere che, contrariamente a quanto erroneamente affermato da saccenti commentatori, la nostra sventurata Costituzione, che condanna la Repubblica a non essere governata (68 governi in 73 anni), non prevede affatto la classica tripartizione dei poteri dello Stato.

Infatti i Padri Costituenti, dopo aver affidato la pienezza dei poteri al Parlamento, hanno relegato il potere esecutivo in un angolo, privandolo di un capo del Governo ma dotandolo di un indefinito Presidente del Consiglio dei ministri che è molto, molto meno di un capo del Governo!

Quanto alla magistratura, essa non è identificata come potere ma solo come funzione giurisdizionale, che però negli anni si è attribuita un ruolo di supremazia che appare assolutamente inconciliabile con la democrazia cui dovrebbe ispirarsi la nostra sventurata Repubblica.

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