Di Gerardo Severino*
NAPOLI. Chi lo avrebbe mai immaginato! Eppure, la “genialità” – ci si passi il termine, ma solo per motivi giornalistici – della delinquenza nazionale (non abbiamo voluto scrivere napoletana, in quanto il fenomeno è stato sempre di portata più ampia, geograficamente parlando) non ha avuto mai limiti, neppure se a “far da vittima” furono designati anche i militari di altri Paesi, e, addirittura, le loro navi fa guerra, come accadde a Napoli, in una caldissima estate”del 1889.

Nel giugno di quell’anno, infatti, persino una nave da guerra di Sua Maestà britannica, che si trovava all’ancoraggio nel porto della grande Capitale del Meridione d’Italia dovette fare i conti con gli abili ladri locali, ovviamente facenti parte di una delle tante “paranze” della secolare camorra.
Quella che segue è la storia di questa incredibile vicenda.
Porto di Napoli, 17 giugno 1889
La vicenda che stiamo per raccontare ebbe luogo a Napoli, in una soleggiata giornata del 17 giugno 1889, esattamente verso le 3 del pomeriggio, allorquando il Sotto Tenente Michelangelo Gullo [1], in quel frangente al Comando della Luogotenenza Napoli II della Guardia di Finanza [2], mentre con il Brigadiere Carlo Amanzio ed altre 8 guardie del contingente “Mare” si trovava in perlustrazione, a bordo della pirolancia di servizio, nell’ambito della rada di Santa Lucia, fu invitato a bordo del Regio Ariete-Torpediniera inglese “Polyphemus”[3] da parte di quel Comandante, il Luogotenente Colonnello James de Courcy Hamilton [4].

Con non poco imbarazzo – e ne comprendiamo benissimo le ragioni – l’ufficiale di Marina confidò al collega italiano quanto era accaduto, probabilmente la notte prima, a bordo della sua nave, ove erano state rubate ben 74 viti a pressione, ciascuna del valore commerciale di 12,50 lire, le quali servivano a chiudere le “carbonaie”.
Il Luogotenente Colonnello Hamilton pregò, quindi, il Sotto Tenente Gullo di fare tutto ciò che era nelle sue possibilità per trovarle, tenendo presente che senza di esse, la nave militare non avrebbe potuto salpare dalla rada.

Grazie alla perfetta intesa scaturita tra i due ufficiali, il Sotto Tenente Gullo apprese che due delle viti suddette erano state trovate, avvolte nella camicia di uno degli operai che scaricavano il carbone e che perciò i suoi dubbi cadevano proprio sul resto del personale che stava effettuando l’operazione, attività ancora in corso e che dava la possibilità a quegli “estranei” di accedere proprio alla sala macchine.
E fu così che l’ufficiale delle Fiamme Gialle, unitamente, alle sue brave guardie di mare si recò immediatamente a bordo della chiatta che trovavasi a fianco della nave inglese, intenta a scaricare il resto del carbone.
Grazie all’aiuto di alcuni marinai inglesi, i Finanzieri procedettero alla relativa perquisizione, nel corso della quale furono rinvenite, nascoste per bene nella stiva, tra le montagnole di carbone, altre sei delle citate viti.
Ciò innescò le successive indagini, dalle quali si ebbe modo di appurare che gli stessi operai, avendo precedentemente scaricato il carbone dalla chiatta n. 9, già rimorchiata nel porto vecchio napoletano, potessero aver colà nascosto il resto delle viti.
Il Sotto Tenente Gullo e i Finanzieri della II Luogotenenza Napoli II ebbero fortuna, tant’è vero che di lì a qualche ora si giunse a rinvenire tutta la refurtiva.
Furono, di conseguenza, fermati e, quindi, tradotti presso il competente Regio Ufficio di Pubblica Sicurezza ben 28 operai che “lavoravano” al trasbordo del carbone in quel settore.
Di loro furono ritenuti responsabili del furto e, di conseguenza, arrestati: Lisbona Francesco di Giovanni, di anni 16, nato e domiciliato in Napoli, senza fissa dimora; Cavasti Andrea di Luigi, di anni 14, da Napoli, Ievoli Roberto di Luigi, di anni 18, da Napoli, domiciliato Vico S. Nicola di Caserta sotto l’arco e De Sforches Enrico di Vincenzo, di anni 16, da Napoli, domiciliato Vico Stretto Orefice, n. 13.
Restituite al Luogotenente Col. Hamilton, le viti tornarono al proprio posto, consentendo così alla Torpediniera inglese di riprendere la propria rotta sino all’isola di Malta, ove l’unità da guerra era di stana.
Nonostante i buoni uffici da parte del Comandante del Circolo Guardie di Finanza di Napoli, Ispettore Sebastiano La Ferla, i protagonisti di questa vicenda non ricevettero alcun encomio ministeriale, ma solo una bella citazione sulla rivista del Corpo [5].
Non abbiamo affatto idea se il Console inglese a Napoli, Edoardo Hartwell, abbia proposto l’ufficiale e i Finanieri per una onorificenza militare britannica.
È, del resto, comprensibile come una questione così delicata avrebbe “messo in difficoltà” non solo il buon nome della Royal Navy, ma anche la stessa città di Napoli, alla cui stampa locale del resto non fu girata alcuna velina riguardo all’abile furto a bordo di una nave militare.
Bisognerà attendere il 1916, allorquando, in un articolo dedicato alla morte del Colonnello in congedo Michelangelo Gullo, avvenuta in quel di Napoli, il periodico “Il Finanziere” ripropose la vicenda accaduta nel 1889, con il seguente trafiletto: “A Napoli venivano rubate ad una nave da guerra Inglese, 12 importantissime viti, senza le quali la nave stessa, perché ne chiudevano la murata, non avrebbe potuto continuare la rotta. Il comandante, con lo sconforto nell’animo, si raccomandava al Gullo, che con la pirolancia di servizio perlustrava la rada di S. Lucia, pel ricupero delle viti, ed egli metteva in opera atti tali da conseguirne il sequestro, arrestando quattro pregiudicati autori del furto. Il comandante e gli ufficiali di bordo accerchiarono festosamente il Gullo e lo acclamavano pel brillante risultato. Il Gullo, per quest’atto, veniva encomiato dal Ministero” [6].
NOTE
[1] Nato a Spezzano Albanese (Cosenza) il 25 luglio del 1852 si era arruolato nel Corpo nel 1870, percorrendovi una lunga carriera. Congedato nel 1910, si spense a Napoli il 6 marzo del 1916.
[2] Cfr. Ministero delle Finanze e del Tesoro, Annuario dei Ministeri delle Finanze e del Tesoro del Regno d’Italia – Anno 1889, Roma, Tipografia E. Sininiberghi, 1889, pag. 316.
[3] La “HMS Polyphemus” , armata presso l’Arsenale di Chatham, fu l’unica unità del suo genere ad essere costruita dalla Royal Navy, rimanendo in servizio dal 1881 al 1903.
Dal 1882 prestò sempre servizio nel Mediterraneo sino al 1890-91, Normalmente stazionata a Gibilterra. Nel 1903 l’unità venne venduta alla demolizione, effettuata nello stesso anno.
[4] Il Contrammiraglio James de Courcy Hamilton (1° febbraio 1860 – 24 febbraio 1936) è stato un ufficiale della Royal Navy Britannica e un ufficiale dei Vigili del Fuoco. Fu il comandante dei Vigili del Fuoco di Londra dal 1903 al 1909.
[5] Cfr. Corrispondenza dal titolo “Azioni Distinte”, in Il Monitore delle Guardie di Finanza, n. 1, 11 luglio 1889, pag. 2.
[6] Cfr. Corrispondenza al titolo “Michelangelo Gullo”, in Il Finanziere. Giornale della Regia Guardia di Finanza, n. 11 del 12 maro 1916, pag. 2.
*Colonnello (Aus) della Guardia di Finanza – Storico Militare. Membro del Comitato di Redazione di Report Difesa
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