Di Francesca Cannataro
ROMA. Favorire l’interazione tra Esercito e mondo civile nei settori Unmanned Aerial System (UAS) e Counter Unmanned Aerial System (C-UAS) per aumentare la consapevolezza dell’importanza di tali settori. È questo il fine del Workshop “I droni nei moderni scenari operativi. Sviluppo della capacità e contrasto della minaccia”, tenutosi oggi a Roma alla presenza del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Generale di Corpo d’Armata Carmine Masiello.

Dopo l’apertura dei lavori da parte del Comandante delle Forze di Supporto al Combattimento, Generale di Corpo d’Armata Giovanni Gagliano, che ha posto l’accento sull’importanza di una maggiore integrazione tra il mondo civile e quello militare, poiché, come da egli sottolineato, “nessuno sguardo, da solo, è oggi sufficiente”, sull’argomento in oggetto si sono susseguiti tre interessanti panel.

Proficui e di grande rilievo i dialoghi, moderati dalla giornalista Rai Barbara Carfagna, in cui, da un lato, Cecilia Sala de “Il Foglio” e il vicedirettore di “La Repubblica” Gianluca Di Feo hanno raccontato le proprie esperienze sul campo e, dall’altro, i rappresentanti del mondo dell’industria (in particolare di Leonardo ed MBDA) hanno avuto modo di ricordare come il conflitto ucraino abbia sensibilmente accorciato i tempi della produzione per creare funzioni prontamente fruibili sul terreno mantenendo, al contempo, un elevato livello di qualità.
Funzioni, mezzi e materiali che, come sottolineato dal Generale di Corpo d’Armata Lorenzo D’Addario, Comandante delle Forze Operative Terrestri, “devono essere messi nelle mani delle unità sul terreno, perché sono i soldati che con la loro capacità di sentire, comprendere e concettualizzare, devono essere messi in grado di guardare le opportunità e agire di iniziativa”.
A chiudere i lavori il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Generale Carmine Masiello che ha spiegato come sia in atto una vera e propria rivoluzione.

“La rivoluzione tecnologica in atto – ha detto Masiello – comporta necessariamente una rivoluzione culturale. Il nostro Paese deve comprendere – ha continuato – che l’Esercito è un’Istituzione fatta oggi da professionisti e che la difesa della Patria non è solo dovere sacro dei militari ma di ogni singolo cittadino. Il soldato dei prossimi dieci anni dovrà essere psicologicamente forte. Dobbiamo essere in grado di immaginare cosa succederà, ed essere più rapidi. Formeremo piloti perché se succede qualcosa, avremo i piloti e poi, in caso di necessitá, le aziende ci supporteranno con i droni. È necessario – ha quindi concluso – fare sistema, mettersi in sinergia e far si che il Paese sia pronto a strutturarsi per l’era dell’intelligenza artificiale”.
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