Taiwan: la battaglia invisibile per la mente della Nazione. Accademia, politica e la lunga ombra di Pechino

Di Giuseppe Gagliano*

TAIPEI. A Taiwan la guerra per il futuro non si combatte soltanto con i missili o con i droni, ma anche con i bilanci universitari, le collaborazioni accademiche e le parole.

L’isola, che rappresenta oggi il più avanzato laboratorio democratico dell’Asia, vive una divisione profonda tra il Partito Democratico Progressista (DPP) del Presidente Lai Ching-te e il Kuomintang (KMT), la forza conservatrice che controlla di misura il Parlamento.

Ma la frattura non è solo politica: è culturale e identitaria, e riguarda il controllo della conoscenza e della narrazione nazionale.

Continua ancora la crisi tar Pechino e Taipei

Il sapere come campo di battaglia

Da mesi si moltiplicano le accuse contro il KMT, accusato di voler indebolire l’autonomia della ricerca taiwanese, e in particolare dell’Academia Sinica, il centro scientifico più prestigioso dell’isola.

Secondo ambienti vicini al DPP, la strategia del Kuomintang consisterebbe nel subordinare l’istituzione a logiche di “normalizzazione” con la Cina, tagliando fondi a progetti considerati troppo indipendenti e favorendo programmi di cooperazione con Università e istituti cinesi.

Il KMT nega, sostenendo che la sua intenzione è semplicemente quella di promuovere lo “scambio accademico” e di ridurre la politicizzazione della ricerca. Ma dietro le parole si nasconde una battaglia per l’anima culturale di Taiwan.

Il nodo dell’Academia Sinica

Nel dicembre 2024, il deputato KMT Yeh Yuan-chih aveva accusato l’Academia Sinica di “ostacolare” i legami con la Cina e di favorire la “desinicizzazione” dei curricula. Una linea che rispecchia l’idea, cara al KMT, di Taiwan come parte integrante della civiltà cinese.

Il presidente dell’Academia, James C. Liao, ha respinto ogni accusa, ricordando che le scelte sui finanziamenti spettano ai ricercatori e che gli scambi scientifici con la Cina esistono già, ma nel rispetto delle leggi taiwanesi.

Tuttavia, la tensione resta alta: la maggioranza parlamentare del KMT potrebbe infatti usare il controllo del bilancio come leva per influenzare la direzione della ricerca.

Scienza o diplomazia mascherata

Le accuse non riguardano solo i tagli o i fondi, ma anche gli scambi accademici organizzati dal KMT.

Negli ultimi anni il Partito ha promosso forum e visite tra studenti taiwanesi e istituzioni cinesi, molti dei quali collegati all’apparato del Fronte Unito, lo strumento del Partito Comunista Cinese per l’influenza culturale e politica.

Una riunione del Partito Comunista Cinese

Rapporti del Global Taiwan Institute e di riviste specializzate parlano apertamente di un uso politico di questi programmi: Pechino li sfrutterebbe per cooptare giovani accademici taiwanesi e diffondere narrative favorevoli alla “riunificazione pacifica”.

La guerra cognitiva di Pechino

La Cina non nasconde la sua strategia di penetrazione culturale.

Operazioni di cyber intelligence, come quelle attribuite al gruppo Flax Typhoon, hanno colpito negli ultimi anni università e istituti di ricerca taiwanesi per sottrarre dati sensibili e proprietà intellettuale.

Allo stesso tempo, Pechino finanzia conferenze, borse di studio e scambi accademici, offrendo risorse economiche che spesso superano le capacità del governo di Taipei. È una guerra silenziosa: meno appariscente di quella dei missili, ma altrettanto efficace nel plasmare la percezione e la lealtà delle élite scientifiche.

Il KMT e la retorica della “pace necessaria”

Il Kuomintang respinge le accuse di connivenza, definendole propaganda elettorale del DPP. I dirigenti del partito insistono sul fatto che gli scambi con la Cina siano indispensabili per evitare l’isolamento scientifico e mantenere la pace nello Stretto.

Ma questa retorica della “pace necessaria” nasconde un’ambiguità: ciò che per il KMT è cooperazione, per molti a Taipei è penetrazione strategica. Le relazioni accademiche con università controllate dal Partito Comunista Cinese non sono mai neutrali, e il rischio è che la ricerca taiwanese diventi terreno di influenza politica.

La dimensione economica e industriale

Dietro la contesa culturale si muove anche un calcolo economico.

L’industria dei semiconduttori, cuore pulsante dell’economia taiwanese, è oggetto di continui tentativi di spionaggio. Le università e i centri di ricerca collegati ai grandi laboratori tecnologici – come il National Taiwan University e la stessa Academia Sinica – custodiscono know-how di valore strategico. L’indebolimento della loro autonomia non è solo una questione di libertà scientifica, ma di sicurezza nazionale.

Il Presidente cinese Xi Jinping e quello russo, Vladimir Putin

L’ombra lunga di Pechino

Gli analisti del Global Taiwan Institute e di Think Tank americani sottolineano che Pechino non mira tanto a conquistare Taiwan con la forza quanto a inglobarla progressivamente nella propria orbita intellettuale e tecnologica.

È la strategia del “soft unification”: non un’invasione, ma una convergenza forzata. In questo contesto, la ricerca scientifica diventa lo strumento con cui si misura la sovranità. E l’Academia Sinica, simbolo dell’identità scientifica e culturale dell’isola, è il terreno ideale su cui Pechino e il KMT si confrontano per ridisegnare il futuro di Taiwan.

Conclusione

Nel gioco delle potenze, anche le biblioteche diventano trincee.

La difesa della ricerca libera non è solo una questione accademica, ma la frontiera di una battaglia geopolitica.

In un’epoca in cui la Cina punta a conquistare il mondo non solo con le armi ma con le idee, Taiwan è costretta a difendere non solo il suo territorio, ma la sua mente collettiva.

*Presidente Centro studi strategici (Cestudec)
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Torna in alto