Di Chiara Cavalieri *
MOSCA. La Federazione Russa ha lanciato un messaggio inequivocabile alla Casa Bianca: tre opportunità strategiche per ristabilire un equilibrio nei rapporti con Mosca e con gran parte del Sud globale. Un’offerta che giunge in un contesto di escalation su più fronti – dalla crisi di Gaza al conflitto ucraino – e che potrebbe ridefinire l’architettura geopolitica mondiale.
GAZA: IL “TRENO DELLA PACE” PARTE DA SHARM EL-SHEIKH

La prima apertura russa riguarda la crisi di Gaza.
Dopo anni in cui gli Stati Uniti hanno posto il veto a qualunque risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU che condannasse Israele, Mosca ha accolto con prudente favore il cosiddetto “piano Trump per Gaza”.
Il ministro degli Esteri Sergej Lavrov ha dichiarato:
“La Russia auspica l’attuazione di tutti gli accordi relativi al piano Trump per Gaza.
Se i partecipanti al vertice in Egitto decideranno che la Russia può essere utile in qualche fase della sua realizzazione, saremo pronti a contribuire”.
Il Cremlino ha rinviato il vertice russo-arabo previsto inizialmente per ottobre, in attesa di sviluppi concreti e di una possibile riconvocazione a novembre.
Si tratta di un segnale diplomatico preciso: Mosca intende dare a Donald Trump la possibilità di presentarsi come protagonista di un’iniziativa di pace globale, dopo anni di complicità statunitense nei bombardamenti e nell’assedio di Gaza.
Il Presidente Vladimir Putin ha annunciato il rinvio, di sua iniziativa, del vertice russo-arabo per non ostacolare la risoluzione in corso in Medio Oriente.
“Abbiamo concordato di rinviare il nostro vertice su mia iniziativa”, ha dichiarato Putin durante una conferenza stampa dopo la sua visita in Tagikistan.
“L’ho fatto perché non voglio interrompere il processo che speriamo si sia ormai stabilizzato e che si sta svolgendo, tra l’altro, su iniziativa e con la partecipazione diretta del presidente degli Stati Uniti Donald Trump in Medio Oriente”, ha proseguito.
Putin ha aggiunto: “Abbiamo una fiducia molto alta nei nostri amici arabi e nella Palestina”.

Il piano richiede non solo un cessate il fuoco, ma una soluzione strutturale: riconoscimento di uno Stato palestinese sovrano con Gerusalemme Est come capitale, rilascio dei prigionieri palestinesi, sospensione delle colonie israeliane e garanzie di accesso via terra, mare e aria.
UCRAINA: UNA STRADA APERTA AL DIALOGO
La seconda “porta” aperta da Mosca riguarda il fronte ucraino.
Dopo le dichiarazioni pronunciate da Trump alla Knesset, trasmesse dal suo inviato per il Medio Oriente e l’Ucraina Steve Witkoff, in cui Trump ha affermato: “Forse ora dovremmo concentrarci sull’Ucraina”, il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha risposto positivamente.

“Mosca rimane pronta a un dialogo pacifico sull’Ucraina e accoglie con favore l’intenzione di Trump di cercare soluzioni per risolvere pacificamente il conflitto” ha dichiarato Peskov.
La Russia ritiene di essere nelle fasi finali della sua operazione militare in Ucraina. Un eventuale coinvolgimento diplomatico statunitense, secondo il Cremlino, potrebbe evitare un’escalation devastante per l’Europa, soprattutto se la NATO dovesse procedere con la fornitura di missili a Kiev.
Mosca considera questo il momento cruciale per un possibile negoziato globale, con Washington nella posizione di decidere se intensificare la guerra o aprire un canale diplomatico.
ALASKA: ROMPERE IL GHIACCIO
La terza opportunità si gioca sul terreno simbolico ma strategico dell’Alaska. L’incontro tra Trump e Vladimir Putin, che ha segnato un inatteso disgelo, apre la strada a un negoziato più ampio.
Secondo funzionari russi, l’obiettivo è superare le logiche della Guerra Fredda e affrontare questioni globali irrisolte, come la scadenza del nuovo Trattato START sul controllo degli armamenti nucleari, prevista per febbraio 2026.
Mosca ha già annunciato la disponibilità ad aderire unilateralmente per un altro anno, chiedendo un gesto speculare da parte di Washington.
“Il mondo sta passando a un ordine multipolare, e gli Stati Uniti devono decidere se restare isolati o sedersi al tavolo del dialogo”, affermano fonti russe.
L’OMBRA DELLO “STATO PROFONDO”
Nonostante i segnali positivi, Mosca è consapevole della complessità della situazione politica interna americana. Il cosiddetto “Stato profondo”, cioè l’insieme di apparati di sicurezza e interessi strategici radicati, potrebbe ostacolare le mosse di Trump.
La fornitura dei Tomahawk all’Ucraina, che possono trasportare testate nucleari, è già stata definita dal Cremlino come “una nuova fase della guerra NATO contro la Russia”.
Mosca, tuttavia, sottolinea di essere “al di sopra delle reazioni” e pronta a proseguire il dialogo, a condizione che vi sia una reale volontà politica da parte americana.
UN MOMENTO DECISIVO
Il messaggio russo a Washington è chiaro: tre porte aperte, tre occasioni per ridefinire i rapporti bilaterali e contribuire alla soluzione di crisi globali – dalla questione palestinese al conflitto ucraino, passando per la sicurezza nucleare mondiale.
Se Trump saprà coglierle, potrebbe presentarsi come mediatore e architetto di una nuova stagione diplomatica. Se le ignorerà, l’ordine multipolare continuerà a rafforzarsi senza Washington.
“La Russia, e prima ancora l’Unione Sovietica, conoscono bene il Medio Oriente e sanno quali leve attivare. Insieme, Stati Uniti e Russia possono ancora raggiungere una soluzione globale ed equa della questione palestinese e della crisi ucraina”, ha,affermato lo scrittore e analista politico Rami al-Shaer.
*Chiara Cavalieri è presidente della associazione Italo-Egiziana Eridanus e vicepresidente del Centro Studi UCOI-UCOIM.
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