Di Alessandro Margottini
CATANZARO. Sono 15 le misure cautelari personali eseguite dai finanzieri del Comando Provinciale di Catanzaro nei confronti di altrettante persone, a vario titolo accusate dei reati di corruzione, concussione, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, turbata libertà degli incanti, truffa aggravata ai danni dello Stato, falso ideologico, abusiva introduzione in sistema informatico ed emissione di fatture per operazioni inesistenti.
L’operazione delle fiamme gialle catanzaresi, coordinata dalla Procura della Repubblica del capoluogo calabro, si è sviluppata nel settore della sanità pubblica e vede al momento sottoposti agli arresti domiciliari due imprenditori e un dirigente medico-docente universitario in servizio presso l’Azienda Ospedaliero Universitaria (AOU) “Renato Dulbecco” di Catanzaro, mentre tredici pubblici ufficiali dipendenti dalla stessa AOU cittadina, dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Crotone, dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Cosenza, del Grande Ospedale Metropolitano “Bianchi Melacrino Morelli” di Reggio Calabria e dell’Università degli Studi “Magna Graecia” di Catanzaro (ai quali si aggiunge anche il consigliere di un Comune sito nella provincia di Catanzaro) sono sottoposti alla misura interdittiva della sospensione dai pubblici uffici.

L’indagine della Guardia di Finanza, più nello specifico, si è inizialmente suddivisa in due filoni rivolti alla tutela della spesa pubblica con particolare riguardo al settore sanitario. Indagine che ha avuto proprio lo scopo di ricercare l’eventuale presenza di insidiosi casi d’illecita gestione delle risorse finanziarie, con conseguente frode ai danni dello Stato.
Dai primi accertamenti eseguiti erano già cominciati ad affiorare dubbi sulla regolarità nove appalti pubblici (valore complessivo superiore ai 33 milioni di euro) banditi dalla Stazione Unica Appaltante della Regione Calabria, dall’Università “Magna Graecia” di Catanzaro, dall’Azienda Ospedaliera “Pugliese-Ciaccio”, nonché dall’Azienda Ospedaliero Universitaria “Mater Domini” (ora confluite nell’AOU “Renato Dulbecco”).
Per gli stessi investigatori della GDF come per l’Autorità Giudiziaria inquirente era infatti fondato il sospetto di illeciti legami esistenti tra alcuni pubblici ufficiali, che avevano un ruolo di responsabilità nella gestione delle citate gare d’appalto. ed i rappresentanti delle società fornitrici di materiali o servizi sanitari.
In altre parole poco chiari “accordi” che ricorrevano anche alla turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, con bandi e capitolati redatti in modo da orientare l’aggiudicazione a soggetti predeterminati, ciò in aperta violazione delle regole delle regole di concorrenza oltre che a chiaro discapito dell’economicità e della trasparenza dell’azione amministrativa.

Diverse sono poi le condotte corruttive ipotizzate e sostanziatesi nella promessa e nell’erogazione di utilità in favore dei pubblici ufficiali coinvolti, i quali venivano in tal modo “remunerati” per le “agevolazioni” rese in favore degli operatori economici in gara.
Nell’ambito della medesima indagine gli inquirenti ipotizzano altresì la presenza del reato di falso in relazione allo svolgimento di concorsi indetti da alcuni dei citati Enti pubblici per l’assunzione di personale, nonché del reato di truffa che sarebbe stata realizzata nella ripartizione del fondo-incentivi a beneficio di dipendenti dell’ex Azienda Ospedaliera “Pugliese-Ciaccio”.
Stessa ipotesi accusatoria ha poi riguardato un dirigente medico dell’ex AOU “Mater Domini” e dell’Università “Magna Graecia”, al quale sarebbero stati corrisposti indennità economiche di esclusività sebbene lavorasse (in maniera occulta ovviamente) presso due cliniche private accreditate con il Servizio Sanitario Nazionale.
Uno stratagemma perfezionato ricorrendo a due società-fantasma che avrebbero sistematicamente emesso fatture per operazioni inesistenti, con conseguente corresponsione di somme di denaro (in contanti) al pubblico ufficiale.
Conseguentemente alle truffe sopra descritte, il Pubblico Ministero titolare del procedimento ha dunque disposto nei confronti dei due medici il sequestro d’urgenza di beni per un valore complessivo di circa 530.000 euro.
Rimane comunque opportuno precisare come lo stesso procedimento si trovi ancora nella fase delle indagini preliminari, pertanto, nel pieno rispetto della presunzione d’innocenza costituzionalmente garantito, nessuna responsabilità d’ordine penale può essere ascritta agli indagati sino ad eventuale pronunciamento d’una sentenza irrevocabile di condanna.
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