Guardia di Finanza e Polizia di Stato: rintracciati e sequestrati beni per cinque milioni di euro, riconducibili a un imprenditore condannato per associazione mafiosa

Di Alessandro Margottini               

REGGIO CALABRIA. Ha un valore complessivo stimato in circa 5 milioni di euro il sequestro preventivo che i finanzieri del Comando Provinciale e gli agenti della Questura di Reggio Calabria (con il supporto del Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata – SCICO e dei Comandi Provinciali GDF di Ancona e Pesaro-Urbino) hanno effettuato nei confronti nei confronti di un soggetto originario della provincia reggina.

Militari della GDF e gli agenti della PS in una fase del sequestro

Si tratta di un soggetto con interessi imprenditoriali nel settore dell’edilizia, la cui figura criminale era già emersa nel corso dell’operazione “EYPHEMOS” – condotta nel febbraio del 2021 dalla Squadra Mobile della Questura di Reggio Calabria – a seguito della quale vennero svelati gli affari illeciti di un clan di ‘ndrangheta basato a Sant’Eufemia d’Aspromonte (Reggio Calabria).

Un clan dotato di una certa “autonomia” rispetto alla potente cosca di riferimento della zona (nello specifico quella degli Alvaro), al cui interno lo stesso imprenditore avrebbe peraltro rivestito un ruolo di vertice.

L’indagine che ha portato all’odierno sequestro, eccellentemente coordinata dagli inquirenti della Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, si è infatti snodata sul profilo economico-finanziario dell’imprenditore, con il fine di ricercare ed aggredire patrimoni illeciti a lui riconducibili oltre che alle cosche, in un’efficace attività investigativa congiunta tra Polizia di Stato e Guardia di Finanza.

Le indagini congiunte GDF e PS a Reggio Calabria

Come accennato sopra l’imprenditore medesimo sarebbe risultato il principale promotore e organizzatore di una molto attiva fazione all’interno del predetto contesto locale ‘ndranghetista, nel quale pianificava altresì le attività economiche per mezzo delle quali riciclare il denaro proveniente da attività criminali, oltre alle azioni volte ad eludere l’applicazione di misure patrimoniali nei suoi confronti ricorrendo all’intestazione fittizia dei beni nelle sue effettive disponibilità.

Per le condotte in parola (fatte salve successive valutazioni in merito all’effettivo e definitivo accertamento della responsabilità) il soggetto è stato condannato – in secondo grado – alla pena di 19 anni di reclusione per associazione di stampo mafioso ed altri reati, il che configura a sufficienza il suo profilo criminale ed il suo livello di pericolosità sociale.

Nell’odierno provvedimento di sequestro, finalizzato alla successiva confisca, più nel dettaglio sono finiti una ditta individuale e due società operanti nel settore edile, dieci immobili ubicati nelle province di Reggio Calabria, Ancona e Pesaro Urbino, oltre a rapporti bancari, finanziari, assicurativi e relative disponibilità per un valore che, come sopra anticipato, si attesta in circa 5.000.000 di euro.

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