Di Giuseppe Gagliano*
CARACAS. Il Presidente venezuelano Nicolás Maduro ha dichiarato pubblicamente che il suo Paese dispone di “migliaia di missili antiaerei” Igla-S, distribuiti in punti strategici su tutto il territorio nazionale.

L’annuncio arriva in un momento di massima tensione con il Governo americano dopo che il Presidente Donald Trump ha ventilato la possibilità di un’azione militare contro Caracas.
Maduro ha definito gli Igla-S “la spina dorsale della difesa aerea venezuelana”, sottolineando che “ogni soldato è addestrato a usarli” e che il Paese è pronto a “difendere la propria sovranità da qualsiasi aggressione straniera”.
Capacità militari e deterrenza asimmetrica
Gli Igla-S sono sistemi missilistici portatili a corto raggio, progettati per neutralizzare droni, missili da crociera, elicotteri e aerei leggeri. Con un raggio operativo di 6 km e la capacità di colpire bersagli fino a 3.500 metri di altitudine, rappresentano un’arma di deterrenza efficace per un Paese privo di un’aviazione avanzata.

Secondo Rosoboronexport, Mosca li ha forniti a Caracas nell’ambito della cooperazione militare attiva dal 2010.
L’IISS conferma la presenza di questi sistemi nell’arsenale venezuelano da oltre un decennio, ma la dichiarazione di Maduro mira a lanciare un segnale diretto: il Paese può infliggere costi operativi elevati a eventuali forze d’invasione.
Pressione americana e operazioni offensive
Parallelamente, Washington ha intensificato la pressione.
Trump ha dichiarato di “valutare seriamente” un’azione militare per contrastare il traffico di droga e “smantellare i legami tra regime e cartelli”.

Secondo indiscrezioni, la Central Intelligence Agency (CIA) avrebbe già ricevuto l’autorizzazione per operazioni segrete in Venezuela, mentre la Casa Bianca studia un’espansione della campagna militare – finora limitata alle acque dei Caraibi – -anche sulla terraferma.
Al momento, gli USA hanno dispiegato 4.500 Marines nella regione e stanno conducendo operazioni letali contro imbarcazioni sospettate di narcotraffico, suscitando critiche bipartisan sul piano legale e politico.
Strategia USA: minaccia credibile, pressione multilivello
L’obiettivo americano non sembra essere un intervento immediato, bensì costruire una minaccia credibile combinando strumenti militari, economici e diplomatici per costringere Maduro a negoziare o lasciare il potere.
Gli attacchi nel Pacifico orientale e nei Caraibi, eseguiti sotto il comando diretto di Trump, si inseriscono in una dottrina che equipara i cartelli della droga a entità terroristiche, consentendo l’uso della forza letale senza mandato giudiziario.
Il segretario alla Guerra, Pete Hegseth ha paragonato i cartelli ad Al-Qaida, promettendo “nessun rifugio e nessun perdono”.

Maduro tra mobilitazione interna e diplomazia di resistenza
Di fronte alla crescente pressione, Maduro ha denunciato “una cospirazione imperialista contro la pace e la stabilità del Venezuela” e ha annunciato la mobilitazione di oltre 8 milioni di miliziani civili.
Tuttavia, analisti e osservatori mettono in dubbio la reale capacità operativa di queste forze.
Più che forza militare effettiva, si tratta di un messaggio politico: dimostrare coesione interna e dissuadere un intervento esterno, puntando sull’immagine di una nazione armata e pronta a resistere.
Valutazione strategica e geopolitica
La crisi riflette uno scontro tra deterrenza asimmetrica e pressione convenzionale. Gli USA puntano su superiorità tecnologica e pressione multilaterale, ma l’arsenale Igla-S aumenta i rischi per eventuali operazioni aeree ravvicinate, complicando la pianificazione di un intervento diretto.
Sul piano geopolitico, Caracas rafforza la sua posizione all’interno dell’asse con la Federazione russa e la Cina,, cercando di trasformare la minaccia americana in leva diplomatica per consolidare il proprio fronte interno e ottenere sostegno internazionale.
Dimensione geoeconomica e rischi di escalation
Un conflitto aperto avrebbe effetti destabilizzanti sulle rotte energetiche, sul commercio regionale e sulla sicurezza marittima dei Caraibi.
La presenza di missili portatili e di reti paramilitari civili può moltiplicare i rischi di escalation non controllata.
Per Washington, un intervento militare comporterebbe non solo costi militari ma anche politici e diplomatici elevati, in un contesto internazionale segnato da molteplici crisi.
*Presidente Centro Studi Cestudec
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