Guardia di Finanza: Varese, trafugavano dall’ospedale di Saronno componenti per ventilatori polmonari. Arrestata una dirigente sanitaria ed un imprenditore

Di Michele Toschi

Varese. È una davvero brutta storia di peculato, che non ha tenuto in considerazione neppure i momenti più difficili dell’emergenza sanitaria da COVID-19, quella che ha portato in carcere una dirigente sanitaria dell’ospedale di Saronno (VA) ed il titolare di un’azienda specializzata in forniture mediche, arrestati dai finanzieri e dai carabinieri di Varese al termine d’una serrata indagine protrattasi per diversi mesi.

A dare avvio all’inchiesta era stata una segnalazione partita dai competenti uffici dell’Azienda Socio Sanitaria Territoriale (ASST) Valle Olona, i quali, già a novembre scorso, avevano riscontrato alcune anomalie sugli ordinativi partiti dalla farmacia del nosocomio saronnese.

Proprio sulla base di tale segnalazione, la Procura della Repubblica di Varese ha così incaricato i militari delle fiamme gialle e quelli dell’Arma dei Carabinieri, i quali hanno lavorato in maniera sinergica effettuando servizi di appostamento e pedinamento, nonché di riscontro documentale, finendo così per smascherare l’illecito quanto lucroso accordo intercorrente tra la dirigente sanitaria (una 59enne di Saronno) e l’imprenditore (un 49enne di Barlassina, Monza Brianza).

Secondo quando accertato nel corso delle indagini, lo schema adottato prevedeva che la dottoressa acquistasse consistenti quantitativi di presidi medici per conto dell’ospedale nel quale lavorava (chiaramente addebitando i costi alla ASST) ma gli stessi presidi ordinati in eccedenza, invece di essere destinati ai reparti ospedalieri, finivano nelle mani dell’imprenditore che li rivendeva ad altri clienti.

La dirigente infedele, infatti, profittando spudoratamente del margine di discrezionalità che gli derivava dal ruolo di responsabile della farmacia dell’ospedale, e che gli permetteva altresì di disporre dei fondi destinati al reparto di sua competenza, riceveva le suddette forniture che poi “travasava” in scatoloni anonimi prima di consegnarli direttamente all’imprenditore con il quale era in combutta.

Guardia di Finanza al lavoro in ufficio

L’uomo, una volta ricevuta la merce trafugata dalla farmacia ospedaliera, la rivendeva poi alla propria clientela emettendo regolare fattura, ed il ciclo si concludeva così con la re-immissione nel circuito legale dei presidi medici in precedenza sottratti.

Sempre secondo quando dimostrato dagli investigatori, tale attività di peculato non ha conosciuto battute d’arresto neppure durante le settimane più tragiche dell’epidemia, e le proporzioni dell’inaccettabile peculato commesso dai responsabili sono rese ancor più gravi dal fatto che i due arrestati “commerciavano” in lame e batterie per laringoscopio, ovvero di componenti necessari per il funzionamento dei macchinari di ventilazione impiegati in terapia intensiva e che – in alcune occasioni – non sono stati deliberatamente consegnati ai reparti ospedalieri che ne avevano urgentissima necessità, per essere invece spudoratamente restituite al titolare dell’azienda fornitrice che così incassava due volte spartendo i profitti con la sua complice (circostanza questa che per l’imprenditore ha comportato anche una denuncia per autoriciclaggio).

È stata quindi la gravità di tali fatti, nonché le circostanze ed i tempi con il quale sono stati reiterati, che ha indotto l’Autorità Giudiziaria a disporre per i due responsabili la custodia cautelare in carcere.

 

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