Di Marco Lainati
Milano. Li stavano cercando da qualche tempo, ma alla fine i finanzieri del Comando Provinciale di Milano e gli agenti del Compartimento di Polizia Postale e delle Comunicazioni della Lombardia li hanno identificati ed arrestati su ordine emesso dal GIP del Tribunale meneghino.

Finisce dunque a San Vittore la carriera di due abili truffatori che avevano raggirato ignari cittadini attirandoli in finte aste giudiziarie, e dai quali si facevano consegnare sostanziose caparre salvo poi sparire di lì a poco.
L’operazione condotta congiuntamente dal personale della GDF e della PS, eccellentemente coordinata dalla Procura della Repubblica di Milano, ha visto altresì l’esecuzione di mirate perquisizioni a Udine e Campobasso nonché un sequestro preventivo di beni per 100 mila euro compiuto nei confronti di uno degli arrestati.
Le citate misure cautelari, che giungono al termine di non semplici indagini, hanno consentito agli investigatori di porre fine ad una serie di truffe che i responsabili avevano realizzato mediante aste immobiliari e mobiliari (in realtà del tutto inventate), nelle quali venivano proposti appartamenti e automobili che potevano essere acquistati a prezzi vantaggiosissimi.
Per rendere credibili tali allettanti proposte, i due avevano creato domini web e indirizzi e-mail in cui venivano richiamati inesistenti studi legali, impiegando allo scopo abbondante documentazione contraffatta in cui venivano riportati i nominativi di magistrati effettivamente in servizio.
Il tutto veniva poi integrato da utenze telefoniche attivate allo scopo e falsamente intestate, nonché con l’apertura di conti correnti a nome di persone ignare presso banche on-line nazionali ed estere.

Gli stessi rapporti bancari venivano quindi utilizzati dai responsabili per ricevere i bonifici effettuati dalle loro vittime, convinte di versare denaro a titolo di classica caparra per l’acquisto dei suddetti beni.
A questo punto, però, i soldi venivano fatti dirottare verso conti correnti accesi in un istituto di credito tedesco ed intestati ad un noto excharger in criptovalute statunitense il che, nel già ampio quadro illecito sin qui descritto, andava ad assommare il reato di autoriciclaggio.
La tempestiva attività condotta dagli inquirenti ha però permesso di smantellare l’impianto truffaldino sin qui realizzato, impedendo che questo fosse portato a conseguenze ulteriori nonché di recuperare il maltolto, ciò anche grazie alla sempre più frequente collaborazione tra le Forze di Polizia che, unendo le specifiche competenze operative, riescono a contrastare con grande efficacia attività criminali connotate da diversi aspetti nei quali figurano reati di diversa natura, esattamente come avvenuto in questo caso dove i due arrestati si trovano ora a dover rispondere di truffa pluriaggravata, indebito utilizzo e falsificazione di carte di credito e di pagamento nonché di autoriciclaggio.
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