Aerospazio, Difesa e Sicurezza: la Confindustria lancia un progetto per la crescita delle imprese e il rafforzamento delle capacità produttiva. Il ruolo degli attori politici ed economici

ROMA (dal nostro inviato). In un’analisi economico-produttiva della filiera dell’Aerospazio, della Difesa e della Sicurezza emergono dati che ne evidenziano il valore.

Partiamo dalla Space economy. Il mercato globale è stimato in 1.600 miliardi di euro (entro il 2035). La produttività verso la media nazionale è di +65%. Le risorse programmate al 2028 sono di 7,8 miliardi di euro.

Lo Spazio coinvolge tutti gli attori: militari, politici, economici e industriali

Per quanto riguarda il settore aeronautico civile la flotta mondiale, in 20 anni, raddoppierà. E sono previste 354 mila nuove consegne narrobody (a fusoliera stretta) e 8.200 widebody (a fusoliera larga).

Passiamo ora al settore della Difesa. Come sappiano l’obiettivo complessivo della NATO, entro il 2035, è del 5%. Il 3,5% del PIL è destinato alla Difesa in senso stretto e l’1,5% per sicurezza e infrastrutture critiche.

C’è poi tutta la questione della cybersecurity. Il mercato italiano è di 2,2 miliardi di euro (+12% di crescita). Stiamo parlando di un settore strategico e abilitante per la sicurezza di tutte le infrastrutture e le filiere produttive.

A questo proposito, come ha evidenziato ieri la Confindustria nel corso di un convegno, a Roma, dedicato al tema la filiera produttiva italiana genera valore economico-produttiovo ma anche occupazionale.

Ben 21,4 miliardi di euro sono stati il fatturato nel 2024.

Il 5% è andato per la ricerca e lo sviluppo , con 54.300 addetti al lavoro. Otto miliardi di euro sono stati destinati alla cantieristica e oltre 4 euro attivati lungo la filiera stessa per ogni euro prodotto dal settore navale. Tra gli 8 e i 9 euro come ritorno su investimenti in ricerca e sviluppo per gli spillover tecnologici e produttivi.

La Confindustria ha cerato Connect filiere per assumere un ruolo sempre più attivo e rafforzare le filiere strategiche del Paese. Il progetto coinvolge AIAD, Assonave, Piccola Industria, Giovani imprenditori e tutto il sistema della Confederazione degli industriali per accompagnare la crescita della filiera nazionale nei tre settori chiave, prima citati: Aerospazio, Difesa e Sicurezza.

Per la Confindustria sono il primo banco di prova di un modello pensato per essere poi esteso ad altre filiere strategiche del nostro sistema produttivo nazionale.

Il progetto del sistema prevede 151.731 unità locali, 5,9 milioni di addetti e il 34&% del PIL nazionale.

Le direttrici per rafforzare la filiera sono: l’ampliamento di partnership tra imprese già operative, l’ingresso di nuovi soggetti industriali che contribuiscano allo sviluppo della capacità produttiva nazionale; un più facile accesso al credito, agli investimenti e ai servizi necessari per un sostegno a innovazione, crescita dimensionale e competitività; la promozione di aggregazioni industriali e, il rafforzamento di integrazioni tra imprese e il consolidamento della presenza italiana nelle attività di più alto valore aggiunto.

LE PROPOSTE DELLA CONFINDUSTRIA

Nel suo intervento Giorgio Marsiaj, vie presidente per il settore Aerospazio della Confindustria ha evidenziato come il comparto dell’Aerospazio, dela Difesa e della Sicurezza sia fondamentale qui “si gioca una parte importante della competitività stessa dei Paesi: chi controlla queste tecnologie controlla una parte decisiva del proprio futuro industriale, della propria autonomia e del proprio peso geopolitico. E le proiezioni parlano chiaro, su tutte e tre le dimensioni”.

Sulla difesa il mercato è destinato a raddoppiare.

Come detto lo Spazio è proiettato verso i 1.600 miliardi di euro entro il 2035. E anche l’Aeronautica civile vivrà una fase di forte espansione.

“Le previsioni – ha aggiunto Marsiaj – indicano un raddoppio della flotta ad ala fissa nelle prossime due decadi, fino a circa 40 mila velivoli, con dinamiche di crescita analoghe nel segmento dell’ala rotante. Non sono ipotesi di scuola, sono traiettorie già in atto, che ridisegneranno le catene del valore mondiali nel prossimo decennio. Sul tema della Difesa voglio essere chiaro: in sede NATO tutti i Paesi membri si sono impegnati a rispettare il nuovo obiettivo di spesa, dal 2% al 3,5% del PIL. In questo scenario, ciò che ci compete come Industria è essere pronti, dato che quella spesa va fatta, a trasformarla in valore per il Paese. Perché l’obiettivo di spesa si può raggiungere in due modi. Lo si può raggiungere acquistando dall’estero — e in quel caso le risorse, e con esse il lavoro, le competenze, la proprietà intellettuale, escono dai nostri confini e le perdiamo. Oppure lo si può raggiungere investendo in manifattura, tecnologia, ricerca e innovazione, dentro la nostra filiera. È una scelta industriale prima ancora che di bilancio, ed è la scelta che fa la differenza tra subire questa fase e guidarla”.

Ma come si colloca l’Italia? Per il vice presidente degli industriali il nostro Paese parte da una posizione di forza. “Abbiamo – ha detto – una filiera già competitiva e riconosciuta a livello internazionale, capi filiera di livello mondiale, una rete diffusa di PMI e small mid-cap con competenze spesso uniche, università e centri di ricerca lungo tutta la penisola. Non dobbiamo costruire un settore da zero: dobbiamo rafforzare e fare crescere ciò che già abbiamo. Dal Giappone, alla Corea, passando per Germania, Spagna, Danimarca, Svezia, Finlandia, India, e la lista è lunga — c’è un dato che si ripete: tutti vogliono parlare di questo settore. E vogliono parlarne non solo con i grandi player, ma anche con le PMI e le small e mid cap che costituiscono la catena di fornitura. È il segnale più chiaro che la nostra filiera, in tutte le sue componenti, è un interlocutore cercato e ambito nel mondo”.

L’obiettivo dell’Alleanza atlantica 3,5%, entro il 2035, non è solo spesa.

Per Marsiaj “la Difesa, con i suoi investimenti e programmi, è una delle leve di crescita dei prossimi anni: attiva filiere, genera occupazione qualificata, produce spillover tecnologici che si diffondono ben oltre il comparto. La storia di questo comparto è una storia di tecnologie che nascono qui e poi cambiano la vita di tutti: dal GPS ai semiconduttori, dai materiali compositi che oggi alleggeriscono automobili e treni, fino alle tecnologie di imaging e ai sensori che ritroviamo nella diagnostica medica e nelle telecomunicazioni. Persino strumenti che usiamo ogni giorno – dalla connettività satellitare alla microelettronica – affondano le radici in investimenti di questo settore. In una fase in cui la spinta del PNRR si va esaurendo, è una delle poche leve che possiamo mettere in campo per non rassegnarci a una crescita prossima allo zero. Come Confindustria abbiamo scelto un approccio concreto, e lo abbiamo organizzato attorno a tre priorità. La prima: far crescere le imprese della filiera, a partire dalle PMI e dalle small e mid cap, affrontando il nodo della crescita dimensionale. La seconda: accrescere l’innovazione e gli investimenti in ricerca e sviluppo delle imprese, per aumentare il valore aggiunto e trattenere i talenti in Italia. La terza: supportare e favorire l’aggregazione industriale per cercare di superare la dispersione che ci penalizza rispetto ad altre economie”.

“La Confindustria – ha concluso Marsiaj – vuole essere protagonista delle azioni di politica industriale, con proposte concrete e radicate nella conoscenza diretta delle aziende: non solo rappresentanza, ma attivazione concreta di strumenti e connessioni. Perché autonomia tecnologica, sicurezza economica e competitività oggi coincidono, e l’Italia può consolidare il proprio ruolo nelle catene del valore del futuro”.

Per il presidente della Confindustria Emanuele Orsini “l’obiettivo NATO della spesa in Difesa al 3,5% del Pil entro il 2035 non è solo un traguardo finanziario: deve essere uno dei pilastri della politica industriale italiana ed europea. Questa decisione, infatti, impone una strategia nazionale capace di trasformare tale scelta in un’opportunità per costruire un piano industriale di lungo periodo per il Paese in cui gli investimenti si traducano in innovazione, competenze, occupazione qualificata e competitività. La cosa da evitare è che questi investimenti finiscano all’estero”.

“Per il nostro sistema delle imprese – ha aggiunto Orsini – è prioritario generare crescita in Italia, puntando su ricerca e sviluppo a livello nazionale, nella consapevolezza che gli investimenti nei settori dell’aerospazio e della difesa generano sempre importanti ricadute dual use, con applicazioni strategiche anche in ambito civile. L’Europa e l’Italia devono capire che solo sostenendo con risorse adeguate le loro filiere strategiche saranno in grado di non perdere la grande sfida che ci lanciano Stati Uniti e Cina. Germania, Francia e Spagna, infatti, stanno rafforzando le proprie basi industriali. La Spagna, secondo i dati SIPRI, tra il 2024 e il 2025 ha aumentato del 50% le spese nel comparto e negli ultimi 9 anni queste sono passate dal 1,1% del PIL nel 2016 al 2,1% nel 2025. Noi non possiamo rimanere indietro”.

I GRANDI PLAYER: FINCANTIERI, LEONARDO E AVIO AERO

Rispondendo a una domanda di Report Difesa, Pierroberto Folgiero, amministratore delegato e direttore generale di Fincantieri ha ricordato come l’azienda sia molto attiva sui  “droni unmanned di superficie, sui droni subacquei, sulle telecomunicazioni subacquee con una postura che valida le tecnologie nel settore militare per poi allargarle agli usi civili, commerciali, se non ancora prima alla protezione delle infrastrutture critiche”.

Pierroberto Folgiero, amministratore delegato e direttore generale di Fincantieri

Negli ultimi settimane il rapporto Italia-Stati Uniti non ha goduto della forma migliore. Fincantieri è presente oltre Oceano. E’  contraente principale per la Fregata classe Constellation (FFG 62), la nuova generazione di navi da combattimento di superficie per la US Navy.

Ha quattro cantieri navali, di cui tre in Wisconsin e uno in Florida.

“Fincantieri- ha risposto Folgiero – negli USA è un’azienda americana. Quando noi forniamo la Marina degli Stati Uniti non costruiamo la nave in Italia e poi  la vendiamo negli Stati Uniti. Abbiamo ingegneria, procurement, cantieri, operai, leadership americani. Quindi Fincantieri USA è un asset dell’industria della Difesa americana. Sulla base di questa natura e sulla base di questa regionalizzazione spinta io sono portato a non vedere impatti di sorta. Perché è un’azienda che lavora per il sistema americano”.

L’intervento da remoto di Riccardo Procacci, amministratore delegato di Avio Aero

Nel suo intervento Riccardo Procacci, amministratore delegato di Avio Aero, ha evidenziato come sia importante “portare la nostra voce e quella della filiera in Europa. La maggior parte delle decisioni, riguardo agli indirizzi sulla ricerca sia civile che militare nel nostro settore, vengono prese a Bruxelles. Le decisioni su come allocare fondi BGF piuttosto che fondi in aviation hanno poi un ricasco globale su tutta la nostra filiera italiana. Per cui, anche se è un lavoro un pochino più oscuro che facciamo rispetto agli interessi e a come proteggiamo la filiera, essere presenti a Bruxelles nei tavoli che contano e far sentire la nostra voce in ottima collaborazione con le istituzioni è fondamentale”.

Tra Difesa, Spazio e cyber si gioca la vera sfida per la sicurezza europea.

Lorenzo Mariani, amministratore delegato e direttore generale di Leonardo

Lo ha ribadito Lorenzo Mariani, amministratore delegato e direttore generale di Leonardo.

“La cyber – ha detto a margine dell’evento nella sede confindustriale – come sapete, è trasversale a tutti gli altri. Lo Spazio sempre di più si sta espandendo e la Difesa ovviamente ha un rinnovato focus da parte di tutte le Nazioni europee, ma non solo, direi anche a livello mondiale, per via degli eventi geopolitici che ci sono stati. Io direi che tutti quanti contribuiscono in maniera fondamentale alla sicurezza, senza la quale è l’economia a non poter andare avanti..

E rispondendo a una domanda di Report Difesa sui principali competitors internazionali nel settore spaziale, Mariani ha risposto: “Leonardo sullo spazio da oltre 20 anni ha messo in pratica l’esigenza di avere una joint venture con la Thales nella Space Alliance, che copre Thales e Telespazio. Questa joint venture di cui siamo estremamente contenti e che è andata anche molto bene sul mercato, vogliamo espanderla per renderla ancora più europea con l’ingresso di un terzo socio che è Airbus e ovviamente creando un vero campione europeo che possa competere a livello continentale e globale.

Quando arriverà Airbus? I tempi della formazione prenderanno sicuramente fino a buona parte del 2027.

IL RUOLO DI AIAD 

“La Difesa non e’ soltanto un settore industriale, ma una componente fondamentale del sistema che garantisce sicurezza, sovranità e tutela dei cittadini”. Così Giuseppe Cossiga, presidente di AIAD e di MBDA Italia ha evidenziato il valore del comparto.

Giuseppe Cossiga, presidente di AIAD e di MBDA Italia

“Non dobbiamo avere paura di scrivere e pronunciare la parola Difesa – ha detto -.  Viviamo in un contesto internazionale complesso e instabile, nel quale la sicurezza dei cittadini e la capacità dello Stato di assolvere alle proprie funzioni fondamentali richiedono strumenti adeguati e una base industriale solida”.

Per Cossiga non esiste una Difesa senza una  industria della Difesa.

“In un Paese moderno – ha proseguito – soprattutto nel contesto geopolitico che stiamo vivendo, l’industria è il terzo elemento indispensabile che garantisce sicurezza ai cittadini,
accanto a politica e strumento militare. Le aziende della nostra filiera non si considerano meri fornitori, si sentono una componente fondamentale del sistema che assicura la Difesa e la sicurezza pubblica. Questo cambia profondamente il modo di lavorare, di innovare e di percepire la propria responsabilità”.

“Essere parte della filiera della Difesa – ha concluso – significa contribuire concretamente alla sicurezza nazionale e alla tutela dell’interesse collettivo”.
IL RUOLO DELLA DIFESA 

Nel suo intervento il Direttore nazionale degli armamenti (DNA), Ammiraglio di Squadra Giacinto Ottaviani ha posto l’accento sui nuovi scenari di guerra multi dominio dove le Forze Armate “sono chiamate a rivedere repentinamente le proprie esigenze operative per affrontare adeguatamente la guerra moderna che si combatte con nuovi mezzi quali sono i droni ed altre tipologie di strumenti a basso costo. In questo contesto, diventa essenziale ampliare la platea dei fornitori della filiera Difesa, coinvolgendo quelle aziende che possiedono competenze tecnologiche avanzate e che possono contribuire in modo significativo alla capacità produttiva nazionale”.

iI Direttore nazionale degli armamenti (DNA), Ammiraglio di Squadra Giacinto Ottaviani

Il mercato richiede soluzioni che nascono dalla ricerca nell’elettronica, nella meccatronica, nei software embedded, nella cyber security: ambiti nei quali molte piccole e medie imprese italiane delle varie filiere eccellono.

“Si veda il caso, in particolare, del settore automotive – ha aggiunto Ottaviani – che, incentivato anche dal rallentamento della transizione verso l’elettrico, ha spinto alcuni grandi gruppi europei a riconvertire siti produttivi verso attività legate alla difesa, dimostrando come la diversificazione possa generare valore e come le tecnologie dual use possano servire sia il mercato civile sia i programmi di sicurezza. Per questo abbiamo avviato un’analisi strutturata, finalizzata a individuare, valorizzare e mettere a disposizione della filiera della Difesa le tecnologie, i processi e le capacità già presenti nell’industria italiana”.

L’obiettivo, per la DNA, “non è solo di soddisfare le nuove esigenze della Difesa davanti a una domanda cresciuta esponenzialmente e davanti a nuovi requisiti e nuove esigenze, ma anche creare nuove opportunità per le imprese italiane, favorire lo sviluppo di soluzioni dual use e contribuire a un ecosistema industriale più resiliente, competitivo e capace di rispondere alle sfide emergenti. Non si tratta di un percorso senza difficoltà, ma siamo pronti a sostenere e facilitare tutte quelle aziende che hanno già deciso, e quelle che decideranno, di mettere a disposizione anche della Difesa, le proprie tecnologie e le proprie capacità”.

IL RUOLO DELLA POLITICA 

“Lo Spazio è da sempre una dimensione naturale dell’Italia e rappresenta oggi una delle maggiori potenzialità di crescita dell’economia italiana ed europea – ha spiegato il ministro delle Imprese e del made in Italy  e Autorità delegata alle politiche spaziali e aerospaziali del Governo, Adolfo Urso -. È uno dei settori in cui si stanno definendo i nuovi equilibri economici, tecnologici e geopolitici globali: la competizione non è più soltanto tra nazioni, ma tra continenti e grandi sistemi industriali”.

“La forza italiana – ha aggiunto – sta nella sua filiera, che unisce grandi campioni nazionali, PMI altamente specializzate, startup innovative e distretti industriali diffusi in sedici regioni del Paese. Per questo abbiamo messo in campo 7,8 miliardi di euro entro il 2028 per rafforzare l’ecosistema spaziale nazionale e sostenerne la crescita. Il programma Artemis, con Luca Parmitano pilota della missione Artemis III e il modulo abitativo lunare sviluppato a Torino dall’industria italiana, è una dimostrazione concreta del ruolo che il nostro Paese può svolgere nei programmi più avanzati a livello internazionale”.

“È questa la sfida che abbiamo di fronte: trasformare le nostre competenze industriali e tecnologiche in maggiore competitività, occupazione qualificata e leadership europea nei settori strategici del futuro”, ha concluso il ministro.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna in alto