Afghanistan: A pochi chilometri da Kabul l’ombra dei talebani sembra avvolgere la Terra degli Aquiloni

Di Giusy Criscuolo

Kabul. In meno di una settimana, 20 distretti certi su 34 sono caduti in mano ai talebani, compresa quella di Herat, dove le Forze di Sicurezza e la popolazione hanno combattuto strenuamente per resistere al nemico oscurantista. (Zaranj (Nimroz) – Farah – Shibirghan (Jawzjan) – Sar-e-Pul – Taloqan (Takhar) – Aybak (Samangan) – Kunduz – Pul-e-Khumri (Baghlan) – Faizabad (Badakhshan) – Ghazni – Herat – Kandahar – Qala-e-Naw (Badghis) – Lashkargah (Helmand) – Tarinkot (Uruzgan) – Firozkoh (Ghor) – Qalat-e-Gilzay (Zabul) – Logar – Wardaki – Paktia – Paktika).

Ma a catturare la nostra attenzione, l’avvenuta conquista di una delle province simbolo di questi 20 anni di sudore, fango, sangue e lacrime.

Equipaggiamento militare afghano distrutto dai Talebani – Credit Telegram

La determinazione di Ismail Khan governatore e difensore di Herat, non ha potuto nulla contro la forza repressiva degli uomini dalla bandiera bianca. Dopo essere stato catturato nella provincia che gli italiani hanno difeso strenuamente con il proprio sudore e la propria vita (54 le anime dei nostri connazionali che si sono spente bagnando con il loro sangue la terra dei “papaveri”), Ismail Khan il “Leone di Herat”, considerato un eroe di guerra grazie alla sua resistenza attiva contro il regime sovietico e dopo la prima ondata talebana, è stato catturato e tenuto in ostaggio nella sua stessa casa durante la giornata di ieri.

L’ex mujahideen di Jamiat e Islami, era già stato ostaggio dei talebani nel ’96, ma anche allora fu rilasciato dagli stessi aguzzini. Dopo ore di pressione il “Leone di Herat” ha aderito alla “nuova” politica dei Talebani. Dal luogo dove l’ex Camp Arena ha vissuto i suoi quasi 20 natali, Ismail Khan è salito su un elicottero, direzione Kabul, portando con se un ultimatum dei talebani per il presidente Ghani.

Herat è stata ceduta alle bandiere bianche che stanno dimostrando una folle coerenza e un’invincibile determinazione. L’Emirato Islamico Afghano, così come hanno deciso di farsi chiamare i talebani, sta distruggendo le ultime speranze del popolo.

Il “Leone di Herat” dopo aver aderito all’Emirato Islamico Afghano – Credit Telegram

Davanti a mezzi corazzati delle Forze di Sicurezza in fuga (come dimostrano alcuni video che circolano sui canali Telegram) e dopo la facile arrendevolezza delle Forze Afghane, cosa resta da fare ad un popolo che non è più tutelato neppure dal proprio governo? Le opzioni sono poche: o lottare e morire oppure accettare e subire il peggio. Perché il peggio come il meglio, devono ancora venire.

Biden rimane irremovibile sulle sue posizioni e anzi si muove per un ritiro accelerato dei suoi diplomatici a Kabul. Già da ieri 3000 militari americani e 800 inglesi sono di rientro in Afghanistan. Dicono per un rimpatrio più sicuro e veloce dei diplomatici e dei collaboratori che li hanno sostenuti in questi 20 anni. Le forze saranno dispiegate unicamente per il personale dei singoli stati. Senza tralasciare le indiscrezioni che trapelano dal Pentagono, secondo le quali l’ambasciata degli Stati Uniti a Kabul si starebbe preparando “a distruggere qualsiasi file e hardware altamente sensibili, nel caso in cui l’edificio cada nelle mani dei talebani”.

A questo si unisce un ulteriore invio di 3500/4000 militari statunitensi che verranno mandanti di stanza in Kuwait, nel caso in cui i connazionali avessero bisogno di sostegno di fuoco durante l’evacuazione da Kabul e dintorni. Purtroppo la ragione ci induce a credere che, per i collaboratori che si trovano nelle province già catturate dai Talebani, le speranze sono ormai al limite del vano.

Talebani durante un avvicinamento – Credit Telegram

Dopo 20 anni di illusioni e migliaia di morti tra civili e militari, che si sono immolati per una causa che sembrava determinata a portare avanti la vittoria “del bene sul male”, tutto sembra sprofondare nel baratro del fallimento.

Partita con lo scopo di liberare un popolo e l’intero globo dalla presenza di una delle peggiori organizzazioni terroristiche di tutti i tempi (al-Qaeda ampiamente rinforzatasi), questo sogno afghano si è trasformato in un incubo. Il tutto dopo la risposta del Presidente degli Stati uniti: “Saranno gli afghani ora a provvedere a salvare il loro popolo”, che ricorda tanto il lavaggio delle mani di Pilato, lasciando alla folla la scelta tra Barabba e Gesù.

Il Governo guidato dal Presidente Ghani, non demorde, ma non riesce neppure ad accettare la portata della devastante realtà dei fatti ed il fallimento legato a “Funzionari e Ufficiali” voltagabbana, che alla pima utile occasione, pur di non perdere la vita ed i benefici acquisiti fino ad oggi, hanno deciso di “alzare la bandiera bianca”. Quasi una bandiera metaforica, perché non solo simbolicamente legata alla resa, ma che rappresenta anche il contropotere Talebano.

Si, qualche supporto aereo degli USA per ripulirsi la coscienza c’è stato e c’è, ma non basta ad affrontare queste orde di terroristi che dal confine Pakistano travalicano e spopolano le terre afghane. Torme scomposte che si ripopolano non appena le carceri dei distretti occupati vengono aperte. Solo per avere un’idea, 1900 terroristi talebani, sono stati liberati dalle carceri di Kandahar.

Talebani in assetto da “Forze Speciali” in una delle basi di Herat – Credit Twitte

Il Governo di Ghani, dopo aver chiesto sostegno aereo all’India circa 4 giorni fa, acerrima nemica del Pakistan, sta assistendo ad un’involuzione della sicurezza ancora più rapida del solito. In risposta alla richiesta di aiuto, la stessa India, così come Inghilterra, Danimarca, Francia, Germania ed altre ambasciate stanno provvedendo al ritiro o alla riduzione del proprio personale nella capitale.

I falsi colloqui di Doha, dove è risaputo che è tutto uno specchietto per le allodole, cercano di far apparire i “Rinsaviti Talibani” come soggetti disposti e aperti ai negoziati. Ma nessuno menziona le parole del Presidente pakistano Imran Kan: “I talebani escludono qualsiasi negoziato di pace finché ci sarà Ghani a guidare l’Afghanistan”. Nulla di cui stupirsi, se a seguire a ruota troviamo la Cina, che sostiene le parole dello stesso Presidente burattinaio Kan.

Così le pedine del Pakistan, in quello che era il Paese degli Aquiloni, continuano a fare il bello e il cattivo tempo, portando avanti la guerra per procura dell’irragionevole vicino di “casa”, negando davanti al mondo le palesi violazioni dei diritti umani e del trattato firmato a Doha con gli USA. Dalla riunione NATO un nulla di fatto, “la profezia” che tutti speravano non si avverasse è ormai a compimento.

Un talebano con un cappello da poliziotto che “gestisce il traffico” – Credit Telegram

A quasi 20 chilometri da Kabul, i Talebani hanno già abbattuto torri elettriche, distruggendo tutte le strade esterne che portano alla capitale, senza tralasciare la ripresa delle uccisioni sommarie. Si teme che nel giro di pochi giorni o ore gli uomini dell’ex Mullah Umar possano entrare nella Capitale.

Nel frattempo fonti locali ci confermano con grande difficoltà che è iniziata la tratta dei bambini, che dall’Afghanistan vengono rapiti e portati di forza in Pakistan, dove con la scusa di farli studiare in scuole religiose, verranno “programmati” per diventare i futuri terroristi nel proprio paese e nel resto del mondo.

Nelle città già sotto il controllo dei mullah talebani, le famiglie rivivono l’incubo del passato e come l’Angelo della morte che in Egitto passò di casa in casa per uccidere i primogeniti, così i talebani riprendono a fare incetta di “piccole donne” dai 6 ai 15 anni, da sposare o usare per i loro infimi scopi.

A questo si aggiungono gli sfollati, che dalle 20 province sono fuggiti per paura delle ritorsioni talebane e che ad oggi si trovano ammassati alle porte di Kabul e per la città. Il Governo ha infatti deciso di aprire tutte le moschee per ospitare queste famiglie disperate e allo stremo delle forze.

Maresciallo Abdul Rashid Dostum, Leader e Fondatore del Movimento Islamico dell’Afghanistan – Credit Web

Questo locale, destinato a restare sul posto e del quale preferiamo non fare nomi, pur avendo collaborato con la Coalizione non avrà la possibilità di lasciare l’Afghanistan: “Da afghano pensavo che le città strategiche sarebbero state salvate. Non avrei mai creduto che sarebbero cadute in mano ai talebani. Sembra di rivivere un film di oltre 15 anni fa, con la differenza che è peggiore del primo”.

Continua: “Sui dialoghi di pace, nessun afgano crede più in questo processo. Molti hanno iniziato a partecipare ad una campagna Facebook richiedendo severe sanzioni al Pakistan. Migliaia di sfollati in modo legale ed illegale, cercano di attraversare i confini per recarsi in Turchia, Tajikistan, Uzbekistan e Iran.

La cosa ancora più preoccupante, e che dopo il ritiro delle forze straniere dall’Afghanistan, diversi gruppi di mujahedeen si sono uniti contro i talebani. Questo ha peggiorato di gran lunga la nostra situazione. Diamo ormai per scontato un’altra guerra civile.”.

E mentre il nostro contatto ci parla, il Presidente Ghani ha deciso di continuare a lottare per la propria terra. Il Governo non si arrenderà. Ghani e il suo Staff avrebbero un’ultima carta nella manica. Due uomini invisi ai talebani e in contrasto tra loro. Si parla del Maresciallo Abdul Rashid Dostum, Leader e Fondatore del Movimento Islamico dell’Afghanistan e del Generale Atta Mohammad Noor, Leader del Partito Jamiat al Islami dell’Afghanistan.

Generale Atta Mohammad Noor – Leader del Partito Jamiat al Islami dell’Afghanistan – Credit Web

In un documento reso pubblico sui canali Telegram dei locali, si legge: “Riunione di coordinamento del Consiglio militare 22/05/1400 (12/agosto/2021). A questa riunione hanno preso parte sua Eccellenza il Maresciallo Abdul Rashid Dostum, Leader e Fondatore del Movimento Islamico dell’Afghanistan e il Generale Atta Mohammad Noor, Leader del Partito Jamiat-e-Islami dell’Afghanistan…  In questo incontro è stata discussa in dettaglio la situazione attuale e sono state prese decisioni sulle seguenti questioni”.

Il documento dove si attesta che il comando verrà dato ad Dostum e ad Atta – Credit Telegram

In analisi, la resistenza e l’organizzazione di difesa di Balkh, e di Mazar e Sharif, la ridistribuzione degli uomini e delle forze di sicurezza e la suddivisione delle armi in difesa degli ultimi baluardi. L’istituzione di nuovi quartier generali, a cui il governo darà tutto il supporto militare e le armi necessarie.

A chiusura dell’incontro il Consiglio militare afghano ha annunciato di aver ceduto il pieno e assoluto controllo dell’ANDSF a Dostum e Atta Noor. Il primo, ex generale dell’esercito afghano durante l’invasione russa, definito “il signore della guerra”, è l’ultimo degli anziani rimasto a lottare contro i talebani. Prima di lui “Il Leone di Herat”, che ha ceduto le armi al nemico.

Talebani in una giostra di Herat – Credit Telegram

Dostum non accetterà la sconfitta e per assicurarsi la massima collaborazione da parte di alcuni militari, è arrivato ad offrire fino ad 1 milione di dollari a tutti i piloti dell’Afghanistan Defence Force in grado di pilotare UH-60 per volare a nord di Mazar e Sharif per unirsi alla battaglia che Dostum sta combattendo insieme ai suoi miliziani uzbeki. Una lotta dettata, a detta del nostro contatto, dal desiderio di rivalsa e vendetta, nei confronti dei suoi eterni nemici talebani.

Difatti, l’ex generale, risulta essere molto odiato, temuto e disprezzato dalle bandiere bianche, poiché nel 2001, ordinò di uccidere almeno 2000 prigionieri talebani. Dunque in atto l’ultimo tentativo di resistenza, dove Dostum e Atta saranno al comando dell’“ultimo baluardo” del governo afghano contro i talebani. Questo significa una sola cosa, che un bagno di sangue aspetta il popolo afghano.

 

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