Afghanistan: impossibile continuare. Le conseguenze politiche, economiche e sociali del ritorno del Talebani

Di Francesco Ippoliti*

Kabul. E’ caduta Kabul e tutto il Paese come un castello di carta, ed ora si leggono sui vari canali di informazione le considerazioni e le valutazioni più ridicole, da persone che mai hanno toccato il suolo afghano e mai hanno avuto a che fare sia con il popolo che con i Talebani, o presunti tali.

Il ritorno dei Talebani al potere in Afghanistan

L’Afghanistan è un Paese che vive sulle opportunità.

Lo si è visto con l’invasione inglese, con l’intervento sovietico ed ora con l’intervento occidentale.

Questo è stato dettato dall’obiettivo di divellere una componente radicale estremista dedita agli attentati internazionali.

In quel periodo, l’Afghanistan viveva il suo momento di Emirato, tenuto e mantenuto da AK47, preghiera, sharia e commercio di oppio.

L’intervento occidentale, oltre che a neutralizzare la crescita di al Qaeda, ha avuto la missione politico-diplomatica di ricostruire le strutture governative per una gestione amministrativa corretta del Paese.

Militanti di Al Qaeda

Lo sforzo è stato enorme ma i progetti, condivisi dalla popolazione, erano grandi con obiettivi possibili e fattibili.

Il popolo afghano, equilibrista, ha aderito al nuovo corso del Paese, forse ipotizzando nuovi vantaggi.

I vertici militari che si incontravano avevano avuto addestramento dai sovietici, erano passati sotto la guida Talebana ed ora erano al fianco dell’occidente.

Il Comandante della Divisione corazzata di Khowst, che contava un vecchio carro armato T54 e 4 BMP1, un centinaio di seguaci ma almeno un migliaio pronti a seguirlo, aveva fatto l’Accademia Militare a Mosca ed era stato il Comandante locale sotto la guida Talebana, cacciando il War Lord locale che si rifugiò sul passo di Gardez, e nel 2002 era passato a fianco degli USA, mantenendo il comando.

Anche il Governatore locale aveva espletato il suo mandato nella stessa situazione politica. Ed ora era al soldo degli occidentali.

In 20 anni questa filosofia di vita non è cambiata.

I vertici politici e militari hanno sempre chiesto, hanno solo chiesto cercando di avere.

Nonostante gli sforzi per creare un’organizzazione credibile, almeno sotto il punto di vista militare, è sempre stata riscontrata la mancanza di volontà dei vertici, alti Ufficiali non avevano il controllo della situazione e della gestione del personale e degli equipaggiamenti.

Spesso, alle varie ispezioni sulle strutture di sicurezza afghane, si riscontravano carenze inconcepibili per noi occidentali, i vari Comandanti afghani non conoscevano la consistenza dei loro arsenali, della posizione delle armi, del loro personale, di tutto l’equipaggiamento cui erano dotati. E nonostante ciò continuavano a chiedere.

A questo si deve aggiungere che la lotta politica e la corruzione è sempre stata deleteria per il Paese.

Dopo la sua stabilizzazione sono state create le compagnie private di sicurezza per difendere i punti sensibili e scortare convogli.

Con una risoluzione dell’allora Presidente Karzai e con la volontà politica degli USA vennero costituite le APPF, una struttura di polizia afghana del Ministero degli Interni per sostituire completamente le compagnie private e dare un senso di legalità al servizio svolto.

Totale oltre 30 mila uomini addestrati e completamente equipaggiate dall’Occidente.

Nel 2014 il Presidente Karzai, in contrasto con il Vice Ministro degli Interni e capo delle APPF, decise di sopprimere questa forza di polizia di cui un terzo sarebbe rimasto nel Ministero come polizia locale e gli altri licenziati.

Quindi circa 20 mila uomini addestrati sono stati mandati a casa, senza stipendio e che sono entrati nelle file dell’organizzazione Talebana.

Enorme danno per il sistema di sicurezza dell’Afghanistan..

Quello che è mancato è quindi stata la volontà di creare un sistema Paese capace di far nascere una nazione, farla transitare da una situazione di Medio Evo ad un pedina importante per l’area geografica.

E di questi esempi la storia dell’Afghanistan negli ultimi 10 anni ne è piena.

Basta rileggere ogni forma di ristrutturazione che hanno voluto le autorità governative.

Ora il Paese è caduto, si aspettano gli ultimi accordi per porre la parola fine all’intervento occidentale.

I Talebani entrano in una città afghana

Ora è il momento delle colpe. Dei capri espiatori.

Molti hanno definito la caduta come un fallimento della NATO. Niente di più errato, o per lo meno in parte.

La componente militare della NATO ha assolto in pieno il proprio compito. Ci hanno chiesto di addestrare gli uomini, di equipaggiarli e renderli capaci di difendere il loro Paese. Missione assolta.

Ci è stato chiesto di non distruggere i campi di oppio e così è stato.

Quello che è mancata è stata la parte politica della missione.

Se nel 2002 vi erano obiettivi strategici politico-militari, dopo dieci anni quelli militari erano stati assolti.

Ricostituito una Forza Armata credibile ed efficiente, una forza di Polizia capace, i due Ministeri Difesa ed Interni strutturati e pronti ad assolvere i loro compiti.

Le lacune risiedevano nella qualità dei vertici militari, impreparati, opportunisti e politicizzati e sui quali ISAF non aveva potere di veto.

La componente politica, invece, non ha mai raggiunto gli obiettivi prefissati.

La storia degli ultimi dieci anni del Paese è piena di scontri istituzionali, cambiamenti governativi, costosi progetti finanziati e mai avviati; la presupponenza governativa ha spesso messo in difficoltà i rapporti con il Comando ISAF, prima, e RS (Resolute Support) poi.

Ma questo fallimento è anche dovuto alla poca preparazione occidentale sull’Oriente. Non abbiamo mai investito sulle madrasse, le scuole coraniche, le scuole ove viene forgiato il pensiero, luoghi di culto che orientano il pensiero del paese.

E quando un  ambasciatore italiano, già ministro degli Esteri, dice che l’Afghanistan è un Emirato o Califfato ponendolo sullo stesso piano significa che non si conosce il Paese, non si hanno le idee chiare, non si è  preparati e quindi quali decisioni sono state prese in passato e quali valutazioni si possono dare oggi?

Sono stati fatti inutili paragoni con la caduta dell’ambasciata di Saigon, momenti storici completamente diversi e attori geopolitici ed internazionali diametralmente opposti.

La parziale evacuazione diplomatica dal Paese rientra nelle norme internazionali di sicurezza e non da ipotetica fuga.

In sintesi, ora tutto l’Afghanistan è salito sul carro dei vincitori.

Le forze di sicurezza locali hanno abbandonato le loro strutture lasciando ingenti quantitativi di equipaggiamenti e spesso hanno disertato perché è mancata la presenza politica di Kabul, son venuti meno gli scopi e soprattutto il senso di Nazione, se mai c’è stato.

L’abbandono USA del Paese ha creato un senso di insicurezza delle strutture militari e di polizia, la loro capitolazione era solo questione di tempo.

Donne in Afghanistan (foto di archivio)

L’avanzata vittoriosa dei Talebani, ed ora sono tutti Talebani, ha portato euforia tra la popolazione, sono state svuotate le prigioni di Khowst, Bagram, Jalalabad, Pul e Charkhi e quali saranno le conseguenze?

La prigione di Jalalabad liberata

L’esaltazione è ovunque tranne che a Kabul, ove si vivono ore di tensione perché si temono ritorsioni e caccia alle streghe per coloro che hanno svolto mansioni governative.

Anche i Governatori delle province locali sono passati, come in passato, con i Talebani giurando loro fedeltà e continuando a mantenere il loro posto. La storia si ripete.

Tra poco vi saranno nuovi vertici politici, si dovrà fare i conti con al Qaeda, l’ISIS, le nuove leggi legate alla sharia, ma non vi saranno, nell’immediato, nuove strutture governative capaci di governare il Paese.

Ed allora si dovrà fare affidamento su altri attori internazionali per avviare un minimo di economia del Paese, quel minimo che possa garantire la sopravvivenza.

E per questo IRAN, CINA, PAKISTAN e RUSSIA sono già alla finestra. Ma sarà il prossimo capitolo.

*Generale di Brigata (ris)

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