Afghanistan: La strategia talebana che fregherà l’Occidente buonista

Di Giusy Criscuolo

Kabul. Il redivivo Emirato Islamico dell’Afghanistan, è tornato più forte e più consapevole di prima. Ciò che rende i talebani di oggi differenti da quelli di ieri, sono le capacità operative in termini militari (a cui si aggiunge il copioso bottino di guerra) e di comunicazione, peculiarità che nel 1996 non possedevano. Per il resto, nessuno si aspetti cambiamenti e aperture al mondo occidentale. Chi vive nella legge della Shari’a, in senso stretto, non vorrà e non potrà mai mutare il suo punto di vista.

Talebani in uno dei distretti occupati – Credit Telegram

I più lungimiranti, non possono far altro che dubitare, stando a guardare. Ma la lungimiranza, non deve limitarsi a pochi mesi, ma ad anni. Questo ce lo dovrebbe insegnare la storia, anche se è amaramente noto che l’uomo non impara mai dai propri errori, anzi ci ricade sempre e peggio di prima.

In questi 20 anni hanno imparato dai loro simili l’importanza della comunicazione strategica (al-Qaeda con Haqqani come Network – Isis/Da’ash per la comunicazione sui social e sulle nuove piattaforme di divulgazione), senza tralasciare l’importanza strategica militare, osservando e apprendendo dall’ex nemico, quali tattiche raffinare per occupare l’Afghanistan. Perché ricordiamo che i talebani, come tutte le altre forze, che hanno perduto in precedenza nella tomba degli imperi, sono state forze di occupazione.

Una riadattata arte della guerra quella dei talebani, che, a differenza del passato, hanno fatto sapientemente leva sull’ormai nota quinta dimensione della conflittualità. La cyber war.

I nuovi media Talebani sostituiscono quelli convenzionali – Credit Telegram

L’errore più grande che l’Occidente ha commesso, è stato quello di sottovalutare l’organizzazione dalle bandiere bianche. Vedendolo ancora come il vecchio movimento non organizzato, mosso da capi tribali e gruppi militanti estremisti. Proiezione tragicamente smentita dalla capacità di resilienza e organizzazione dei talebani, che hanno dimostrato in meno di un mese, dal ritiro degli USA e della Coalizione, di essere ampiamente in grado di organizzarsi strategicamente e di muoversi in azioni coordinate.

Ma quali le differenze tra loro e gli acerrimi rivali del Califfato Islamico? Entrambe sono realtà estremiste sunnite, basate su una Shari’a vecchio stile ed entrambe costole di una realtà più “adulta” come quella di al-Qaeda, che ha dato inizio a tutto l’ambaradan marchiato USA.

Vignette dal mondo islamico – Credit Telegram

Premesso che i Talebani (dall’arabo Talib, che tradotto vuol dire studente) sono citati, ad oggi, dalle cronache nazionali come Studenti Coranici – lo sono sempre stati – e che per politically correct ora sembra giusto affidare loro un “nuovo status” come se volessero farci andare giù la pillola con più leggerezza. Va ricordato che quello che erano 20 anni fa, non è mutato nel contenuto, ma solo nella forma, come il famoso lupo travestito da agnello.

La capacità di questa riadattata comunicazione e il loro successo nella quinta dimensione della conflittualità, li porta a discapito dei loro rivali ad operare una comunicazione in apparenza “pacificatoria”, dove alle immagini cruente e violente (che comunque girano sui loro veri canali), vengono sovrapposte immagini di uomini aperti al dialogo e all’inclusività. Maschera che sta già cadendo dopo le ultime rappresaglie contro il Pakistan in terra afghana, senza dimenticare le continue proteste delle donne che manifestano subendo attacchi fisici e psicologici e che vengono rinchiuse nei garage per bloccarle nelle loro manifestazioni.

Un elicottero UH-60A, depredato all’Esercito Afghano durante uno dei suoi primi voli talebani. Dall’elicottero penzola un uomo ucciso dai talebani e che viene esposto in aria come monito – Credit Telegram

Forse il mondo ha dimenticato cosa sono stati capaci di fare e che, a differenza dell’IS, che utilizzava la tecnica del terrore, i Talebani pur adottando analoga condotta, non hanno mai pubblicizzato eccessivamente il loro operato, tenendo sapientemente i panni sporchi in casa.

“Finito l’effetto mediatico, tutto ritornerà come prima, o peggio. Io che ho anche vissuto il mondo talebano, da ex radicalizzato, ti posso confermare che nessuna delle promesse fatte saranno mantenute. Già adesso, mentre parlano di perdono ai collaboratori dell’Occidente, stanno rastrellando casa per casa tutta Kabul (e non solo) in attesa di trovare ex governativi o collaboratori, che finiranno per essere giustiziati a sangue freddo. In alcuni casi prendono tutti loro beni e se si lamentano vengono freddati con un colpo in testa. La stessa mentalità che avevano nel 1996 non è cambiata.” Ci diceva Farhad Bitani ex ufficiale afghano ed ex radicalizzato, in un’intervista del 18 agosto.

Il nuovo esercito talebano in preghiera – Foto Canali Ufficiali Talebani Telegram

Lo stesso Farhad, già nel 2019 aveva previsto che le Forze Armate Afghane non avrebbero resistito un mese se gli USA e la Coalizione avessero lasciato la Terra degli Aquiloni. Ancor prima di vedere le strazianti immagini all’aeroporto di Kabul, che resteranno impresse negli annali della storia, distogliendo l’attenzione da ciò che già accadeva fuori dalle “mura” della Capitale, Farhad ci diceva che a far vincere l’EAI (Emirato Islamico dell’Afghanistan) è stato il loro nuovo approccio comunicativo.

“Quando il governo afghano ha perso la prima città, la propaganda dei talebani è aumentata in loro favore. Questo ha indotto il popolo a capire che il Governo non avrebbe lottato per loro, a causa di una politica altamente corrotta da 20 anni. Abbiamo provato ad importare la democrazia, ma di questa in tutto l’Afghanistan, c’era solo il nome. Perché in molte aree lontane dalla collaborazione con la Coalizione, la mentalità era la stessa del passato. Un esempio è l’educazione scolastica delle donne. In molte zone rurali, non esistono ancora scuole e le donne venivano trattate come sempre.”

Così la parola “propaganda”, tanto cara ai nostri media, ritorna prepotentemente alla ribalta, senza però avere il giusto risalto mediatico. Perché i talebani stanno diventando terroristi ufficializzati, con i quali l’Occidente sarà forse costretto a prostrarsi e dialogare, riconoscendo ciò che fino a ieri è stata combattuta come minaccia terroristica.

Frame di un video fatto ad una donna afghana che manifestava per i propri diritti e che è stata picchiata dai talebani – Credit Lion Udler

Il perché sono più pericolosi di ieri è presto detto. Nel caso dello Stato Islamico, che ha utilizzato i social media per pubblicare i video delle sue atrocità, elaborati chiaramente per instillare la paura attraverso una componente visiva, i talebani ne hanno ridotto di gran lunga la pubblicazione già da alcuni anni, concentrandosi sulla loro lotta e sui loro messaggi legati alla Dar al-Islam (la casa dell’Islam). Dimostrando ai musulmani quanto sia nobile la loro battaglia in accordo con le leggi del Profeta. Inoltre, questa nuova dimensione della comunicazione, è stata creata sapientemente per respingere le accuse dell’Occidente, che definiva gli attuali e “rabboniti” studenti coranici, pericolosi estremisti.

Non dimentichiamo che, così come l’Occidente sa creare su misura campagne di comunicazione per manipolare o indirizzare il pensiero di chi legge, anche i nuovi “governati” del redivivo Emirato hanno imparato dal maestro.

C’è dunque da chiedersi, quanto la comunicazione possa essere guidata sotto un regime del “terrore”. Quanto ci sia da fidarsi, di chi ti fa fare il giro dell’Afghanistan come un tour guidato, raccontando ciò che i burattinai vogliono che si sappia.

Frame di un video fatto ad una donna afghana che assieme ad altre donne che manifestavano, sono state rinchiuse in un garage. Alla fine del video il volto della donna cambia espressione perché entrano i talebani – Credit Telegram

Ci sono molti nuovi account “ufficiali” talebani su Telegram ed altre piattaforme (senza contare quelli per “addetti ai lavori”) con poche migliaia di like e follower, che giorno dopo giorno crescono alla velocità di microrganismi cellulari, rischiando di diventare “pandemici”. Account che, ad oggi, non posseggono la stessa capacità comunicativa e di attrazione che avevano creato nel tempo i militanti del Califfato. Ma che comunque stanno richiamando dal mondo arabo e da quello islamico estremista consensi e combattenti da ogni angolo dell’Oriente e dell’Estremo Oriente.

Sembrerebbe che il loro focus, a differenza di quello elaborato dall’IS, sia proiettato su due punti fondamentali: Il primo sull’attenzione all’Occidente, convincendolo della “buona fede” nascosta dietro al “cambiamento”. Il secondo e più importante, mostrare a quei musulmani moderati che hanno accesso alla tecnologia il loro lato positivo, che siano essi nella regione o all’estero. Questo perché buona parte dei credenti islamici, sa fare un distinguo tra gruppi terroristici e non. Sottolineando come l’estremismo di certe frange non corrisponde a quello che viene dichiarato Islam moderato.

Mostrandosi agli occhi dei credenti, come un gruppo redento, che segue alla lettera il sacro Corano, giustificano la loro lotta contro gli invasori senza Dio, esigendo l’istituzione della Shari’a così come concepita nel 621 e così via.

Source: UN/SIGAR/US Congress/CNA/CTC.usmo.edu – AFP

Sapientemente studiata a tavolino, la nuova comunicazione, cerca di mostrare attraverso le loro interviste e le loro interazioni con i media che i talebani non sono più oppressori, ma piuttosto combattenti per la libertà. Ma nessuno mostra i video in cui i “redenti” talebani uccidono giornalisti che raccontano la verità, comici che strappano un sorriso e che fin prima di essere uccisi li prendono in giro sprezzanti della realtà che non potranno mutare. Nessuno racconta che sui loro canali, parlano di inclusione, ma che come per l’IS non c’è posto per la musica e gli strumenti musicali, e che in nome della Shari’a, quella rigida, verrà distrutta la musica e saranno reintrodotte le sole note che conoscono, per ricadere nel decadentismo e nell’oscurantismo.

Non molto tempo fa, tutti ricorderanno il video riproposto dalle nostre TV, studiato a tavolino dai talebani sui loro canali ufficiali e che spopolava sugli account talebani, dove si vedevano delle ragazze che andavano a scuola. Bene quel video è diventato virale su Twitter ed altre piattaforme tra i musulmani. La maggior parte di loro che sa fare un distinguo, non sostiene i talebani o l’Islam fondamentalista.  I loro argomenti sono simili a quelli occidentali: i talebani non sono cambiati, utilizzano le lapidazioni, le uccisioni sommarie, i talebani sono legati ad estremismi religiosi ecc ecc.

Talebani che bloccano donne e uomini che manifestano – Credit Telegram

Ma alcuni di questi musulmani ora sostengono i talebani. La comunicazione sta riscuotendo il giusto successo anche tra le frange meno estremiste. Questo dimostra che la vecchia organizzazione è diventata forte nel quinto dominio e che se l’Occidente non sarà in grado di aprire gli occhi, il danno potrebbe essere più grave di quel che si pensa.

Il successo delle pubbliche relazioni dei talebani, sta non solo nell’attirare i musulmani conservatori dalla loro parte, ma nel recuperare il consenso di quelli moderati, che potrebbero essere catturati nella nuova rete. Da buoni “sarti” stanno cucendo un vestito su misura, che ricrei in modo credibile ed impeccabile la giusta immagine. Passando dall’abito del tagliagole a quello del guerriero islamico, che affronta lo Jihad per liberare la Terra degli Aquiloni dall’uomo senza Dio.

Il Capo dei servizi segreti pakistano arrivato 3 giorni fa a Kabul per incontrare i vertici talebani. Il Gen Faiz Hameed e il Mullah Abdul Ghani Badar

Senza contare uno dei danni collaterali più gravi, che rischia di distruggere quei progressi ottenuti fino ad oggi nei Paesi liberali sunniti come gli Emirati Arabi Uniti, l’Arabia Saudita, e gli altri, che stanno creando grandi irritazioni nei paesi vicini e più estremisti, come Pakistan, Iran e Afghanistan. Questi risultano irritati dalla crescente espansione delle libertà personali di donne e uomini. Un effetto domino che potrebbe diventare di proporzioni esorbitanti.

Alla luce di ciò, bisogna anche prendere coscienza, che agli occhi del mondo islamico e arabo, dopo questa debacle causata dall’uscita degli USA e della Coalizione dall’Afghanistan, la credibilità nell’Occidente sta venendo a mancare. Ad aiutare questa “avanzata” anche i media occidentali che confusi dai politici e dalle loro indecisioni, sul da farsi con i nuovi “interlocutori” si dimenano come una barca in alto mare. Nessuno si aspetti cambiamenti da uomini e jihadisti che appartengono alla Shari’a più estremista. E non dimentichiamo il grande lavoro di fino che sta facendo al-Jazeera. Un successo che non si può negare e che ha preso e prende alla sprovvista il lato del mondo che fino ad oggi aveva combattuto anche questo come terrorismo.

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