Afghanistan: l’attuale Paese degli Aquiloni raccontato da chi non può più tornare

Di Giusy Criscuolo

 

Kabul. Mai come oggi, il libro di Farhad Bitani, ex fondamentalista islamico ed ex ufficiale dell’Esercito afghano, ci apre gli occhi su quella porzione di mondo che per 20 anni ha sperato in una democrazia che non è mai arrivata.

Un uomo che ama la sua terra, ma che dal 2011 non può più rivederla, a causa di una Fatwa di morte che è stata emessa nei suoi confronti, per aver denunciato il fondamentalismo da ex radicalizzato e per aver scritto il libro che lo ha condannato al suo perenne esilio.

Uomini afgani portano la bara del giornalista Malalai Maiwand, ucciso a colpi d’arma da fuoco mentre si recava al lavoro a Jalalabad, in Afghanistan, il 10 dicembre 2020. Almeno quattro giornalisti e un addetto ai media sono stati assassinati per rappresaglia per il loro lavoro in Afghanistan nel 2020. . (Reuters / Parwiz)

Farhad lo abbiamo incontrato nel 2019 alla presentazione del suo libro “L’ultimo lenzuolo bianco”. Da poco era stato reso noto il ritiro degli USA dall’Afghanistan. Le sue risposte di allora furono dure, ma quelle di oggi sono un pugno nello stomaco. Uscire da 20 anni di “tregua” o relativa pace, non significa aver portato la democrazia, ma aver freezato il caos che è pronto a riesplodere e più furente di prima.

Il Paese degli Aquiloni, che non merita di essere una zona franca dove molte potenze hanno deciso di farsi la guerra, è l’unico a subire queste scelte scellerate. Un popolo multietnico e diviso internamente da gruppi tribali. Troppi attori coinvolti, in un lembo di terra consumato da guerre altrui.

Farhad mi ricorda che oltre alle guerre fatte di bombe e morti, ci sono anche interessi economici “sommersi” in essere nel Paese. Compreso il primato della droga, che vede la Terra degli Aquiloni al primo posto tra gli esportatori di oppio, con un introito di 70miliardi di dollari annui. Quella che Farhad descrive come una guerra a latere fatta da mafie internazionali e che vede la divisione della torta tra tutti i gruppi di fondamentalisti. “Tenete presente che oltre al caos che tutti conoscono, la Cina si sta appropriando di tutte le risorse naturali dell’Afghanistan, tra cui le miniere di pietre preziose, comprese quelle di diamanti”.

Farhad dal 2019 ad oggi, quanto si sono involute le cose in Afghanistan e quali sono le prospettive sulla sicurezza del Paese nel prossimo futuro?

La presenza strategica in Afghanistan, legata a numerosi paesi esterni o a quelli che noi chiamiamo anche “vicini di casa” è aumentata, peggiorando di molto la situazione. La realtà dei fatti è che gli americani hanno perso la guerra in Afghanistan. Per quanto parlano di vittoria, utilizzando l’accordo stipulato con i talebani. E’ una lucida bugia.

Farhad Bitani quando era un Ufficiale dell’Esercito afghano

Che idea ti sei fatto da ex Ufficiale dell’Esercito Afghano?

Hanno deciso di “abbandonare la nave” da quando si sono accorti che non possono più avere il controllo sull’Afghanistan, perché i Talebani sono aumentati esponenzialmente e si sono divisi in numerosissimi gruppi così come i 24 gruppi di Mujahidin. Nel 2001 gli americani portavano avanti una guerra solo contro i Talebani, ma adesso che le guerre in Iraq e in Siria, stanno perdendo la loro intensità, l’Afghanistan si sta trasformando nella nuova terra di approdo dei terroristi.

In questo caso gli americani sarebbero attaccati su più fronti. Per loro non c’è più convenienza. Inoltre in Afghanistan fanno e farebbero anche una guerra di intelligence, poiché ci sono numerosi agenti dei servizi segreti legati ad altri paesi loro nemici. Mi riferisco ad Iran, Cina, Russia…

Cosa è successo agli USA in Afghanistan?

Gli USA si sono accorti di perdere terreno, iniziando così a perdere la guerra. Mentre all’inizio le perdite erano contingentate, in questi ultimi periodi l’America aveva deciso di non rendere più noto il numero dei suoi deceduti, perché le perdite erano aumentate. Dopo aver speso miliardi di dollari in Afghanistan, l’America non poteva andare via dicendo che aveva perso la guerra. Così ha parlato di un accordo con i Talebani. Ma questo accordo è di facciata. Un accordo che va contro la democrazia, contro quelli che erano gli obiettivi degli americani quando erano entrati in Afghanistan.

Forse ci siamo dimenticati che nel 2001, gli USA erano entrati con obiettivi specifici, come combattere il terrorismo, portare la democrazia, liberare l’Afghanistan da una guerra che durava da 35 anni e salvare il popolo afghano. Abbiamo decimato le speranze. Ci hanno fatto credere che era possibile e oggi ci lasciano un paese peggiore di come lo avevano trovato.

L’ultimo lenzuolo bianco di Farhad Bitani

Come vi sentite?

Siamo delusi, amareggiati e ci sentiamo traditi. Noi li abbiamo accolti con grandi speranze, speranze che non ci sono quasi più. I Talebani non sono cambiati, sono solo peggiorati e adesso sono tanti e divisi tra loro. I Talebani non accettano e non accetteranno mai la democrazia, loro vogliono la Shari’ah (dall’arabo Talib = studente o studioso del Corano). Così facendo gli americani accettano la Shari’ah dei Talebani. Ci aspettavamo la democrazia, non il rafforzamento di queste realtà estremiste. Tutti i giorni ci sono attentati in Afghanistan e muoiono dai 100 ai 200 civili e nessuno ne parla.

C’è qualche dichiarazione del Presidente Biden che ha fatto riflettere?

La tristezza è uscita dalle sue parole. Alla domanda di un giornalista che chiedeva spiegazioni sull’uscita degli USA dall’Afghanistan lui risponde di essere soddisfatto perché in questo anno nessun americano è morto. Ma come! E’ tutti civili che muoiono, tutti quelli che si erano fidati di voi non contano? Contano solo le morti americane? Sono deluso.

In Afghanistan ci sono numerosi players, ma si parla solo di alcuni. Una piccola analisi sulla tua terra?

L’Afghanistan è come un campo di calcio per players internazionali. Dopo la seconda guerra mondiale, la guerra fredda è scoppiata tra tantissimi Paesi e in alcuni ancora esiste. La più conosciuta quella tra Russia e America, ma ci dimentichiamo di quella tra Arabia Saudita e Iran, tra Iran e Israele e tra India e Pakistan. Ne segue che tutte queste guerre fredde hanno scelto come teatro operativo l’Afghanistan. L’Iran lo fa attraverso gli sciiti, la Turchia un altro grande player lo fa attraverso gli uzbeki, il Pakistan attraverso i pashtun, la Cina con grossi investimenti, creando un tavolo di negoziazione a parte, senza dimenticare gli USA uscenti e tutte le altre già citate.

La Cina è recentemente entrata in Afghanistan anche attraverso il Pakistan, finanziando l’Esercito pakistano. Perché la Cina sa che il potere del Pakistan è nelle mani dell’Esercito. Il Capo di Stato Maggiore del Pakistan ha più potere del Presidente stesso. Insomma, tutti i “giocatori” in campo, non hanno interesse a vedere la stabilità e la democrazia all’interno del Paese.

Donne in Afghanistan

Il recente attentato alla scuola delle ragazze fa emergere la fragilità degli equilibri in essere nel Paese degli Aquiloni. Questo attentato cosa vuole colpire?

Il fondamentalismo va sempre contro due cose. La libertà delle donne e l’educazione. Le scuole sono il luogo della cultura e dell’educazione. Sono il futuro del paese, una cosa necessaria. Distruggendo le scuole, mettendo bombe, facendo attentati, loro caricano di paure i civili che per timore di perdere i figli decidono di non mandarli più a studiare. Come un albero senza radici si secca, così un uomo senza cultura ed educazione è più facile da manipolare e usare. Così i Talebani hanno più potere nel diffondere l’ignoranza, acquisendo sempre più autorità nella società.

A questo aggiungo la libertà delle donne, perché la loro libertà gli permette di avere un ruolo importantissimo nella società, anche come educatrici dei figli. I talebani sottomettono le donne, per rubare loro quella libertà educativa nei confronti del figlio. Rubi la libertà ad una donna e hai tolto il futuro ad un bambino. Nelle realtà fondamentaliste, le donne sono sottomesse e l’educazione è eliminata.

Anni fa l’Afghanistan era sotto il dominio dei Talebani e basta. Oggi ci sono numerosi players, tra cui l’IS e altre milizie. Questo rischia di creare ulteriore confusione?

I nuovi gruppi dell’IS in Afghanistan, sono delle costole dei Talebani, che hanno deciso di diventare autonome e staccarsi dalle bandiere bianche. E’ successo che il Pakistan, non poteva finanziare tutti i gruppi di talebani, così altri paesi come Iran, Russia, Arabia Saudita, Turchia hanno iniziato a finanziare questi gruppi. Ma a differenza dei Talebani, che hanno sempre un leader a cui fare riferimento, l’IS dell’Afghanistan non prende ordine dal leader dell’Organizzazione al Quraishi, ma sono cellule autonome finanziate da Paesi esterni.

Mentre in Iraq e Siria l’IS poteva vincere, in Afghanistan resteranno sempre dei piccoli gruppi terroristici. Questo perché gli afghani hanno nel sangue le tradizioni e in terra afghana nessuno straniero potrà mai prendere il potere se non sono gli afghani stessi a volerlo. Al Baghdadi non era mai riuscito ad entrare in Afghanistan per questo. La stessa cosa accadde per Bin Laden. Se Bin Laden non avesse avuto il consenso del mullah Mohammed Omar non avrebbe mai avuto il potere che aveva acquisito. Il popolo afghano difficilmente si fa comandare da uno straniero. Se il mullah Omar non avesse voluto i talebani, non ci sarebbero mai stati.

Il carro e le armi rubate all’Esercito Afghano dopo l’attacco di questa mattina operato dalle milizie Talebane – Area di Jarlez nella provincia di Maidan-Wardak – Credit Telegram

Le donne e i giovani afghani cosa stanno facendo per la democrazia?

Le donne e le attuali generazioni sono stanche. L’ex generazione di giovani afghani, come me, era stanca della guerra. Siamo nati nella guerra, ci siamo cresciuti. L’abbiamo respirata, vissuta e ci siamo radicalizzati e chi ha avuto la fortuna come me, si è deradicalizzato.

Quando l’America è arrivata nella mia terra, sfortunatamente pochi hanno avuto l’occasione di poter cambiare le cose. Avevamo voglia di studiare, di vedere il mondo, di lottare e ricostruire il nostro Paese. La voglia e il desiderio di cambiamento non è finito, ma c’è il timore per quello che sarà. Tutti hanno parlato dell’attentato alla scuola femminile, ma nessuno sa che il giorno dopo, studentesse e studenti sono tornati lo stesso a scuola.

Questo tra le macerie, i vetri, i banchi sporchi di sangue rappreso dove il giorno prima c’erano altri compagni. Ma i giovani erano su quei banchi a urlare con il desiderio di studiare, la loro voglia di cambiamento. A testimoniare per chi non era più seduto accanto a loro.

Da afghano cosa ti senti di dire?

Se l’America vuole andare via, che vada. Ma se vuole uscire in modo onorevole, deve sostenere l’Esercito afghano e il Governo afghano. Non può andare via dividendo il territorio tra Talebani e Governo. Se finirà così, tutto il lavoro che è stato fatto in questi 20 anni andrà bruciato, perduto e noi ci ritroveremo ancora in una guerra infinita.

Le tue dichiarazioni toccanti del 2019, sul ruolo dei militari italiani in Afghanistan ci avevano colpito. Cosa senti di aggiungere a quelle dichiarazioni?

“La missione italiana, posso confermare che è stata davvero la Missione della Pace. Gli italiani, lavorano davvero per il peacekeeping. La Missione affidata all’Italia aveva le province di Herat e Farah dove hanno costruito scuole, ospedali, case e oggi tutto si inizia a perdere. Anche il ritiro degli italiani è visto come un tradimento, perché ad oggi nessun ministro italiano ha rilasciato dichiarazioni su ciò. Nessuno si è preso la briga di salvaguardare gli uomini e le famiglie che hanno lavorato con loro in questi anni. Cosa ne sarà di loro se gli italiani andranno via? Moriranno assieme le loro famiglie? Perché è questo che spetterà a chi è definito un “traditore”.

Non vorrei mai che la missione italiana fosse vista come un fallimento. L’Italia è l’Afghanistan hanno rapporti da oltre 70 anni. I nostri due re si sono rifugiati in Italia e qui hanno vissuto, sposandosi e creando le loro famiglie. Spero che questa amicizia di lunga data continui ad essere tale”.

Una foto effettuata dopo le esplosioni che hanno ucciso 50 studenti – Foto AFP

Le parole di Farhad arrivano dritte all’obiettivo. Da ex fondamentalista a “operatore di verità e convivenza”. Sarebbe stato facile dire è cambiato perché si è convertito al cristianesimo, ma Farhad è rimasto musulmano. Mi colpisce quando afferma che non è la religione a fare la persona, ma ciò che hai dentro. Perché secondo Farhad, prima della religione viene il cuore dell’uomo. “Il cuore dell’uomo è più forte di qualsiasi credo”.

Si evince dalle sue parole, che se si incontra il bene le armi cadono. Ma per fare in modo che le armi cadano bisogna lavorare sugli individui. Purtroppo questa è una sfida ancora più grande, perché come per la conoscenza, che merita dedizione, tempo e studio, così per entrare in empatia con l’altro c’è bisogno di comprensione, ancora studio, umanità e capitale umano di spessore, da poter investire in un progetto così ambizioso. Farhad è un uomo che ha vissuto le tenebre, ha ucciso, ha odiato e che grazie anche ad amici italiani è riuscito ad uscire da quel ginepraio senza fine.

La fortuna di Farhad è stata la madre, che nonostante l’inferno dell’estremismo è riuscita a lasciare un pezzo del suo cuore bianco: “Mia madre mi diceva sempre che non esiste il buono e il cattivo. Esiste il cuore dell’uomo. Se ce l’hai buono non diventerai mai cattivo. E se anche il cuore più buono dovesse diventare nero a causa della violenza in cui ha vissuto, un punto bianco ci sarà sempre e quel punto bianco permetterà all’uomo di recuperare la bontà persa”. Tratto dal – L’ultimo lenzuolo bianco di Farhad Bitani –

 

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