ROMA. Si è tenuto il 4 novembre, nella Sala Zuccari del Senato, il convegno “La protezione delle infrastrutture strategiche nelle crisi transnazionali”, organizzato da Athena Centro Studi e Alé Comunicazione su iniziativa del senatore Luca De Carlo, presidente della IX Commissione permanente del Senato.
Sono intervenuti esponenti tra i più autorevoli del mondo della Difesa, dell’Industria e delle associazioni di categoria, dall’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, presidente del Comitato militare NATO, al presidente di Leonardo, Francesco Macrì, all’ambasciatore Massimo Marotti, direttore del Servizio Strategie e Cooperazione dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, dal presidente di BIP, Donato Iacovone, a Giorgio Marsiaj, vice presidente di Confindustria per l’Aerospazio, Igor Kranjec ed Alessandro Manfredini, rispettivamente segretario generale di AssoCISO e presidente di AIPSA.
Tema centrale come far fronte alla pervasività degli attacchi ibridi in un contesto di estrema velocità di cambiamenti di scenario geopolitico sullo scacchiere internazionale e per la diffusione dell’intelligenza artificiale.
De Carlo ha ricordato come “la nostra libertà decisionale rientra a piena regola nella protezione della Sicurezza Nazionale, di pari passo con la solidità del sistema industriale e con la capacità di resistere ai giochi di pressione provenienti da attori esterni. Il Governo Meloni ha riportato l’Italia al centro delle interlocuzioni internazionali, come Paese e alleato forte e con una propria postura, indipendente e solida. I tempi impongono ulteriori sforzi per trovare una sintesi tra le componenti che costituiscono il sistema paese per tracciare la rotta e indicare le priorità strategiche della Nazione. Oggi la manipolazione informativa è uno dei principali talloni d’Achille delle democrazie occidentali e uno degli strumenti chiave della guerra ibrida. L’Italia non è un semplice osservatore: dobbiamo continuare quel percorso comune tra istituzioni, industria e Forze Armate per definire una Strategia nazionale che tuteli i nostri interessi e il nostro futuro”.
Robert Hassan, CEO di Alé Comunicazione e presidente del Consorzio CyberArea, in apertura del convegno, ha dichiarato: “Siamo riusciti a mettere in comunicazione tra loro mondi indispensabili per il nostro Paese: la Difesa, perno centrale per governare gli scenari conflittuali; le istituzioni sia di esecutivo che legislatori, l’Agenzia di Cybersicurezza, per gli aspetti regolatori e per la diffusione della cultura cyber; i grandi player italiani, che giocano un ruolo decisivo per l’offerta di soluzioni e consulenza alle pubbliche amministrazioni ed alle infrastrutture critiche; i giovani capaci di ideare progetti innovativi che devono trovare supporto e le Associazioni di categoria per far riconoscere il ruolo essenziale degli esperti. Si tratta di un approccio che abbiamo integrato da tempo in Alé fondando StartUp come Be Symboolic, la cui intelligenza artificiale oggi supporta lo Stato Maggiore della Difesa e il Consorzio CyberArea che ha contribuito a scrivere la normativa nazionale per realizzare il primo Cyber Parco in Italia, anche per la Difesa. C’è bisogno quindi di avere sempre una visione ampia e multilaterale, non solo essere capaci di comunicazione strategica, ma creare ecosistemi innovativi che collaborino tra loro per il futuro della Nazione”.
Annalaura Di Michele, presidente del Centro Studi Athena, ha sottolineato che “oramai è noto come il concetto di sicurezza sia profondamente mutato. Il confronto non si esplicita più solo nella sua forma convenzionale, ma abbraccia tutta una serie di ecosistemi e domini che hanno determinato un ampliamento dello spettro e dei paradigmi della competizione. La convinzione che l’interdipendenza economica potesse garantire uno scudo solido al punto da eliminare qualsivoglia minaccia è oramai un ricordo ben tramontato. Pertanto, è nostro dovere costruire le basi di un sistema paese solido che possa resiste a minacce di tipo ibrido che tentano di ledere la resilienza del tessuto sociopolitico del nostro Paese”.
L’ammiraglio Cavo Dragone ha messo in evidenza come “tra pace e guerra non c’è più una linea netta: viviamo in una competizione permanente. Il campo di battaglia oggi comprende il cyberspazio, lo spazio, i fondali marini e la mente delle persone. E la difesa non è più solo una faccenda militare. Un esercito moderno viaggia su binari civili, comunica su reti civili e funziona con energia civile. In altre parole, la resilienza civile è la prima linea della difesa collettiva. Però attenzione: correre non basta, bisogna prepararsi con giudizio. I romani lo dicevano in due parole: festina lente, affrettati lentamente. Dobbiamo accelerare, sì, ma senza comprare in fretta sistemi che fra tre anni saranno superati. E senza dimenticare che ogni capacità ha bisogno di persone addestrate, di manutenzione, di scorte e di un’industria capace di sostenerla nel tempo”.
Nel suo intervento Macrì, presidente di Leonardo, ha precisato che “la sicurezza nazionale trova il suo significato più profondo nella capacità di proteggere le persone e tutto ciò che sostiene la vita economica, sociale e democratica del Paese. In uno scenario internazionale sempre più complesso e interconnesso, questa responsabilità richiede una visione di lungo periodo, investimenti stabili e una stretta collaborazione tra istituzioni, Forze Armate, industria e mondo della ricerca. Leonardo contribuisce a questo percorso attraverso l’innovazione e la valorizzazione delle competenze, rafforzando l’autonomia strategica dell’Italia e dell’Europa. Investire nella sicurezza significa, prima di tutto, investire nel nostro futuro, creando opportunità di crescita e competitività per l’intero sistema Paese”.
Sui contesti internazionali è intervenuto in particolare l’ambasciatore Marotti, Direttore del Servizio Strategie e Cooperazione dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, che ha dichiarato: “La cybersicurezza non si esaurisce nella gestione di un incidente, è ormai una componente della sicurezza economica e della competitività di un Paese. Come ACN lavoriamo con le Agenzie del G7 perché chi gestisce le infrastrutture critiche, dalle reti dell’energia a quelle delle telecomunicazioni, sappia guardare dentro le tecnologie che impiega, intelligenza artificiale compresa: la trasparenza della filiera è già, in sé, una forma di sicurezza”.
Iacovone ha sottolineato l’importanza fondamentale della sovranità strategica, affermando come “in una fase storica caratterizzata da instabilità degli equilibri geopolitici e minacce sempre più interconnesse, la protezione delle infrastrutture strategiche non riguarda più soltanto la sicurezza dei singoli impianti, ma la sovranità nazionale e la resilienza dell’intero sistema Paese. Dobbiamo quindi superare una visione settoriale della sicurezza e adottare un approccio integrato, capace di prevenire le crisi e garantire la continuità delle funzioni essenziali. Questo richiede una visione strategica di lungo periodo, investimenti in innovazione e sicurezza e una collaborazione sempre più stretta tra istituzioni e operatori privati. La sicurezza non è un costo, ma un investimento nella competitività e nell’autonomia strategica dell’Italia. Non possiamo limitarci a reagire alle emergenze: dobbiamo costruire oggi la capacità di affrontare le crisi di domani. Perché proteggere le infrastrutture significa, in ultima analisi, proteggere i cittadini, le imprese e la continuità della vita quotidiana”.
In chiusura del primo panel, Marsiaj ha posto l’attenzione sulle filiere, spiegando come “l’Europa risponde troppo lentamente alle sfide di Stati Uniti, Cina e mercati emergenti. Serve una strategia industriale di lungo periodo, che parta dall’energia e dalla difesa dell’industria di base, e un mercato unico europeo dell’energia. Difendere la capacità produttiva significa anche organizzare le filiere strategiche perché grandi gruppi e PMI crescano insieme. È l’obiettivo di Connext 2.0 Filiere, che abbiamo avviato partendo proprio da aerospazio, difesa e sicurezza, dove la domanda cresce di più e più in fretta. È un modello che vogliamo estendere alle altre filiere strategiche, a partire da quelle dell’industria di base”.
Il consigliere per la Sicurezza energetica del ministro della Difesa, Calabrò, si è soffermato sulle criticità del settore energetico: “La sicurezza energetica non significa soltanto disporre di energia, ma poterla garantire quando serve, dove serve e con la continuità necessaria, anche durante una crisi. Oggi un’interruzione dell’energia può propagarsi rapidamente alle telecomunicazioni, alle infrastrutture digitali, alla logistica e ai servizi essenziali, trasformandosi in un problema di sicurezza nazionale. Per questo la resilienza energetica deve essere progettata fin dall’inizio, prevedendo ridondanza, autonomia, funzionamento in condizioni degradate e priorità di ripristino. È un ambito nel quale la Difesa può offrire un contributo importante in termini di pianificazione, capacità operativa e gestione degli scenari di crisi.”
Il direttore Accademico del Centro Alti Studi Difesa, Alessio Merlo ha tenuto una disanima sulle effettive capacità di protezione e resilienza delle infrastrutture energetiche sugli scenari di crisi internazionali con particolare attenzione alla continuità dei servizi essenziali in caso di attacco informatico.
Kranjec, di ASSOCISO, ha posto all’attenzione della platea il fondamentale ruolo dei Chief information Security Officer, ovvero di coloro che sono in prima linea a difesa delle reti nazionali: “In uno scenario in cui la dimensione cyber è sempre più parte integrante della difesa nazionale, il CISO assume un ruolo strategico che va ben oltre la competenza tecnologica. Chi garantisce la sicurezza cyber nelle imprese e nelle infrastrutture del Paese è oggi un presidio essenziale della sicurezza nazionale e per questo è necessario definirne anche sul piano normativo ruolo e funzione, a garanzia della tenuta e della resilienza dell’intero sistema-Paese.”
Infine Manfredini ha spiegato il ruolo dell’Associazione esperti di sicurezza sottolineando come “ogni giorno lavoriamo con i diversi stakeholder per costruire un terreno comune, mettendo a disposizione l’esperienza di chi la sicurezza la gestisce sul campo. Nessun attore può infatti affrontare da solo minacce di natura ibrida, servono un linguaggio comune e un confronto costante tra imprese e istituzioni”.
Il quadro che ne è emerso è quello di scenari sempre più interconnessi dove diventa difficile operare una separazione netta tra infrastruttura civile e militare e nei quali previsione di cyberattacchi, capacità di analisi nell’instabilità geopolitica, possesso di soluzioni innovative e professionalità nazionali, definiscono la frontiera per poter competere nei nuovi contesti internazionali.
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