ROMA. In occasione dell’83° Anniversario della difesa di Roma, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, accompagnato dal ministro della Difesa Guido Crosetto ha deposto, oggi, una corona di alloro ai Caduti militari e civili della Difesa di Roma presso Porta San Paolo.

Successivamente, al Parco della Resistenza, il capo dello Stato ha deposto una seconda corona al Monumento alla Memoria.
Nel suo discorso il ministro Crosetto ha detto: ” L’8 settembre 1943 è una delle date più drammatiche della nostra storia. È il giorno dell’armistizio, quando improvvisamente vengono a meno ordini, certezze, punti di riferimento. Ma fu anche il giorno nel quale migliaia di italiani si trovarono davanti a una domanda semplice e terribile: Cosa facciamo adesso? A Roma tra l’8 e il 10 settembre le forze tedesche tentarono di assumere il controllo della capitale. I nostri militari si opposero. I granatieri in Sardegna, i lancieri di Montebello, i reparti della Sassari, i carabinieri e altri uomini delle forze armate combatterono lungo le strade di Roma, fino a Porta San Paolo. Ma qui accadde qualcosa che ancora oggi ci parla. Accanto ai militari arrivarono i cittadini. Vennero dalla Montagnola, dall’Ostiense, dagli altri quartieri della città”.
Erano operai, studenti, insegnanti, commercianti, casalinghe, uomini e donne che fino a poche ore prima conducevano una vita normale e che decisero di non voltarsi dall’altra parte.
Alcuni presero le armi, altri portavano acqua, soccorso ai feriti, procuravano cibo, offrirono riparo. Militari e civili si trovarono fianco a fianco.

“Non erano tutti uguali – ha aggiunto Crosetto – non avevano necessariamente le stesse idee o la stessa storia. Non seppero riconoscere subito qualcosa per cui unirsi, la libertà, la dignità, la difesa della propria città e del proprio paese. Quella è la lezione più forte di Porta San Paolo. Tra coloro che combatterono vi fu Raffaele Persichetti, tenente di complemento dei Granatieri in Sardegna, invalido di guerra, che all’annuncio dell’armistizio raggiunse volontariamente i suoi soldati sulla linea di combattimento. Qui morì e fu insignito della medaglia d’oro al valore militare. La sua è una delle tante storie di questi giorni, storie diverse, ripeto, accumulate dal coraggio di saper scegliere quando tutto sembra crollare”.

Ritroviamo questo coraggio anche a Cefalonia, a Corfù, ha proseguito il ministro “dove gli uomini della divisione Acqui decisero di resistere alle forze tedesche. Lo ritroviamo negli oltre 650.000 internati militari italiani, che dopo essere stati catturati rifiutarono in larghissima parte di collaborare con la Germania nazista e con la Repubblica sociale italiana, pagando quel rifiuto con la prigionia, la fame, il lavoro coatto e per migliaia di loro con la vita. Una resistenza con le armi e una resistenza senza armi, ma prima ancora una scelta di coscienza”.
Roma subì 9 mesi di occupazione, deportazioni, violenze, ma anche solidarietà di tanti cittadini che nascosero i perseguitati, curarono i feriti, procurarono documenti, cibo, rifugi, rischiando la vita.
Fino alla liberazione di una Capitale, il 4 giugno 1944 e da qui, da quell’Italia, da quelle scelte, da quei sacrifici, da questa Italia, da queste persone nasce la Repubblica nella quale viviamo.
“Ed è proprio per questo che la resistenza deve essere ricordata: per quello che rappresenta nella sua totalità una parte fondamentale della storia della nostra libertà, della nostra Repubblica, della nostra essenza. Non deve diventare, non può essere mai un motivo di divisione. Può e deve essere un patrimonio comune, perché la libertà non è di una parte – ha proseguito Guido Crosetto -. La libertà appartiene a tutti. È giusto ricordare, è giusto discutere, è giusto trasmettere alle nuove generazioni la coscienza di ciò che è accaduto. Nel modo più alto di celebrare quegli eventi e fare in modo che la memoria ci avvicini, anziché allontanarci nei momenti di difficoltà”.
Oggi “viviamo in un mondo profondamente diverso da quello del 1943, ma non necessariamente più sicuro. Venti minacciosi spirano nuovamente in molte parti del mondo. Le guerre sono tornate nel cuore dell’Europa, crescono le tensioni internazionali, le minacce sono sempre più complesse attraverso dimensioni diverse, quella militare, quella cibernetica, quella spaziale, quella energetica, quella della disinformazione, quella tecnologica, quella che viene chiamata ibrida. Di fronte a tutto questo la sicurezza non può essere soltanto responsabilità delle forze armate. La sicurezza e la libertà di un paese dipendono anche dalla sua capacità di rimanere unito, di resistere, di reagire insieme. Riguarda le istituzioni, le forze armate, le imprese, il mondo della ricerca, e prima di tutto i cittadini”.
Le tecnologie cambiano, cambiano le armi, cambiano i modi di combattere, ma ciò che non cambia è ciò che deve rendere forte una comunità.
“Sono la fiducia, la solidarietà, il senso di appartenenza – ha evidenziato il ministro della Difesa – la capacità di aiutarsi nei momenti difficili. È questo che dobbiamo imparare nella nostra storia e trasmettere ai nostri figli. La pace, la libertà e la democrazia non sono garantite per sempre. La libertà si custodisce, si difende. Abbiamo appena reso omaggio con la deposizione della Corona del Monumento ai Caduti di tutte le guerre, a quelli che hanno perso la vita servendo il nostro Paese. L’abbiamo fatto insieme col Presidente della Repubblica, con le istituzioni, con le forze armate, con i cittadini”.
“E questo è il significato più profondo di questa giornata – ha concluso -: ricordare insieme ciò che dobbiamo difendere, non quello che hanno difeso loro, quello che dobbiamo difendere noi. Perché davanti al sacrificio compiuto dagli altri, le nostre divisioni diventano più piccole. Rimane il coraggio, rimane il senso del dovere, della solidarietà, rimane l’umanità”.
Ricordiamo, infine, che tra l’8 e il 10 settembre 1943, nei giorni drammatici dell’armistizio, i Carabinieri si unirono a militari e cittadini per difendere la Capitale dall’avanzata delle truppe nazi-fasciste. Un episodio cruciale di coraggio e Resistenza che ha segnato la storia d’Italia.
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