Arabia Saudita: Inizia una feroce guerra commerciale alla Turchia

Di Giusy Criscuolo

Riyad. Non è una novità che l’Arabia Saudita viva un forte contrasto politico con la Turchia e alla luce degli ultimi accadimenti operati dalla politica “ottomana” di Ankara, le cose sono peggiorate.

Le relazioni sono state ulteriormente compromesse, non solo dai fascicoli di Qatar e Siria, ma anche dalle sempre più insistenti accuse di sostegno al terrorismo in terra di Libia, Sudan e Iraq (tralasciando il nuovo intervento nel Nagorno Karabakh in territorio del Caucaso che poco interessa al Regno Saudita).

Guerra commerciale alla Turchia – Credit Sasapost

Ad esacerbare la situazione è stata la dichiarazione di Recep Tayyp Erdoğan, durante la sua ultima visita in Qatar. Esternazione che ha indignato l’Arabia Saudita e tutto il mondo arabo della penisola: “… la presenza delle forze turche nella base militare a Doha mantiene la stabilità degli Stati del Golfo”.

A questa affermazione ha risposto immediatamente il Presidente del Consiglio delle camere saudite e Presidente del consiglio di amministrazione della Camera di Riyadh, Ajlan Al-Ajlan, che ha ripetutamente chiamato a partecipare ad una campagna di boicottaggio sulla merce turca, già lanciata lo scorso anno.

Al-Ajlan ha detto su Twitter: “Lo dico con assoluta certezza e chiarezza: Nessun investimento… Nessuna importazione … Nessun turismo. Come cittadini e uomini d’affari, non avremo alcun rapporto con tutto ciò che è turco. Mi rivolgo anche alle aziende turche che operano in Arabia Saudita, invito a non trattare con loro. Questa è la nostra minima risposta contro la continua ostilità e insulto turco alla nostra leadership e al nostro paese”.

Una lotta che sembra aprirsi su due fronti quello religioso e quello politico. Una lotta che ha radici profonde nella storia di queste regioni e risalente ai periodi del Califfato abbaside e dei sultanati Selgiuchidi.

Una delle utlime dichiarazioni del Presidente del Consiglio delle camere saudite e Presidente del consiglio di amministrazione della Camera di Riyadh – Ajlan Al-Ajlan

Alcuni studiosi locali vedono un conflitto tra due correnti che rappresentano la realtà sunnita, mentre altri vedono una lotta politica egemonica dedita alla conquista di consensi nel Medio Oriente. Tensioni legate a questioni di politica estera e all’ approccio utilizzato da Ankara nei confronti dei gruppi politici più estremisti dell’Islam. In ultimo e non per ultimo, l’inasprimento dei rapporti sembrerebbe essere anche legato all’uccisione del giornalista saudita Jamal Khashoggi, il 2 ottobre 2018, ad Istanbul, avvenuto però nell’ambasciata saudita. (Dicono per screditare la credibilità del “Regno Saudita” agli occhi del mondo Islamico ed Internazionale).

Sulla base delle riflessioni di cui sopra, sembrerebbe da dati incrociati e comparati tra diversi studiosi e giornalisti, che la crisi possa essere attribuibile a tre diversi fattori. Si parla della competizione tra le leadership dei due Paesi sul mondo islamico, nello specifico sunnita. Dove la Turchia sembra aver ottenuto grandi successi, formando un blocco politico islamico guidato da un gruppo non arabo che comprende Pakistan, Malesia, Indonesia, Iran e Qatar, escludendo l’Arabia Saudita e aprendo la strada alla costituzione di un’organizzazione islamica. Al-Islami, la cui sede è a Gedda.

La seconda ipotesi, paventa la morte del giornalista saudita e la terza si soffermerebbe sul fatto che Istanbul sia diventata il quartier generale dei movimenti di opposizione saudita, egiziano e del Golfo, permettendogli di creare un mondo multimediale unicamente legato alla Fratellanza, senza subire censura alcuna.

Donne saudite che indossano guanti protettivi fanno acquisti in un supermercato, in seguito allo scoppio della malattia da coronavirus (COVID-19), a Riyadh, Arabia Saudita, 11 maggio 2020. REUTERS / Ahmed Yosri

Resta di fatto che le scelte operate dal “sedicente sultano” stanno creando gravi disagi alla Turchia tutta ed a tutti coloro che vorrebbero ribellarsi all’attuale “regime” trovandosi con le mani legate.

Queste cattive relazioni politiche alla fine hanno portato allo scoppio di una delle guerre commerciali attuali più aspre del Medio Oriente. Una vasta gamma di istituzioni e società saudite che operano in vari settori commerciali ed industriali hanno annunciato la loro adesione al boicottaggio dei prodotti turchi, dando una delle più grandi risposte panarabe dell’ultimo periodo.

L’elenco delle aziende che hanno aderito alla campagna negli ultimi giorni comprende Al-Abd Al-Latif Furniture, Al-Watania Market, Al-Qafari Furniture and Carpet Group, Al-Tamimi Market, Abdullah Al-Othaim Market, Astra Market e Danube.

Le aziende che hanno annunciato questa decisione hanno sottolineato che si tratta di solidarietà con la campagna popolare per il boicottaggio dei prodotti turchi, descrivendo questa misura come un “dovere nazionale”.

Boicottaggio dei prodotti turchi su Twitter

Il popolo saudita e quello arabo, geloso della propria patria, boicottano # i prodotti turchi e ripetono # Boycott_Turkish_products. Semplicemente non vogliamo e non vogliamo trattare con nessuna società in un paese che ha piani contro il nostro paese, e il suo presidente interferisce nei nostri affari e negli affari dei paesi arabi, e fa sempre dichiarazioni ostili contro i nostri leader … Non abbiamo bisogno di merci # Turchia

Tamimi Markets ha dichiarato di annunciare la sospensione delle operazioni di importazione dalla Turchia, compresi gli acquisti locali di merci turche. Le merci che sono ancora sugli scaffali  verranno vendute fino a esaurimento scorte.

Il gruppo Al-Qafari ha chiarito che tutti i suoi reparti sono stati incaricati di interrompere l’importazione di tutti i prodotti provenienti dalla Turchia e sono stati invitati a smettere di trattare con tutte le fabbriche e i marchi turchi nel paese, oltre a non inviare nuovi ordini. Come per tutti i gruppi commerciali sauditi, le merci saranno vendute fino ad esaurimento scorte.

Questa “guerra economica” rischia di bloccare anche gli investitori sauditi ed il turismo da e per la Turchia, mettendo ulteriormente a rischio la già instabile economia di Ankara. E’ da sottolineare infatti che l’Arabia Saudita è al 15 ° posto nell’elenco dei maggiori mercati di esportazione della Turchia, con vendite importanti nel ramo dei tappeti, tessuti, prodotti chimici, cereali, mobili e acciaio e che ammonta a $ 1,91 miliardi nei primi otto mesi di quest’anno e che generalmente ammonta a $ 5 miliardi l’anno.

Senza dimenticare gli investimenti effettuati da imprenditori sauditi in Turchia, che al 2017 avevano acquistato 3545 proprietà.

Mevlut Cavusoglu – Ministro degli Esteri turco

Dal suo canto la Turchia riporta l’analisi di uno scrittore e studioso turco, Ayub Saghjan, secondo il quale: “Le nuove direttive delle autorità saudite per i commercianti, importatori e compagnie di navigazione confermano che il divieto di importazione dalla Turchia diventerà presto completo… – secondo lo studioso – questa decisione non danneggerà solo la Turchia, ma gli stessi sauditi. In particolare i commercianti, che importano molti beni di prima necessità dalla Turchia, a prezzi molto più bassi rispetto ad altri paesi”.

Mentre Anatolia News Agency, riporta l’intervento del ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu: “Se approvato, tale divieto non è conforme alle leggi dell’Organizzazione mondiale del commercio e al diritto commerciale internazionale. Cercheremo di risolvere la controversia a livello bilaterale, ma se le trattative dovessero fallire saremo costretti a prendere provvedimenti nel caso in cui si imponga un embargo”.

Sta di fatto che dalla scorsa settimana ad oggi, sui social media i sostenitori sauditi del regime al potere hanno rinnovato le loro richieste di boicottaggio sulla Turchia. Sullo sfondo appaiono evidenti le lacerazioni ed i conflitti aperti da Ankara con alcuni paesi del Golfo.

Su Twitter l’hashtag più ripetuto #block_turkishproducts. Rimasto ad oggi, nella lista degli hashtag più popolari in Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Bahrain, mentre alcuni hanno iniziato a chiedere il divieto di messa in onda per le serie turche, oltre al rischio di boicottaggio per il turismo. A gioire e ad apprezzare tale mossa di campo, anche alcuni degli abitanti del Maghreb, tra cui libici ed egiziani.

Il Medio Oriente non è mai stato un posto privo di focolai, ma in questo periodo storico sembra che le antiche rivalità e i mai sopiti dissapori inizino ad aumentare la difficoltà di convivenza tra la realtà turca e quella araba.

 

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