Attacco Siria, quel tweet del 2013 che evidenzia il modo di pensare di Trump

Washington. Nel 2013 l’attuale presidente Usa, Donald Trump se la prese con il suo predecessore Barack Obama sostenendo che se avesse attaccato la Siria sarebbero successe tante “brutte cose”. Fece questa dichiarazione in un tweed che oggi è stato ripostato in rete. Nel messaggio definì Obama “un pazzo” e lo invitò a non attaccare il Paese medio orientale, pena gravi ripercussioni.

Rimarcò il concetto con un altro tweet, affermando che se Obama voleva attaccare la Siria doveva “ottenere l’approvazione del Congresso”. E, se non lo avesse fatto, avrebbe commesso un “grave errore”.

Oggi, Trump è al comando di una grande potenza economico e militare. Chissà se si è ricordato di queste parole. Ma la nuove tecnologie, non sono come gli uomini che dimenticano presto, che distinguono il mondo in buoni ed in cattivi. Le tecnologie ricordano e fanno passare alla storia tutto quello che gli uomini fanno o che dichiarano.

Immagine della guerra civile siriana.

E se prima Obama era il “cattivo”, oggi lui, Trump, si presenta sulla scena politica internazionale come il  buono. E dall’alto di questa sua “infinita bontà” nelle dichiarazioni davanti le telecamere si commuove per i bambini morti e feriti nel bombardamento compiuto con armi chimiche, martedì scorso. Un atto di cui in verità non si sa ancora chi attribuirne la paternità. E così dopo averlo anticipato con dichiarazioni in tutti i modi, ieri ha deciso di far colpire da due sue navi, con , la base militare da dove, secondo quello che lo stesso Trump aveva detto, è partito l’attacco dei giorni scorsi.

Uno dei missili Tomahawk lanciati la scorsa notte contro la Siria da una nave Usa.

Utilizzando una buona capacità di propaganda ha dato tutta la colpa ai siriani sostenendo che Al Assad, presidente siriano, ha asfissiato le vite di uomini, donne e bambini indifesi. “Inclusi – ha aggiunto – neonati che sono stati crudelmente assassinati da un attacco barbaro. Nessun figlio di Dio dovrà soffrire un orrore così”.

A distanza di quattro anni, Trump avrebbe cambiato idea ordinando l’attacco mirato. Un’azione militare che ha visto Ma dei 59 missili Tomahawk sparati solo 23 hanno raggiunto l’obiettivo, gli altri 36 sono caduti in un luogo sconosciuto.

Intanto è salito a 15 il numero dei morti nell’attacco: 6 soldati della base e 9 civili, tra cui quattro bambini, secondo un bilancio fornito dall’agenzia ufficiale siriana Sana. I missili avrebbero colpito anche case attorno alla base. Mosca non ha registrato invece vittime russe.

La mentalità americana che il giusto stia sempre da una sola parte (la loro) ha portato nella storia recente a tanti errori, non solo nel Medio Oriente, ma anche in altre numerose parti del mondo.

Intanto, il presidente siriano Bashar al Assad va all’attacco bollando il comportamento degli Usa come “spericolato e irresponsabile”.

“La Siria e i suoi alleati risponderanno in maniera appropriata a quest’aggressione”,  ha detto oggi Buthayna Shaaban, consigliere politico del presidente siriano commentando l’attacco americano compiuto nella notte contro una base militare governativa nella Siria centrale. Intervistata dalla tv panaraba al Mayadin, vicina all’Iran, Shaaban ha assicurato che “il coordinamento tra Damasco e suoi alleati (la Russia e l’Iran) continua”.

Duro anche il commento del presidente russo Vladimir Putin che ha accusato Washington di aver compiuto “un’aggressione contro uno Stato sovrano”. Un’aggressione che comprometterà le relazioni tra Usa e Russia. Mosca, come prima risposta, ha annunciato che rafforzerà le difese aeree di Damasco per proteggere le infrastrutture e ha sospeso l’intesa con gli Stati Uniti che garantisce la sicurezza dei voli durante le operazioni in Siria.

La Russia ha comunque confermato di essere stata avvisata prima del raid. Ma sostiene che l’attacco chimico è stato solo “un pretesto” per l’operazione americana decisa in precedenza. Ed ha chiesto una riunione urgente del Consiglio di Sicurezza dell’Onu.

Il conflitto siriano, ragionano al Cremlino, ora potrebbe favorire le milizie jihadiste sia legate all’ISIS che ad Al Nusra.

Miliziani Al Nusra.

Anche l’Iran protesta per “un’azione unilaterale pericolosa”. Ma Washington fa sapere che prima agire ha avvisato anche i Paesi alleati oltre che organismi internazionali come la NATO e l’Unione europea.

L’Europa con il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, ha dichiarato che l’uso delle armi chimiche “doveva avere una risposta”. Mentre, in un comunicato congiunto, i leader francese e tedesca, François Hollande e Angela Merkel, hanno sottolineato come “l’intera responsabilità pesi su Assad” ed hanno auspicato “sanzioni appropriate dell’ONU” per l’uso delle armi chimiche.

Più diplomatico il comnento del premier italiano Paolo Gentiloni che ha ribadito l’impegno comune “perché l’Europa contribuisca alla ripresa dei negoziati” con ONU e Russia. “Chi fa uso di armi chimiche non può contare su attenuanti – ha aggiunto -. L’azione americana rimarrà limitata”.

A fianco di Trump molti nemici storici della Siria: Israele, Arabia Saudita e Turchia. Il Governo di Ankara ha addirittura auspicato che il lavoro venga “completato” ed ha invocato la rimozione di Assad “il prima possibile”.  Il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, ha previsto “nuove ondate di migranti” in fuga dalla Siria ed ha chiesto una “safe zone”. Sempre secondo la Russia infine, i miliziani antigovernativi hanno lanciato un vasto attacco contro le truppe siriane dopo il raid missilistico degli Usa

Autore