Azioni belliche: gli animali a sostegno dell’uomo sui campi di battaglia. Breve storia di un rapporto antichissimo

Di Assunta Romano

Roma. L’utilizzo di animali in azioni belliche risale a tempi lontanissimi, alle origini della civiltà umana.

Addestramento dei cani anti esplosivi

Usati per la loro forza, intelligenza, resistenza alla fatica o docilità sono stati per secoli l’Armata invisibile che ha accompagnato l’uomo sui campi di battaglia pagando sempre un contributo altissimo.

Il rapporto tra l’uomo e gli animali è stato sin dall’antichità di mutuo soccorso, nell’agricoltura cosi come nelle attività belliche, consolidando con alcuni di essi una relazione ancestrale che dura tutt’oggi seppure in forme e modalità differenti.

Già nel XVIII secolo a.C. cani da guerra di razza saluki (o levriero persiano) furono usati dagli Hyksos per invadere l’Egitto sul finire del periodo della storia egizia.

Cani della Mesopotamia ed indiani venivano usati in battaglia dagli Assiri, le popolazioni greche e balcaniche tra il V e II sec a.C. usavano in guerra cani pastore e da caccia, fino ad arrivare ai Romani che si avvalevano della forza dei progenitori del Mastino napoletano sui campi di battaglia e dei Cani da Pastore Maremmani abruzzesi per le attività di supporto.

Unità cinofile in addestramento

Scorpioni, piccioni (usati per le ottime capacità di orientamento dai Re persiani ed in tempi moderni dagli alleati nello sbarco in Normandia), elefanti (Annibale si avvalse della loro mole e soprattutto dell’effetto sorpresa per l’attraversamento delle Alpi), mucche, cammelli, muli (impiegati per il trasporto degli obici e delle provviste), orsi e perfino api, che i Greci e i Romani usavano perché abili a penetrare nelle armature dei nemici.

Nessun animale è stato però utilizzato sui campi di battaglia quanto il cavallo che per la sua forza e resistenza ha servito l’uomo sin dai tempi più remoti, a partire dai Sumeri nel 2500 a.C.

Un cane del Servizio Cinofili della GdF

Nella Grande Guerra ha fatto parte insieme a muli ed asini dell’Esercito invisibile e spesso dimenticato dei circa 10 milioni di quadrupedi che con l’uomo hanno condiviso le lunghe traversate sui monti e la dura vita al fronte, insieme ai 200 mila piccioni e colombi viaggiatori , agli oltre 100 mila cani.

Fanti italiani trainano masserizie con cani

Un Esercito di 16 milioni di animali, insieme a polli, buoi e maiali che condivise con i 74 milioni di soldati la tragedia della Prima Guerra Mondiale.

Ai giorni nostri la relazione uomo – animale in ambito militare ha assunto una connotazione diversa, basata maggiormente sull’utilizzo delle capacità etologiche di ciascuno di essi.

Il cane, in particolare il Pastore Tedesco, è la razza piu’ utilizzata dagli Eserciti di tutto il mondo per il suo coraggio, intelligenza ed addestrabilità ed impiegato in operazioni di sorveglianza di obiettivi strategici, di ricerca di armi e munizioni o durante le operazioni di “bonifica”.

Ordine pubblico e vigilanza, antidroga, antiesplosivo, ricerca e soccorso in superficie o sotto le macerie sono gli ambiti di intervento delle Unità Cinofile della Polizia di Stato che richiedono specifiche abilità per le quali sono impiegate razze canine con caratteriste peculiari, come il Pastore Tedesco, il Pastore Belga Malinois, il Labrador Retriever o il Beagle per citarne alcune.

Molto importante l’utilizzo dei cani antidroga

Non solo cani, ma anche topi, cavalli, delfini, maiali e foche che mettono a disposizione le loro abilità ed intelligenze per scopi militari e per salvare vite umane, spesso sacrificando la propria.

Ma questa è un’altra storia.

Fonti

  • Documentario “Animali nella Grande Guerra” di Folco Quilici (2015)
  • Marta Frigerio: La guerra degli animali: 13 specie sui campi di battaglia (RIVISTA NATURA – 2017)

 

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Autore