Beni confiscati: firmato il protocollo d’intesa tra l’ANBSC e l’Istituto per il Credito Sportivo

Di Assunta Romano

Roma. E’ stato sottoscritto, nei giorni scorsi, il Protocollo d’intesa tra l’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (ANBSC) e l’Istituto per il Credito Sportivo (ICS) con lo scopo di valorizzare quei beni confiscati destinati o da destinare alla collettività come impianti sportivi.

Un bene confiscato alla mafia

Con questa intesa l’ICS ha deliberato lo stanziamento di un importo pari a 1.500.000 di euro a favore dei soggetti aggiudicatari delle procedure di assegnazione di beni immobili indette dall’Agenzia o da parte degli Enti territoriali.

L’ANBSC istituita nel 2010 con lo scopo di provvedere all’amministrazione e alla destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, ha attualmente 18.702 immobili in gestione e 16.461 immobili destinati a fronte di 2.857 aziende in gestione e 1.317 destinate (dati ANBSC del 27 dicembre scorso).

Si tratta di immobili (case, terreni, appartamenti, box ed altro) ed aziende sequestrate in tutta Italia senza esclusione di alcuna regione, con aree  ad alta concentrazione di beni confiscati e a testimonianza di un’ evidente  ramificazione delle mafie su tutto il territorio italiano.

Dalla relazione sull’attività svolta dall’ANBSC nel periodo 2019- 2020 emerge una concentrazione dei beni confiscati pari all’ 89,13% dell’intero territorio nazionale in 6 regioni: Sicilia (34,46 %), Campania (13,59%,), Calabria (11,49%), Lombardia (11,13%), Lazio (6,39%), Puglia (6,14%), territori connotati dalla presenza storica della criminalità organizzata.

Il passaggio tra la fase della confisca a quella dell’assegnazione è stato per lungo tempo irto di ostacoli  e non rispondente in pieno a quelli che erano gli obiettivi dell’Agenzia.

In alcuni casi proprio per la lentezza e la farraginosità delle numerose procedure burocratiche si è corso il rischio di dover restituire beni confiscati ai proprietari originari, vanificando il lavoro e l’impegno delle Forze dell’Ordine e delle Procure coinvolte.

Nonostante tali criticità, l’Agenzia è riuscita negli ultimi anni a dare un significativo e deciso impulso all’attività di destinazione degli immobili confiscati, anche grazie ad un inteso lavoro di sinergia e affiancamento collaborativo con gli Enti territoriali.

Con l’adozione delle “Linee guida per l’amministrazione finalizzata alla destinazione degli immobili sequestrati e confiscati”, l’ANBSC ha voluto facilitare il processo di destinazione dei beni confiscati e la loro assegnazione diretta ai soggetti del privato sociale, riconoscendo alle realtà del Terzo settore un importante ruolo proattivo.

Tra questi, l’Associazione “LIBERA contro le mafie”, fondata da don Luigi Ciotti, da cui partì negli anni ’90 una raccolta di un milione di firme per una proposta di legge di iniziativa popolare volta all’utilizzo sociale dei beni confiscati, proposta che si concretizzò successivamente con la legge numero 109/96.

Grazie a questa legge i beni sequestrati possono essere concessi dai Comuni, a titolo gratuito, a comunità, associazioni di volontariato, cooperative sociali che possono trasformarli in scuole, comunità di recupero per tossicodipendenti, Case per anziani o essere affidati a cooperative sociali di giovani, come quelle sorte sui terreni di alcune regioni meridionali, dove al posto di attività illecite, ora si producono pasta, vino ed olio per il bene dell’intera comunità.

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