Di Pierluigi Musto*
NAPOLI. L’attività sismica legata al fenomeno del bradisismo flegreo sta procurando molta apprensione nella popolazione sia per quanto già è accaduto soprattutto negli ultimi anni sia per quanto si teme possa accadere in futuro.

Nella caldera flegrea i terremoti hanno ipocentri piuttosto superficiali, confinati in genere nei primi 3-4 Km di profondità con epicentri sulla terraferma, a volte risultano un po’ più profondi (4-5 Km) quando si verificano a mare nel golfo verso Bacoli (Napoli).
La distribuzione complessiva degli epicentri è ben nota e risulta correlata con la deformazione massima al centro e quasi nulla verso i limiti della caldera.
Negli ultimi anni si è avuto un incremento sia nella frequenza dei terremoti che nella loro energia in un processo attraverso un modello già individuato nel 2017 dal Prof De Natale (ed altri), secondo cui, con l’approssimarsi ed il superamento del sollevamento massimo avuto con la crisi precedente, conclusa a fine 1984, la sismicità si sarebbe intensificata sia in frequenza di eventi che in energia prodotta. A tal riguardo invito i lettori a leggere la pubblicazione di cui di seguito inserisco il link: https://www.nature.com/articles/ncomms15312
E’ ben noto che per calcolare l’energia sismica effettiva si usa genericamente la magnitudo, è meno noto invece, che esistono diversi metodi di calcolo (diversi tipi di magnitudo) a seconda delle necessità. E’ l’evoluzione negli studi e nell’utilizzo della scala Richter.
Nell’area flegrea si usa la Md ( magnitudo durata) e si può utilizzare la cosiddetta magnitudo momento (Mw) ritenuta da alcuni sismologi più oggettiva.

Per i sismi più significativi l’Osservatorio Vesuviano (O.V.) rende pubblici entrambi i valori a cui spesso se ne aggiunge un terzo (la ML magnitudo locale) che viene utilizzata in maniera sistematica per i terremoti appenninici.
Tempo fa è stato pubblicato un articolo sulla scelta dell’Osservatorio Vesuviano dell’utilizzo della Md, ne inserisco il link : https://ingvvulcani.com/2024/11/06/il-calcolo-della-magnitudo-durata-per-i-terremoti-dei-vulcani-campani/
Ognuno tipo di magnitudo è calcolata attraverso l’analisi dei sismogrammi, (è quindi un valore oggettivo) quindi non deve in alcun modo essere confusa con gli effetti dei terremoti, parametro strettamente soggettivo che dipende da numerosi fattori quali ad esempio:
- Distanza dall’epicentro
- Profondità dell’ipocentro
- Litologie attraversate dalle onde sismiche
- Tipi di manufatto
- Posizione al momento della percezione dell’evento, etc.
Sappiamo che i sismi nelle zone vulcaniche non raggiungono gli stessi valori di magnitudo dei terremoti tettonici (nelle nostre zone quelli appenninici) e si discute su quale può essere il limite massimo raggiungibile nell’area flegrea.

A tal riguardo è stato pubblicato un articolo scientifico di cui di seguito inserisco il link, che individua una Mw 5.1 (https://www.nature.com/articles/s41467-024-55023-1)
Ovviamente tale indicazione degli autori non vuole e non può rappresentare una previsione che, in base agli studi attuali, non può essere effettuata.
Nella pubblicazione si fa anche riferimento alla correlazione fra Md ed Mw con formule ben precise.
Si noterà che per uno stesso evento sismico, il valore della Md è maggiore rispetto alla Mw
Il 13 marzo 2025 si è avuto un terremoto con magnitudo durata di 4.6 +-0.3, e scuotimento al suolo, nei pressi dell’epicentro, di oltre un g. (g=gravità).
Ciò si è verificato con un tasso di sollevamento di circa 30 mm/mese di media, al momento il valore medio più elevato di questa crisi che dura ormai da circa 21 anni.
L’ evento è stato risentito soprattutto nel quartiere di Bagnoli dove ci sono stati danni diffusi ai manufatti.
A partire dallo scorso febbraio la velocità media massima di sollevamento (al sensore RITE del Rione Terra) si mantiene a circa 10 mm/mese, un valore ritenuto contenuto anche in riferimento alla sola crisi attuale.
Nonostante ciò sono stati registrati diversi eventi di Md significativa, con l’evento più energetico del 31 Luglio (Md 4.7 +-0.3 ovvero Mw 4.4 +-0.3) il cui epicentro è stato sulla terraferma nella zona di Pozzuoli.
Esso ha prodotto numerosi danni soprattutto nel centro storico di Pozzuoli. ed è stato associato ad uno sciame sismico (secondo le procedure di comunicazione dell’Osservatorio Vesuviano), con altri eventi di Md>3.

Si è trattato di una notevole liberazione di energia sismica.
L’evento ha prodotto anche un’importante frana al costone trachitico sito nei pressi di Gerolomini il che pone l’attenzione anche sulla sicurezza in tal senso.
Il 21 maggio era stato registrato un altro sisma con Md>4 con epicentro nel golfo nei pressi di Bacoli ben percepito soprattutto nelle aree ad ovest della caldera.
Entrambi gli eventi più energetici hanno avuto ipocentro a circa 3 Km di profondità, quello del 31 Luglio ha prodotto uno scuotimento al suolo maggiore, solo di poco inferiore al valore “g” di riferimento (gravità)
Tale parametro è un ulteriore dato messo a disposizione dall’Osservatorio Vesuviano attraverso il suo sito istituzionale.
Si possono consultare liberamente i valori di tale parametro nei sismi con magnitudo significativa (https://www.ov.ingv.it/index.php/monitoraggio-e-infrastrutture/segnali-in-tempo-reale/mappe-di-scuotimento) e si può far riferimento a ulteriori dati attraverso il seguente link: https://www.ov.ingv.it/index.php/news/285-gossip-rilasciata-la-versione-5-3-0
Tali elementi integrano i dati della stessa piattaforma GOSSIP, ovvero l’ archivio ufficiale dei terremoti.
Possiamo sicuramente affermare che negli ultimi mesi la progressione della deformazione in atto sia caratterizzata da una velocità inferiore, il suolo però continua a sollevarsi e ciò testimonia come il sistema non abbia ancora raggiunto un suo nuovo equilibrio. L’Unrest in atto non accenna ad invertire
E’ ben chiaro che la sismicità flegrea continuerà finché il suolo si solleverà e, attraverso i bollettini dell’O.V si evidenzia come la deformazione continui in maniera mediamente costante.
Essi contengono i dati ufficiali e cui far riferimento sul fenomeno e sono emessi ad uso Protezione Civile, possono essere consultati liberamente: https://www.ov.ingv.it/index.php/monitoraggio-e-infrastrutture/bollettini-tutti/settimanali-dei-campi-flegrei
Si noterà che per i soli Campi Flegrei sono pubblicati i bollettini settimanali, per il Vesuvio ed Ischia sono pubblicati i soli bollettini mensili in quanto il loro livello di allerta è “verde” di quiete mentre nei Campi Flegrei è “giallo” di attenzione.

In ogni caso nei bollettini mensili (destinati alla Protezione Civile ma resi pubblici) è presente una gran mole di dati nell’ambito del monitoraggio multi-parametrico in continua implementazione.
La loro consultazione può avvenire attraverso il seguente link: https://www.ov.ingv.it/index.php/monitoraggio-e-infrastrutture/bollettini-tutti/bollett-mensili-cf
Il bradisismo con i suoi parametri di deformazione e sismicità non ha mai avuto un comportamento lineare .
L’O.V. con il terremoto del 31 luglio ci ha anche informato del fenomeno “cosismico” che ha rappresentato una discontinuità rispetto al processo deformativo in atto.
Si è prodotto, infatti, un assestamento del terreno nell’area epicentrale e nelle sue strette vicinanze, sia verso il basso che lateralmente.
Non la prima volta che si verificano fenomeni analoghi soprattutto in concomitanza di eventi e/o sciami sismici importanti. Dai bollettini settimanali si può evincere che la subsidenza sia stata compensata attraverso il successivo sollevamento il cui tasso medio risulta costante.
E’ necessario ricordare che la deformazione in tutta la caldera decresce in senso radiale con valori inferiori lateralmente e ciò contribuisce al verificarsi degli eventi sismici.
Non è opportuno effettuare analisi “deformazione/terremoti” per brevi lassi di tempo in quanto gli errori insiti nella tipologia di misurazione sono troppo elevati per fornire interpretazioni affidabili tanto più che le stesse misurazioni necessitano di correzioni differite nel tempo (2-3 settimane).
Sono strettamente necessarie elaborazioni esperte da parte dei responsabili dell’Ente preposto al monitoraggio ed alla ricerca del fenomeno (Osservatorio Vesuviano sede INGV di Napoli).
L’INGV ha all’attivo dei canali informativi con degli approfondimenti su tematiche di attualità: la pagina INGVvulcani ha inserito una sezione “speciale Campi Flegrei” (https://ingvvulcani.com/speciale-campi-flegrei/) in cui ci sono (e ci saranno) articoli di approfondimento utili alla popolazione. Di recente è stata attivata una ulteriore pagina informativa attraverso la quale chiunque può porre domande dirette sul bradisismo a cui rispondono direttamente i ricercatori.
Il monitoraggio multi-parametrico dell’Osservatorio Vesuviano tiene d’occhio diversi elementi tra cui i dati geochimici. Il sottosuolo emette in superficie diversi gas volatili, un esempio sono l’anidride carbonica e il monossido di carbonio che secondo gli esperti, hanno prevalente origine magmatica. I flussi di anidride carbonica sono particolarmente elevati, paragonabili a vulcani “a condotto aperto”.
Dal monitoraggio geochimico continuo (consultabile soprattutto attraverso i bollettini mensili in cui c’è anche una esauriente bibliografia) si evince che il sistema flegreo continua nella sua fase di riscaldamento e pressurizzazione confermando che non ci sono auspicabili segnali di inversione dell’Unrest in atto.
Si puntualizza infine che dal punto di vista strettamente vulcanologico non ci sono evidenze che facciano pensare ad un’evoluzione del fenomeno nel breve termine: non ci sono elementi che individuano che la sorgente di spinta si stia muovendo verso l’alto, pertanto il livello di allerta (per fenomeni vulcanici) resta “giallo” ovvero di attenzione.
Con questo quadro complessivo è strettamente necessario affidarsi alla prevenzione e ciò deve partire da un’adeguata informazione anche dal punto di vista della Protezione Civile che da diversi anni propone “io non rischio” sia in Rete che, talvolta, con campagne informative: https://iononrischio.protezionecivile.it/it/preparati/vulcani/campi-flegrei/cosa-sapere/
*Geologo
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