Brexit: dopo il fallimento dell’ultimo colloquio tra Londra e Bruxelles tempi lunghi per una futura ripresa del dialogo

Di Pierpaolo Piras

Londra. “Redde rationem villicationis tuae: iam enim non poteris villicare” ovvero “Rendimi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare“.

Oggi  è proprio il caso di citare la famosa locuzione, tratta dal Vangelo secondo Luca, per commentare lo stato dei rapporti tra il Regno Unito e la Unione Europea.

Infatti, i due sono alle ultime battute del processo di separazione (Brexit).

Sostenitori della Brexit

Il Regno Unito ha lasciato l’UE il 31 gennaio scorso ed è entrato in un periodo di transizione fino al 31 dicembre prossimo, con tutte le norme, i regolamenti e i pagamenti di bilancio rimasti immutati.

Da allora, vige uno stallo diplomatico prossimo ad una sorta di ultima cena che sancisce la definitiva fine degli sforzi per raggiungere una conclusione dei rapporti  tra questi due soggetti all’insegna della cordialità.

Ultimamente, Boris Johnson, primo ministro del Regno Unito, si è recato a Bruxelles per un incontro e relativa cena con Ursula Von der Leyen, presidente della Commissione Europea.

La presidente della Commissione europea, Ursula Von der Leyen

La cronaca locale parla di oltre tre ore di appassionato colloquio tra i due.

Oggi, all’indomani dell’incontro di Bruxelles, Boris Johnson chiarisce bene e sinteticamente la posizione del Regno Unito.

Il premier britannico Boris Johnson

Egli afferma che l’incontro con l’Europa è fallito e che “il Regno Unito potrà prosperare anche senza un accordo formale”.

In questi ultimi anni, gli europei hanno visto tutti le tensioni, talvolta estreme, tra Londra e Bruxelles, tra una nazione che da sempre ha mal sopportato la UE, specie quando le politiche comunitarie sono state capitanate dalla Germania.

Rimane ancora pochissimo tempo: alla mezzanotte del 31 dicembre prossimo il Regno Unito sarà fuori anche dalle numerose e complesse regole commerciali comunitarie.

Dopo decenni di legami politici ed economici, gli sforzi per dire addio politico educato sono falliti, con tutte le conseguenze che potrebbero comportare.

Notizie positive

Negli ultimi mesi, il Regno Unito e l’UE hanno raggiunto un‘ intesa sugli affari  commerciali che riguardano gli scottanti rapporti con l’Irlanda del Nord, i controlli alle reciproche dogane post-Brexit, gli aspetti giuridici relativi alle norme commerciali, e le procedure da seguire per cose e persone nella nuova frontiera che si verrà creare sia nel mare d’Irlanda che verso il Continente.

Regno Unito e Unione Europea hanno raggiunto un‘intesa sugli affari commerciali che riguardano l’Irlanda del Nord

È chiaro a tutti che nulla potrà impedire alle parti di incontrarsi tante altre volte nel futuro sia prossimo che remoto.

Muteranno invece i rapporti di forza tra il Governo britannico, a capo di una nazione tra quelle che vantano la maggiore crescita economica al mondo e con tutti i fondamentali dell’economia ai massimi termini e un’Unione Europea sempre più sbilenca da un punto di vista decisionale e senza una chiara e credibile strategia in campo economico ed unità di intenti nei campi della  politica internazionale e della difesa militare.

Quali sono i punti più critici nei negoziati commerciali sulla Brexit e sui quali le distanze sembrano insormontabili?

Essi sono fondamentalmente tre: pesca, parità di condizioni e risoluzione delle controversie.

La pesca, di per sé rappresenta una piccola parte dell’economia , tuttavia riveste una grande importanza politica per la campagna dei “Brexiters” per il “Leave” che ha vinto il referendum sulla Brexit nel 2016.

Inoltre, è una questione importante per diversi Paesi e in specie per la Francia.

Vista nel suo complesso, sui mari inglesi o adiacenti, la UE ha un bilancio economico che raggiunge i 600 milioni di sterline di pesce ogni anno.

Il Regno Unito rivendica sia i mari che queste copiose rendite e, essendo nota la tradizionale determinazione inglese, si nutrono scarse possibilità di rivedere le proprie posizione.

Di converso, l’Unione Europea oppone che se da un lato Londra potrà rientrare in possesso totale dei propri mari, dall’altro la UE ha puntualizzato che il Regno Unito non potrà più accedere liberamente ai mercati europei del pesce, ovvero senza dazi o tasse da pagare.

La controversia continua sulle reciproche quote di pesca e sulla durata di un eventuale accordo intermedio, che per la UE dovrebbe essere di dieci anni mentre per il numero 10 di Downing Street non deve superare un biennio.

Parità di condizioni   

Fondamentalmente si tratta della miriade di norme a salvaguardia della concorrenza tra le imprese. In altri termini come misurare e quantizzare la parità di condizioni ( solitamente ben definite negli accordi di libero scambio) al fine di garantire che le aziende non abbiano un vantaggio sleale rispetto ai loro concorrenti.

L’Unione Europea vuole che il Regno Unito si uniformi alla UE stessa su questioni come i diritti dei lavoratori, le normative ambientali che le aziende devono seguire e gli aiuti di Stato (sovvenzioni finanziarie concesse dal governo alle imprese).

Questo aspetto investe profondamente la cultura mentale liberale inglese e sul quale , accanto al suo ostinato rifiuto, il Regno Unito si dice determinato ad affermare la propria libertà e sovranità senza pregiudizi ma anche senza condizionamenti di qualsiasi tipo.

Soluzione delle controversie

Si tratta principalmente delle procedure da seguire per l’applicazione di un eventuale accordo, di come le regole dell’intesa saranno applicate in futuro e cosa succede se una parte le viola.

A latere di questi tre punti critici  sopra elencati, sussistono importanti colloqui riguardanti le complesse e delicate problematiche relative alla sicurezza e alla cooperazione di polizia in campo penale ed informativo sulla gestione delle varie banche dati.

Alcune notizie positive, ma solo in linea di principio, vengono dall’accordo dello scorso 8 dicembre allorché le parti hanno approvato un’intesa condivisa sulla gestione dei posti di controllo alle frontiere nei porti dell’Irlanda del Nord (limitatamente al commercio con la Gran Bretagna), la fornitura di cibi vari, la vendita di bevande e medicinali.

Va da sé che ogni accordo dovrà comunque essere approvato dai due rispettivi parlamenti, ognuno dei quali vorrà il necessario tempo occorrente per esaminarlo.

Al converso, presto o tardi che sia, dovrà essere raggiunto un accordo che formerà la base indispensabile delle relazioni UE-Regno Unito per anni, se non per i decenni a venire.

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