BREXIT, progetto nel caos decisionale

Di Pierpaolo Piras

Londra. Ieri, alla House of Commons inglese, avrebbe dovuto svolgersi la votazione sull’approvazione o meno dell’accordo sulla “Brexit” firmato a maggio da Theresa May , primo ministro britannico, e l’ Unione Europea.
Di fronte ad un’opposizione travolgente, con l’intero partito laburista contrario ed oltre 100 deputati conservatori , “Tory”, fortemente dissenzienti, la May ha annunciato il rinvio del voto ad altra data , senza specificare quale.
Quel che in pochi si aspettavano, è stata la fragorosa risata e grida di scherno collettive a Lei rivolte dai parlamentari presenti in aula, insolite per un popolo dal tratto notoriamente composto come quello britannico.
Con imperturbabilità, Theresa May incassa la cocente sconfitta dei suoi progetti politici sulla fuoriuscita dell’Inghilterra dalla Unione Europea, lasciando , però, l’intera nazione in uno stato d’incertezza decisionale, foriera di ulteriori danni politici ed economici per l’intera nazione.

I primi effetti sono immediatamente comparsi alla borsa londinese con il tonfo della sterlina sul dollaro e sull’euro.

Nell’estremo tentativo di salvare l’accordo “brexit”, la May si è impegnata in un rapido giro di consultazioni con i maggiori esponenti dell’Unione Europea, il primo dei quali è l’incontro con la cancelliera tedesca, Angela Merkel, per cercare “ulteriori assicurazioni” e con Mark Rutte, primo ministro olandese.
Jean Claude Junker , presidente della Commissione Europea, gela, per il momento, ogni ottimistica illusione affermando che non c’è “alcuno spazio” per rinegoziare l’accordo brexit.
Alla base delle discussioni e rivalità politiche interne stanno principalmente alcune posizioni.
Se lasciare la comunità Europea con oppure senza alcun accordo (no deal), ben consapevoli, in entrambi i casi, delle conseguenze, specie nell’ultimo caso, decisamente negative per l’economia inglese.
La seconda questione è rappresentata dal cosiddetto “backstop”, una sorta di pseudofrontiera (post-brexit) tra Ulster e repubblica d’Irlanda, priva di ogni struttura fisica riconoscibile come confine nazionale, che manterrebbe la libera circolazione di persone e merci , spostando, tuttavia, il vero confine con la Gran Bretagna nel Mare d’Irlanda. Insomma , una sorta di ginepraio, inattuabile nella pratica per le implicite contraddizioni sia amministrative che giuridiche, nazionali ed internazionali, dalle quali sarebbe difficile uscirne.

La premier britannica ha deciso: è Brexit

Una soluzione che ha un certo numero di sostenitori è quella già vigente in Norvegia, che mantiene la sua moneta, la “Corona”, pur essendo integrata nella Unione Europea.

Di contro, il compromesso con la UE adottato a maggio, potrebbe limitare la capacità della Gran Bretagna di fare favorevoli e ambiziosi accordi di libero scambio al di fuori del blocco continentale europeo, come ha affermato recentemente il presidente Trump.

Alla chiusura del dibattito alla Camera dei Comuni, mentre il governo differiva formalmente la votazione, il parlamentare laburista Lloyd Russell-Moyle , evidentemente alla ricerca di facile notorietà, ha proceduto in avanti afferrando la “Mace”, una sorta di mazza, in segno di protesta.
Tale oggetto cerimoniale, riccamente cesellato, risalente al XVII secolo, rappresenta l’autorità della Regina Elisabetta II, in parlamento, deve essere sempre presente nel corso delle sedute parlamentari e nessuna Legge può essere approvata in sua assenza.

Per avere dissacrato la “Mace”, Lloyd Russel Moyle è stato espulso dall’Aula.

 

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