Calendario Esercito 2024: L’Associazione Nazionale Combattenti della Guerra di Liberazione inquadrati nei Reparti Regolari delle Forze Armate difende la pubblicazione dopo i duri attacchi dell’ANPI

ROMA. L’Associazione Nazionale Combattenti della Guerra di Liberazione inquadrati nei Reparti Regolari delle Forze Armate (A.N.C.F.A.R.G.L.) in una nota a firma del suo presidente Generale di Corpo d’Armata (ris) Enrico Pino si dissocia dall’accusa rivolta dall’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (ANPI) all’Esercito Italiano “di aver realizzato un calendario storico per l’anno 2024 nel quale verrebbe esaltato il ruolo avuto fino all’8 settembre 1943 nella seconda Guerra Mondiale, chiedendone il ritiro”.

La presa di posizione dell’ANPI appare, infatti, offensiva nei confronti dell’Esercito, prosegue la nota “che ha realizzato una pubblicazione la quale, al contrario di quanto denunciato, vuole invece esaltare l’impegno morale dei soldati italiani i quali, sia prima sia dopo l’8 settembre, furono mossi solo dal dovere imposto dal giuramento alla Patria e non da ideologie”.

Il Generale Enrico Pino

Militari di ogni grado, dopo aver combattuto con onore ed eroismo dal 1940 al 1943 la guerra “che, si ricordi, era stata dichiarata da quelle che erano le legittime autorità nazionali dell’epoca, nella situazione di caos generatasi dopo l’ 8 settembre decisero, senza esitazione, di combattere per la liberazione dell’Italia, seguendo lo stesso dovere chiamato dal giuramento”.

La firma dell’armistizio a Cassibile (3 settembre 1943)

Non tutti gli italiani all’epoca fecero scelte, perché ci fu anche chi decise di andare a casa e chi di attendere di capire quale sarebbe stato il “carro del vincitore”.

Tra coloro che  invece fecero una scelta, ci fu chi seguì l’idea “di un’Italia asservita ad una Germania nazista, già moralmente condannata dalla Storia, chi scelse di combattere per altre ideologie liberticide, che nei decenni successivi sarebbero state anch’esse moralmente condannate dalla Storia, e chi, come quei Soldati citati nel Calendario, combatterono per la Patria, per un’Italia libera e non asservita a ideologie liberticide, che avesse poi la possibiltà di entrare a testa alta nell’Europa libera e democratica”.

Aggiunge la nota dell’A.N.C.F.A.R.G.L: “Furono questi gli eroi, chi decorato – e nel calendario ne è riportata solo una piccola rappresentanza – e chi rimasto anonimo, che hanno saputo riconquistare la libertà e la democrazia di cui ancora oggi tutti noi godiamo, per cui appare pretestuoso innescare una polemica solo politica laddove non ne esistono i presupposti, né politici né morali”.

La copertina del calandario dell’Esercito 2024

Ma tutto questo, purtroppo sembra dare fastidio, “a chi vorrebbe appropriarsi di un’eredità morale che non è di una sola parte politica, dover riconoscere che vi furono anche Italiani che in quegli anni combatterono per l’Italia e per la Patria, rifuggendo sia la cultura dei lager sia quella dei gulag. Altrettanto può dar fastidio, a chi tenta di imporre una lettura di parte della Resistenza, dover riconoscere  che molte figure chiave del movimento partigiano furono Ufficiali di carriera”.

L’Associazione, conclude il presidente Enrico Pino “assicura la propria solidarietà all’Esercito ed alle Forze Armate italiane, chiamate in questi tempi ad un ruolo di primaria importanza nel mantenimento della sicurezza e della pace in un mondo in cui sono riemerse le ambizioni imperialistiche che hanno caratterizzato la Storia dei secoli scorsi e che poco più di 80 anni fa innescarono la Seconda Guerra mondiale. Siamo certi che le nostre Istituzioni militari sono degne della fiducia che i cittadini italiani ripongono in loro”.

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