Cannoni a rotaia: Giappone, Francia e Germania esplorano la possibilità di cooperare per la loro realizzazione

Di Fabrizio Scarinci

TOKYO/PARIGI/BERLINO. Il 30 maggio scorso i Ministeri della Difesa di Giappone, Francia e Germania hanno sottoscritto un documento riguardo alla possibilità di cooperare per ciò che concerne lo sviluppo dei cosiddetti “cannoni a rotaia”.

Si tratta, in particolare, di sistemi, che, grazie all’utilizzo della forza elettromagnetica, risultano in grado di sparare ad altissima velocità (generalmente oltre mach 5) proiettili privi di testata esplosiva capaci di neutralizzare una vasta gamma di obiettivi facendo ricorso alla sola energia cinetica.

All’elevatissima velocità da essi raggiunta risulta, poi, strettamente correlata anche una gittata sensibilmente superiore rispetto a quella dei proiettili in uso con artiglierie tradizionali. Nello specifico, si parla di alcune centinaia di km; un raggio d’azione, per certi versi, paragonabile a quello di alcuni sistemi missilistici, che viene, però, raggiunto senza l’ausilio di propellente.

In poche parole, disporre di un “railgun”, potrebbe, quindi, consentire, in diverse circostanze, la sostituzione dei costosi e relativamente poco numerosi sistemi missilistici balistici e da crociera con un gran numero di proiettili che, pur essendo molto meno costosi e molto più facili da gestire (soprattutto per via dell’assenza di carburante e testata esplosiva), risulterebbero, anche grazie all’introduzione di avanzati sensori di navigazione, egualmente precisi ed estremamente letali.

Test di fuoco condotto nel 2008 dalla US Navy su un sistema sperimentale progettato allo scopo di sviluppare cannoni elettromagnetici

Tra i vari impieghi finora ipotizzati per questo tipo di sistemi figurano quelli inerenti la guerra navale di superficie (nell’ambito della quale una nave dotata di cannoni a rotaia potrebbe sparare dozzine di proiettili “disperdenti” e relative sub-munizioni con cui avvolgere il bersaglio in un’enorme nuvola di schegge capace di distruggerne sensori e apparecchiature di comunicazione), quelli connessi agli attacchi navali contro-costa (dove, come piegato pocanzi, un gran numero di proiettili ipersonici potrebbe sostituire una buona fetta della “mansioni” riservate ai cruise), e, non da ultimo, quelli riguardanti la difesa antibalistica e anti-ipersonica.

Tuttavia, malgrado gli enormi vantaggi appena menzionati possano far gola diversi apparati militari, nessuna potenza sembrerebbe essere riuscita, almeno finora, a sviluppare dei cannoni a rotaia davvero affidabili.

Infatti, malgrado le prime ipotesi riguardo a tali sistemi siano state formulate ormai più di un secolo fa, nessuno sembrerebbe essere riuscito a risolvere i diversi problemi connessi al loro funzionamento, tra cui figurano, in primo piano, quelli legati all’ottenimento di energia sufficiente affinché un proiettile possa essere lanciato in modo controllato e affidabile.

Negli ultimi anni, a lavorare più intensamente sullo sviluppo di cannoni a rotaia sono stati gli USA (che dopo gli scarsi progressi ottenuti nell’ambito di programmi come l’EMRG starebbero ora rallentando), la Repubblica Popolare Cinese (che starebbe attualmente testando un proprio sistema), e il Giappone (che avrebbe, da tempo sviluppato un prototipo dimostrativo su scala ridotta).

Dal canto loro, Francia e Germania hanno invece avviato, nel decennio scorso, un programma di studi volto a sviluppare sistemi di tipo sia terrestre che navale.

Almeno con riferimento al prossimo futuro, quante possibilità abbiano tedeschi, francesi e giapponesi di riuscire nell’impresa di schierare dei railgun davvero funzionanti non è ancora del tutto chiaro.

In ogni caso, però, l’iniziativa di Tokyo, Parigi e Berlino dovrebbe certamente essere seguita con attenzione anche da parte del nostro Paese.

Malgrado le attuali difficoltà, infatti, non è affatto da escludersi che, nel medio periodo, molti dei problemi connessi al funzionamento dei cannoni a rotaia vengano superati e, anche considerando lo straordinario impatto che tali sistemi potrebbero avere nei conflitti di domani, varrebbe certamente la pena impegnarsi ad effettuare qualche studio più approfondito.

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