Carabinieri: Giornata internazionale della donna, Capitano Giorgia De Acutis (Comandante Compagnia di Caltagirone): “La violenza di genere non ha età, né etnia, né ceto sociale”

Caltagirone (Catania) – nostro servizio particolare. Si registrano,  sempre di più, a Caltagirone (Catania) e nei comuni alle dipendenze della Compagnia Carabinieri (oltre a Caltagirone, Grammichele, Mazzarrone, Licodia e Ubea, Mirabella Imbaccari, San Michele di Ganzaria e San Cono) i reati contro le donne.

Ma aumentano le denunce.

In occasione, oggi, della Giornata internazionale della donna, con il Capitano Giorgia De Acutis, al comando della Compagnia di Caltagirone dal settembre 2021, dopo una lunga esperienza a Torino come Comandante del Nucleo Operativo della Compagnia di Torino Mirafiori ed a Napoli come Comandante della Sezione antidroga del Nucleo Investigativo del Comando provinciale partenopea (sempre qui ha avuto modo di seguire i fatti legati alla violenza sulle donne) Report Difesa ha voluto analizzare il fenomeno, in questa parte della Sicilia.

Capitano Giorgia De Acutis, al comando della Compagnia di Caltagirone dal settembre 2021

Capitano De Acutis, nei territori dipendenti dalla sua Compagnia si sono registrati casi di violenza di genere e di altri reati contro le donne?

Nel territorio di competenza della Compagnia di Caltagirone si sono verificati molti episodi di maltrattamenti in famiglia e più genericamente di violenza contro le donne.

Purtroppo è un fenomeno allarmante sia dal punto di vista della quantità degli episodi che registriamo, sia per la gravità delle condotte tenute dagli uomini maltrattanti che impongono le proprie volontà sul partner femminile, ricorrendo alla violenza verbale e fisica,

Partono dall’errato preconcetto per il quale la loro posizione è di potere per il solo fatto di essere uomini.

È un fenomeno, quello della violenza contro le donne, che non ha età, né ceto sociale, né latitudine, né etnia, ma si manifesta con le stesse dinamiche e la stessa escalation di violenza.

Difatti, non vi è “schiaffo” né manifestazione di violenza fisica che non sia preceduta da violenza verbale e psicologica, poiché il problema è di tipo culturale.

Per questo c’è bisogno che il contrasto alla violenza sulle donne passi prima di tutto dal piano culturale, per far comprendere loro che devono pretendere una condizione paritaria e di uguaglianza sia nella sfera familiare che in quella lavorativa.

Gli uomini devono, invece, comprendere che l’ancestrale immagine della donna al servizio della famiglia e della casa è superata.

Affrontare questo tipo di reato sul piano repressivo e giudiziario è il momento più facile della battaglia.

Molto più difficile è far comprendere alla donna che ciò che subisce non è normale nè giusto, e convincerla a denunciare.

Quanto le Amministrazioni locali e le istituzioni scolastiche dei vari Comuni hanno predisposto campagne di sensibilizzazione tra i cittadini e tra gli studenti?

A tale proposito, con la finalità di cambiare rotta e limitare l’insorgere di questi comportamenti devianti, l’Arma dei Carabinieri si dedica ai più giovani, partecipando a conferenze presso gli istituti scolastici dei vari gradi, per informare i ragazzi dell’esistenza di questo fenomeno.

In queste occasioni mostriamo loro le attività svolte per il contrasto ma, soprattutto, per fargli capire quale è il corretto modo di relazionarsi in un rapporto sentimentale sano, fatto di parità tra i partner e rispetto reciproco.

Sempre a Caltagirone, nel novembre 2021, è stato firmato un Protocollo di intesa contro la violenza di genere. Di cosa si tratta? E come l’Arma dei Carabinieri partecipa a questo protocollo?

Il Protocollo d’intesa firmato dal Comune di Caltagirone, nel novembre 2021, si pone la finalità di creare una rete efficiente di collaborazione tra le varie Associazioni operanti nel Calatino in favore delle donne vittime di violenza.

L’Arma dei Carabinieri è in prima linea nella battaglia contro la violenza di genere, e trae giovamento da questo Protocollo specialmente nelle fasi che seguono la denuncia, in cui un grande sforzo viene effettuato per sostenere la donna nel percorso di allontanamento dall’uomo.

Difatti, uno dei più grandi ostacoli che la donna vede nel momento in cui decide di denunciare è il fatto di separarsi dal compagno e perdere il sostentamento economico che, spesso, deriva solamente dal lavoro del partner.

Pertanto, la collaborazione con le varie associazioni che accolgono la donna nel momento di difficoltà, l’aiutano a reinserirsi nel mondo del lavoro, la facilitano nell’individuazione di un legale, è essenziale per aiutarla a tutto tondo, e non soltanto dal punto di vista investigativo.

Nel Comando provinciale dei Carabinieri di Catania è stata installata la cosiddetta “Stanza tutta per te”. Con quali risultati?

Questa stanza è stata realizzata dal Club Soroptimist, anch’esso in prima linea per aiutare le donne vittime di maltrattamenti, con il quale l’Arma, nel tempo, ha instaurato una proficua collaborazione.

La stanza tutta per te dedicata alle donne vittime di violenza

Con questo Club abbiamo firmato un Protocollo d’intesa, nel 2019.

Le stanze, realizzate ad hoc per l’ascolto protetto delle donne, sono collocate all’interno delle caserme dei Carabinieri, e sono uno strumento molto importante nel percorso di ascolto, poiché permettono alle donne, anche qualora accompagnate dai figli, di accomodarsi in un ambiente accogliente, che riproduce una stanza domestica e non l’ufficio di una caserma.

Qui le donne si possono aprire e narrare le angherie subite, di fronte a personale preparato e specializzato.

L’esigenza della vittima, infatti, è quella di sentirsi accolta ovvero di trovarsi in un contesto sicuro, non giudicante, all’interno del quale può essere libera di raccontare il proprio vissuto.

Inoltre, queste stanze sono dotate di un impianto di audio-video registrazione, utilissimo sia per gli operatori di Polizia Giudiziaria che,  per la stessa vittima.

Si può, infatti, riascoltare il narrato, carpendo anche l’emotività della donna, senza doverle chiedere nuovamente dettagli, magari dolorosi, già descritti.

A questo proposito, Capitano, quanto conta la formazione del personale operante?

La formazione è un interesse primario che l’Arma dei Carabinieri pone nel contrasto a questa forma di violenza.

Essa viene effettuata regolarmente, con specifici seminari che si tengono sia presso l’Istituto di Tecniche Investigativa a Velletri (Roma), sia da personale specializzato che si reca presso i Comandi, anche i più periferici, per formare i militari.

La testimonianza di una donna

Inoltre, vi è un reparto ad hoc, ovvero la Sezione Atti Persecutori del Raggruppamento Investigazioni Scientifiche (RIS) di Roma, che ha redatto, e tiene aggiornato, un prontuario sulla violenza di genere, affinchè ogni operatore (dall’addetto alla Centrale operativa che risponde al numero d’emergenza 112, alla pattuglia che effettua il primo intervento in caso di chiamata, al militare di servizio alla caserma che accoglie la donna nel momento in cui decide di sporgere denuncia) sappia chiaramente come comportarsi nell’approccio ai casi di violenza domestica.

Quando una donna denuncia una violenza, quali sono le prime cose che, di solito, vi racconta?

Quando una donna denuncia tende sempre a sminuire le angherie subite, giustificando il compagno, e fondamentalmente questo atteggiamento è la conseguenza della vergogna che prova nel dover raccontare dinamiche, sbagliate e malate, che sino a quel momento erano nascoste dentro le mura domestiche.

Pertanto, con estrema delicatezza e sensibilità, il Carabiniere che ne raccoglie il racconto, la induce ad illustrare tutto, anche i dettagli più dolorosi, perché proprio dietro a quelli si cela l’odiosità del reato commesso dall’uomo.

Difatti, caratteristica tipica dei reati di domestic violence è il fatto che si consumano proprio in quello che dovrebbe essere il nido familiare, il luogo di riparo dai problemi esterni e, invece, diventa il luogo dell’incubo per la donna.

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