Carabinieri, operazione antidroga nel quartiere di Tor Bella Monaca a Roma. Diciassette arrestati

Frascati. I Carabinieri del Gruppo di Frascati (Roma) hanno eseguito, oggi, un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Giudice per le indagini preliminari (GIP) del Tribunale di Roma, su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia (DDA), nei confronti di 16 persone (di cui 2 donne e 3 minori, divenuti poi maggiorenni nel corso delle indagini).

Un Carabiniere a Tor Bella Monaca nel corso dell’operazione antidroga

Tutti sono stati considerati appartenenti a un’organizzazione criminale dedita al traffico illecito di cocaina, nonché di detenzione illegale di armi comuni e da sparo clandestine.

L’organizzazione era radicata a Roma, dove aveva una base operativa e logistica nel quartiere di Tor Bella Monaca.

L’operazione ha interessato circa 100 cento Carabinieri coadiuvati da unità cinofile, da un elicottero dell’Arma e da personale dell’8° Reggimento Carabinieri “Lazio”.

Tra i clienti vi erano uomini e donne di diverse estrazioni sociali e di età (dai 18 ai 55 anni) e non si esclude anche alcuni minorenni.

Nel corso delle indagini sono stati documentati oltre 400 episodi giornalieri di spaccio di stupefacente, in particolare cocaina ed hashish; un volume di affari dell’organizzazione pari a circa 15 milioni di euro al giorno con punte di 20 milioni nel fine settimana;

Sono stati arrestati in flagranza di reato di 17 persone, resisi responsabili della violazione della legge sugli stupefacenti; denunciati in stato di libertà 6 persone, considerati responsabili della violazione della legge sugli stupefacenti.

Sono stati rinvenuti e sequestrati 1,6 Kg circa di sostanza stupefacente tra cocaina (circa 600 grammi) e hashish circa 1 chilo.

 

Le perquisizioni dei Carabinieri in un appartamento

Sono stati trovati e sequestrati 2 armi comuni da sparo (un fucile ed una pistola) con matricole abrase.

Sono stati anche sequestrati 35 mila euro in contanti, considerati il provento dell’illecita attività di spaccio, materiale idoneo al taglio e al confezionamento dello stupefacente, numerosi telefoni cellulari appartenenti agli indagati del sodalizio criminale.

Sono stati deferiti in stato di libertà ulteriori 30 persone per la violazione delle norme antidroga. Sono state segnalate alla Prefettura di Roma, quali assuntori, 39 acquirenti.

Le indagini, condotte dall’agosto 2015 al febbraio 2016, dai Carabinieri della Stazione di Roma Tor Bella Monaca,sono iniziate dopo che un marocchino aveva denunciato di essere vittima di continue estorsioni da parte di un noto pregiudicato della zona, prossimo congiunto del defunto “boss” di Tor Bella Monaca Vincenzo Moccia, detto “Vincenzino”, deceduto in carcere nel 2008. Questi, secondo il denunciante, si recava sistematicamente, con cadenza settimanale, presso la sua abitazione nello stesso quartiere periferico della Capitale per riscuotere 100 euro in contanti. E lo minacciava di togliergli la casa, nel caso in cui non avesse ceduto alle sue richieste.

Nonostante il forte stato di paura, il marocchino ha trovato il coraggio di denunciare ai Carabinieri, le continue richieste estorsive. A seguito delle indagini svolte, nel luglio 2015, l’Autorità Giudiziaria ha emesso a carico dell’autore dell’estorsione, la misura della custodia cautelare in carcere.

I successivi approfondimenti investigativi, svolti sotto le direttive della locale DDA con l’utilizzo di attività tecniche, hanno evidenziato che il presunto estorsero era anche parte integrante di un sodalizio criminale dedito allo spaccio di stupefacenti.

Ne facevano parte pregiudicati residenti nello stesso quartiere, alcuni dei quali legati da vincoli di parentela.

La piazza di spaccio era posizionata in Via dell’Archeologia – Scala H-  in un luogo comunemente denominato nel quartiere, “Ferro di cavallo”.

E0 un luogo anche tristemente noto alla cronache giudiziarie perché era divenuto, nel tempo, una vera e propria roccaforte dello spaccio di stupefacenti, in particolare “cocaina”.

Sempre nello stesso posto, nel corso degli anni, sono stati numerosi gli arresti operati dai Carabinieri in flagranza di reato.

Nel corso delle indagini inoltre gli investigatori hanno acclarato come l’illecita attività di spaccio della cocaina, svolta dal sodalizio, faceva capo ai due fratelli di cui uno già noto alle Forze dell’Ordine, considerato legato al clan Moccia di Tor Bella Monaca.

L’uomo era già stato arrestato dagli stessi Carabinieri di Tor Bella Monaca, nell’ambito dell’attività d’indagine convenzionalmente denominata “Fragole Rosse” della Procura della Repubblica di Roma.

Un’indagine condotta nei medesimi luoghi tra gli anni 2005 e 2006, e che già all’epoca aveva portato all’identificazione di un sodalizio criminale.

Insomma, le indagini hanno consentito di accertare: un’illecita attività di spaccio degli stupefacenti che  avveniva quotidianamente e per l’interno arco della giornata e senza sosta.

I pusher svolgevano dei veri e propri “turni di lavoro”, e stazionavano abitualmente e continuativamente all’interno dell’androne di Via dell’Archeologia – Scala H – tanto che il posto era divenuto un vero e proprio supermercato a cielo aperto di spaccio di cocaina.

Questi erano i turni di “lavoro” degli spacciatori: 9-17.30; 17.30-20.30; 20.30-04.30; 4.30-9.00.

In ognuno di essi c’era sempre almeno un pusher, ed una o più vedette, che avevano sia il compito di indirizzare i clienti verso lo spacciatore nascosto tra gli androni per non farsi notare e sia quello di avvisarlo in caso di eventuale arrivo delle Forze dell’Ordine,.

Un complice era incaricato della consegna, al pusher addetto allo spaccio, degli involucri di cocaina destinati alla vendita a terzi, una volta terminato il precedente rifornimento, nonché di raccogliere il provento dell’illecita attività di spaccio, generalmente ad ogni inizio e fine turno, ma spesso anche durante il turno di “lavoro”.

I pusher ed i vari sodali, erano di diverse nazionalità, di diverse età, alcuni anche minorenni, sia uomini che donne.

Il luogo teatro dell’attività di spaccio, è anche noto in gergo come il “buco”; nome con il quale i clienti lo indicavano per le modalità con le quali acquistavano lo stupefacente, in particolare nelle ore serali e notturne.

Il “buco” è una fessura praticata nella parte inferiore del telaio delle cassette della posta, presenti all’interno dell’ingresso della palazzina popolare di Via dell’Archeologia – Scala H – appositamente praticato dall’organizzazione criminale, per consentire il passaggio denaro-stupefacente tra l’acquirente e lo spacciatore.

Quest’ultimo rimaneva nel corso del suo turno di “lavoro”, barricato nell’androne, con il portone d’ingresso condominiale sbarrato da una serie di chiavistelli appositamente montati dall’organizzazione ed apribili manualmente solo dall’interno.

Tale stratagemma consentiva al pusher di ricevere, attraverso il buco, il denaro dal cliente a cui contestualmente consegnava la droga richiesta. Una modalità che gli consentiva di non essere visto e quindi riconosciuto, e soprattutto, di essere protetto da un’eventuale azione a sorpresa delle Forze dell’Ordine.

Tale modalità, poneva in un stato di vera e propria prigionia i residenti di quel civico che, per poter accedere alle loro abitazioni, dovevano aspettare che il pusher di turno aprisse loro il portone condominiale, e se questi non apriva poiché avvisato della presenza delle Forze dell’Ordine, il residente era costretto ad aspettare all’esterno del palazzo, per molto tempo.

L’operazione di oggi è solo l’ultima delle importanti e recenti attività investigative condotte dai Carabinieri e dalla locale Direzione Distrettuale Antimafia nel quartiere di Tor Bella Monaca, finalizzate alla disarticolazione di consolidati sodalizi criminali che, per anni, hanno gestito il traffico di sostanze stupefacenti nel quartiere, rendendolo terreno fertile, proficuo e tristemente noto per lo spaccio tra le palazzine popolari.

Tali operazioni testimoniano la costante attenzione degli inquirenti sul fenomeno in atto e la capacità investigativa di monitorare, anche nelle fasi successive ad importanti indagini, le evoluzioni dei sodalizi criminali e di individuare, immediatamente, i nuovi vertici, al fine di stroncarne “sul nascere” qualsiasi tentativo di riorganizzazione.

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