CILE: LA STRAGE DI AVENIDA MACKENNA (16 GIUGNO 1971) E IL SACRIFICIO DI TRE DETECTIVE. UN’ANALISI STORICA SUL TERRORISMO DEGLI ANNI ’70

Di Gerardo Severino* 

SANTIAGO DEL CILE (nostro servizio particolare). Il 16 giugno di ogni anno, in tutto il Cile, il glorioso Corpo nazionale della Polizia d’Investigazione (meglio noto come PDI) ricorda e rende omaggio ai suoi numerosi Caduti, i quali, nel mantenere fede al Giuramento prestato, hanno offerto la vita alla Patria, nell’esercizio delle proprie funzioni e in omaggio allo stesso motto dell’istituzione: “Fino alla morte, se necessario”.

Il cosiddetto  “Día del Mártir” (“Giornata del Martire”) fu istituito, in particolare, volendo ricordare quanto accadde a Santiago del Cile il ​​16 giugno 1971, allorquando, verso le ore 14.05, un membro dell’Avanguardia Organizzata del Popolo (VOP) fece irruzione nel Quartier Generale della PDI, in via General Mackenna, armato di mitra  ed esplosivo attaccato al suo corpo.

Il Quartier Generale della PDI in un momento dell’assalto

Uccise, colpi di arma da fuoco, il Sotto Ispettore Mario Marín Silva e gli investigatori Carlos Pérez Bretti e Gerardo Romero Infante [1].

La lapide posta a ricordo del sacrificio dei tre poliziotti cileni uccisi

Il sacrificio dei tre poliziotti cileni, due dei quali dalle evidentissime origini italiane, non fu dimenticato dalle Istituzioni, in primo luogo dallo stesso Presidente della Nazione, Salvador Allende, che partecipò commosso ai solenni funerali.

L’eredità dei tre servitori dello Stato caduti nel giugno ’71, così come quella dei loro predecessori e di quanti, uomini e donne della PDI, hanno irrorato col proprio sangue il suolo cileno anche negli anni seguenti, vuole essere sia una consegna di servizio, che giustifica la dedizione al dovere di ciascuno degli appartenenti al Corpo, sia una fonte permanente di ispirazione per tutte le generazioni future.

Il contesto storico (1971).

I fatti di cui ci stiamo occupando si svolsero nel corso dell’estate del 1971, a meno di un anno, quindi, dalle elezioni politiche (6 settembre 1970) che avevano consentito l’ascesa al potere della coalizione politica meglio nota come “Unitad Popolar”, formata da comunisti, socialisti, socialdemocratici e radicali, ma soprattutto di un grande Statista cileno, quale fu Salvador Allende, che il successivo 3 novembre avrebbe occupato la massima Assise del Paese, trasferendosi al palazzo de “La Moneda”.

Il Presidente del Cile Salvador Allende

Nei mesi seguenti, nonostante i fitti impegni assunti dal nuovo Governo (varo della riforma agraria, nazionalizzazione del sistema bancario e delle miniere e contenimento della disoccupazione, fra i più importanti), il Cile dovette assistere all’ennesima divisione tra socialisti e comunisti, con una radicalizzazione dello scontro sociale alimentata da una forza extra-parlamentare, il MIR, che mirava ad una grande mobilitazione delle piazze.

In tale ambito s’inserì la ripresa del terrorismo, che come si comprende non avrebbe risparmiato le stesse Forze di Polizia, da sempre “accusate” di essere il braccio forte dei Governi in carica, sia democratici che non.

 La strage di Avenida General Mackenna, a Santiago del Cile (16 giugno 1971).

Per una fatalità del destino tre fra i più abili investigatori della PDI erano presente presso la sede Centrale del Corpo, sita al civico 1314 di via Generale Mackenna quel tragico pomeriggio del 16 giugno 1971.

Le tre vittime della Caserma di Avenida Mackenna. Nell’ordine Bretti, Silva e Romero Infante

Fu proprio in quella circostanza che il terrorista Heriberto Salazar Bello, uno dei capi del VOP (Vanguardia Organizada del Pueblo) e, si seppe dopo la strage, anche uno  dei tre responsabili dell’assassinio dell’ex ministro degli Interni e vice Presidente del Cile, Edmundo Peréz-Zujovic (ucciso il precedente 8 giugno) assalì il Quartier Generale della PDI col preciso scopo di compiere un vero e proprio eccidio, essendosi preventivamente circondato la vita con alcune cariche di dinamite.

La prima vittima a cadere fu il detective Pérez Bretti, il più giovane dei tre, assassinato con 12 proiettili.

Poi fu la volta del Sotto Ispettore Marín del Dipartimento delle Informazioni, il più anziano, il quale cercò di respingere l’attacco, fermato purtroppo dall’esplosione di una raffica di mitra da parte dell’attaccante.

L’ultima vittima dell’assalto scellerato fu, invece, il detective Gerardo Romero Infante, il quale, usando la propria arma d’ordinanza tentò eroicamente di difendere la Caserma, anche qui senza successo.

Il suo aggressore lo fermò per sempre, sparandogli ben 14 proiettili.

L’investigatore morì due giorni dopo presso l’Ospedale Centrale di Santiago, lottando sino alla fine contro quel destino così crudele.

L’autore del misfatto, che ovviamente non sopravvisse all’attentato, in quanto si fece esplodere con le cariche di dinamite che portava indosso, avrebbe giustificato il medesimo quale vendetta per la perdita dei fratelli Ronald e Artur Rivera Calderón, morti giorni prima in uno scontro a fuoco con la Polizia, peraltro coautori assieme a lui proprio dell’omicidio di Edmundo Peréz-Zujovic.

L’episodio di cronaca, che destò molta impressione in tutto il Cile, travalicò anche gli Oceani, raggiungendo così la lontanissima Italia, il Paese d’origine della mamma del detective Bretti [2].

Fu grazie al quotidiano “L’Unità” che si ebbe la possibilità di conoscere ulteriori particolari riguardo al gesto criminale, uno dei tanti che probabilmente già allora miravano ad abbattere il Governo e la Presidenza Allende, corrispondenza alla quale lasciamo la parola:.

Nuovi particolari si sono appresi sull’assalto alla sede del comando di polizia, nel quale hanno trovato la morte l’assalitore, Heriberto Salazar Bello e due agenti di polizia Mario Marin e Carlos Perez Bretti, mentre un terzo agente, Gerardo Romero Infante, e rimasto gravemente ferito.

Tali particolari sono stati resi pubblici dallo stesso Presidente della Repubblica, il socialista Allende, nel corso di un grande raduno popolare organizzato dalla CUT (sindacato unitario).

Allende ha rivelato che il terrorista (un ex carabiniere messo in pensione nel 1968 per squilibrio mentale) era membro della VOP. la stessa organizzazione a cui appartenevano i fratelli Ronald e Artur Rivera Calderon, autori dell’assassinio dell’ex ministro degli Interni dc Perez Zujovic.

II terrorista – ha detto il Presidente – voleva uccidere il capo della polizia per “punirlo” di avere scoperto gli autori dell’attentato a Perez Zujovic.

La VOP  (Avanguardia organizzata del popolo) si spacciava per un movimento armato di sinistra – ha detto Allende – ma era in contatto con un gruppo di fascisti dell’Università cattolica di Santiago, capeggiati da un certo Aramburu.

In un valigetta di Ronald Rivera, infatti, sono stati trovati alcuni assegni rubati dal commando Aramburu in un liceo.

Inoltre nel nascondiglio della VOP e stato trovato un apparecchio radio rubato.

Allende ha poi rivelato che nel corso delle indagini sulla uccisione dell’ex ministro sono stati arrestati un argentino e un giapponese che avevano stretti rapporti con la VOP.

II giapponese si chiama Kikuna Jimpse Shimshi Higos e afferma di non parlare che la sua lingua.

Secondo voci non confermate, !a polizia starebbe cercando anche un certo Juan Bautista Paz, di 45 anni, considerato il capo della VOP.

Il Presidente ha inoltre denunciato la violenta e calunniosa campagna di stampa che i settimanali ultrareazionari Sepa e Impaclo diretti da Rafael Otero, conducono contro il governo popolare, ed ha citato il titolo principale dell’ultimo numero di Impoctn: “Un governo di incapaci per un paese di vigliacchi”.

Gli autori di questo titolo – ha detto Allende – sono mercenari al servizio di una minoranza che li paga bene,

Ma li avverto: Il popolo cileno ha coraggio sufficiente per schiacciare tutti coloro che tentano di sbarrargli la strada.

Prima di Allende aveva parlato iI presidente della CUT Luis Pigueroa. “Se la spirale terroristica e sediziosa non si arresta, i lavoratori scenderanno In sciopero generale”, aveva annunciato [3].

Purtroppo, la storia del Cile avrebbe ben presto preso una piega diversa.

Epilogo

Una serie di crisi ministeriali si sarebbero concretizzate tra lo stesso 1971 e il 1972, assecondate anche dalla spinta, sempre più aggressiva della situazione economica, peraltro aggravata dagli scioperi indetti dalle organizzazioni di destra, ma anche delle agitazioni dei movimenti filo-fascisti, come “Patria e Libertà”, che spesso appoggiavano apertamente il terrorismo, ovvero dalla politica antigovernativa varata da talune Compagnie americane che avevano subito l’espropriazione a causa del processo di “nazionalizzazione” (rimandiamo il lettore al piano sedizioso cui prese parte la nota “International Telegraph and Telephone – ITT”, sostenuto dal Dipartimento di Stato americano [4]).

La storia ci ricorda, infine, che nell’agosto del 1973, come del resto era accaduto già nell’ottobre del ’72, il Presidente Allende cercò di salvare la Coalizione politica, inserendo anche i militari nella compagine Governativa,

Purtroppo incontrò l’intransigente opposizione della destra Democratico- Cristiana.

Fu a quel punto che, dopo un mese di estenuanti tentativi, l’11 settembre del 1973, Santiago e il Cile furono costretti ad assistere all’ennesimo colpo di Stato militare, che purtroppo tutti conosciamo e sul quale non mancheremo di ritornare su questo stesso quotidiano in occasione del suo tristissimo cinquantenario, il prossimo anno.

L’attacco al Palazzo presidenziale de “La Moneda”

NOTE

[1] Il Sotto Ispettore Mario Marín Silva era nato il 18 aprile 1928, coniugato, Gli investigatori Carlos Pérez Bretti il 12 marzo 1944 era celibe e Gerardo Romero Infante nato il 17 aprile 1941 era coniugato.

[2] Sull’argomento vedasi anche Arturo Castillo Vicencio, La verdad olvivada del terrorismo en Chile (1968-1996), Santiago, 2007, p. 68.

[3] Cfr. Corrispondenza dal titolo “Santiago del Cile, 17”. Rivelazioni di Allende durante un comizio a Santiago del Cile”, in L’Unità, venerdì, 18 giugno 1971.

[4] Nel 1970 la ITT controllava il 70% della CTC (la “Compañía Telefónica Chilena”, ora “Movistar Chile”) e finanziava anche “El Mercurio”, un giornale cileno di destra. Alcuni documenti desecretati dalla CIA solo nel 2000 hanno rivelato che l’azienda aiutò finanziariamente gli oppositori del governo di Salvador Allende a preparare il colpo di Stato militare.

*Colonnello (Aus)  Guardia di Finanza – Storico Militare

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