Cina, rincorsa agli armamenti comune risposta alle scelte di Trump

Pechino. Il bilancio per la Difesa cinese aumenterà, nel 2017, del 7%. E’ il minore aumento in sette anni.

L’annuncio è stato dato oggi in occasione della sessione annuale dell’Assemblea nazionale popolare (il Parlamento cinese). Tutto arriva dopo alcuni giorni che la Casa Bianca ha proposto una crescita del 10% delle spese militari. Se il Congresso Usa dovesse accettare, allora la maggiore potenza militare del mondo supererà i 600 miliardi di dollari.

La Cina è il secondo Paese al mondo per investimenti militari. Nel 2016 il bilancio raggiunse quota 133 miliardi di euro. Con questo aumento si arriverà a circa 140 miliardi di euro.

Nel 2015 la Cina ha fatto una profonda riforma delle Forze Armate per migliorarne l’efficienza, compreso il licenziamento di 300 mila su oltre 2 milioni di militari, la ristrutturazione dei comandi (decine di ufficiali di alti gradi sono stati incarcerati per corruzione) e l’investimento in tecnologie, specialmente per la Marina e l’Aeronautica.

Un reparto di soldati cinesi in parata.

Questa corsa al riarmo di Pechino preoccupa non poco i Paesi vicini, per la crescente fermezza della Cina che reclama la sovranità delle isole che si trovano nel mare ad Est ed a Sud. In uno di questi, l’arcipelago le isole Spratly, il Governo cinese ha costruito una serie di isole artificiali, nelle quali sono state installate, come sistema difensivi batterie antimissili.

L’arcipelago che è formato da una trentina di isolotti e da una quarantina di atolli, tutti di ridottissime dimensioni, è ricco di giacimenti petroliferi nei suoi fondali

Desta solo un grande interesse da parte degli Stati del Sud-est asiatico per le risorse energetiche.

Le isole sono, infatti, contese tra Vietnam, Filippine, Cina, Malesia, Taiwan e Brunei.

Le Filippine hanno la porzione più estesa delle Spratly, mentre il Vietnam occupa il maggior numero di isole.

Attualmente sono numerose le concessioni rilasciate dal Vietnam a compagnie petrolifere occidentali e statunitensi per l’estrazione del greggio. Anche la Cina ha rilasciato delle concessioni alla statunitense Crestone Energy Corporation.

Per quanto riguarda la questione delle isole artificiali, le rilevazioni dei satelliti della DigitalGlobe e pubblicate sulla pagina web della Asia Maritime Transparency Initiative del Center for Strategic and International Studies di Washington nel 2015, la Cina aveva praticamente ultimato una pista d’atterraggio di 3 chilometri di lunghezza, costruita sull’isola artificiale, creata da zero con sabbia, cemento e ferro dagli stessi cinesi, sulla barriera corallina conosciuta come Fiery Cross Reef. L’azione ha suscitato le proteste degli USA e di tutti i paesi che avanzano pretese sull’area. Tanto che la Marina americana ha effettuato una serie di pattugliamenti ravvicinati agli isolotti artificiali cinesi al limite delle 12 miglia nautiche.

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