Conflitto Azerbaijan e Armenia: Turchia e Russia, un altro accordo nel Caucaso

Di Francesco Ippoliti*

Mosca. Dopo circa un mese dall’inizio delle nuove ostilità tra Azerbaijan e Armenia si può ipotizzare il ruolo dei due attori principali: la Turchia e la Russia.

Unità urse al confine con l’Armenia

Scaramucce tra Baku e Erevan ci sono sempre state, fin da quando la regione del Nagorno Karabakh venne assegnata all’Armenia.

Fu uno dei tanti errori storici dell’allora Unione Sovietica (uno palese fu la cessione della Crimea all’Ucraina) che si stanno trascinando e sono alla base di tensioni e conflitti locali.

Questo intervento, ipotizzato nei mesi precedenti e considerato poco rilevante e con indicatori che sconsigliavano le operazioni militari, è stato supposto come un eventuale conflitto locale ma di basso profilo in quanto, proprio dietro a queste due nazioni, vi sarebbero state una potenza come la Russia ed un attore regionale sempre più emergente come la Turchia ritenute quali catalizzatori delle tensioni e quindi gestori di eventuali scontri.

LE OPERAZIONI MILITARI

Ora, visto l’esito delle operazioni e soprattutto le posizioni di Mosca ed Ankara, si starebbe delineando un quadro strategico regionale che porta ad alcune considerazioni sia militari che geopolitiche.

L’Azerbaijan, dopo vari scontri in passato contro gli armeni per la regione del Nagorno Karabakh o Repubblica dell’Artsak, ha iniziato una politica di riarmo con sistemi e mezzi tecnologicamente avanzati.

Soldati armeni catturati

Secondo l’Osservatorio Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI), Baku avrebbe investito nello specifico settore dal 2008 al 2018 ben 24 miliardi di dollari.

Oltre ai sistemi russi, Baku ha comperato, in particolare da Turchia e Israele, nuovi sistemi di Comando e Controllo basati sul dominio dello spazio aereo, la supremazia dell’aria mediante droni armati (mostrati nella parata militare del 2018) ed ha completamente cambiato la dottrina di intervento.

Secondo alcuni analisti occidentali la dottrina è una sorta di “blitzkrieg” ma con nuovi sistemi, la combinazione droni (dominio del cielo) e carri (dominio della terra) ma soprattutto una nuova tipologia di jamming elettronico per rendere cieco l’avversario ed invisibile la propria forza.

La dottrina si sviluppa, come sempre, dagli interessi nazionali legati alle questioni economiche. Baku, rispetto a Erevan, ha ingenti risorse energetiche nel Mar Caspio, risorse che spesso sono state reclamate da Tehran in quanto la spartizione dei confini del mare non  sarebbe stata equa.

La maggior parte di tali risorse energetiche sono state convogliate mediante pipeline verso la Turchia e Russia, via Georgia, per poi giungere ai mercati internazionali, specie quelli europei.

Ed ecco il perché la Turchia ha un grosso legame con Baku, oltre un forte risentimento atavico contro Erevan.

Le risorse energetiche hanno portato ingenti capitali nelle casse di Baku, a differenza di Erevan, potendo così equipaggiarsi di sofisticati equipaggiamenti e sistemi militari.

Presumibilmente un intervento su larga scala lo aveva già pianificato, forse mancavano le condizioni, quali: la tipologia dei mezzi e sistemi, il loro pieno addestramento ma soprattutto le condizioni politiche internazionali che recassero il loro appoggio o, di contro, non palesassero il loro diniego.

L’Armenia, di contro, non possiede risorse economiche tali da potersi permettere ingenti spese militari.

Nel raffronto tra le due nazioni si evidenzia un manifesto rapporto di tre a uno per Baku, sia in termini di PIL (47 miliardi di dollari contro i 13 miliardi di dollari) che di equipaggiamento militare.

il crollo della lira turca

Il governo di Erevan, viste le carenze economiche e militari, si è sempre rifugiato dietro l’ombrello russo per evitare lo scontro con Baku ma soprattutto per evitare un coinvolgimento contro Ankara.

L’azione militare dell’Azerbaijan è sembrata all’inizio come un episodio locale e limitato, ma sicuramente è andata oltre le aspettative di Baku per cui ha avviato un sistema militare che ha quasi travolto le unità armene.

Mentre si attendeva una risposta ferma internazionale si è invece assistito ad una incitazione al conflitto da parte di Erdogan ed una spiazzante risposta da parte di Putin.

Il Presidente russo, in conferenza stampa a Mosca ha dichiarato che il Nagorno Karabakh è territorio dell’Azerbaijan ma, per accordi firmati in sede di Collettive Security Treaty Organization (CSTO) Mosca è chiamata ad intervenire a difesa di Erevan solo se le forze di Baku dovessero entrare in territorio armeno.

Le Forze Armate dell’Azerbaijan hanno dimostrato una significativa preparazione e padronanza dei sistemi ed equipaggiamenti moderni.

Alcuni media locali riportano la presenza di esperti turchi e israeliani per l’ottimizzazione dell’impiego dei sofisticati droni che hanno riportato numerosi successi.

Sarebbero anche confermate le voci di presenza tra le file dell’Azerbaijan di personale tratto da gruppi terroristici quali Jabhat al-Nusra, Firkat Hamza e Sultan Murad al soldo di Ankara, che sarebbero di forte preoccupazione per Mosca in quanto potrebbero infiammare la Transcaucasia attirando i militanti integralisti dalle nazioni vicine.

Le operazioni militari hanno visto un pieno successo di Baku che ha scardinato le difese armene creando insicurezza tra i militari che venivano colpiti a sorpresa dai droni azeri, del tipo TB2 turco, Orbiter e HAROP e Skystriker israeliani.

UN TB2 abbattuto

Impressionanti le immagini di come gli armeni venivano centrati dai droni senza alcuna difesa aerea.

E’ mancato a Erevan il completo ombrello di difesa evidenziando il dominio dei cieli da parte di Baku (come aveva ipotizzato nella nuova dottrina).

Risulta quindi naturale l’avanzata di Baku nel Sud dell’Artsak fino al confine con l’Armenia.

Maggiori difficoltà si sono rilevate nelle altre due direttrici di attacco, quella a nord e quella al centro.

Di recente, invece, da sottolineare che numerosi droni azeri sono stati abbattuti dagli armeni, o meglio, sarebbero stati abbattuti dai sistemi russi presenti in territorio armeno.

Unità russe del tipo EW  “Kransukha” sono state evidenziate in attività in territorio di Erevan ed avrebbero disarticolato il C2 dei droni di Baku facendoli cadere.

Il sistema EW di Mosca ha una portata che va da 100 a 300 km ed è nato per lo jamming di sistemi fino a livello satelliti.

Mosca quindi è stata chiamata in causa quando la minaccia si è avvicinata al confine armeno, mostrando così l’intenzione di intervenire a difesa del territorio armeno.

Infine i rifugiati. Non se ne è mai parlato in sede dei media.

Neanche l’UNHCR ha mai menzionato le gravi perdite armene. Solo Putin ha sottolineato il numero delle perdite di civili, stimati in oltre 5.000 unità, richiedendo l’intervento delle Nazioni Unite.

Il flusso degli armeni dell’Artsak verso Erevan è considerevole, anche perché, in caso di risoluzione del conflitto a favore di Baku essi non potrebbero rimanere sotto governo azero. Ma sembrano rifugiati scomodi, dopo oltre un mese di conflitto l’UNHCR non ha speso alcuna parola in loro aiuto.

In sintesi, il conflitto è una guerra convenzionale simmetrica, l’unica dopo i conflitti dei Balcani. Gli interessi di Mosca e Ankara sono diversi ma entrambe mirano alla leadership regionale nel Caucaso sia per interessi energetici che per stabilizzazione su probabili moti irredentisti ed infiltrazioni estremiste jihadiste.

Il sistema EW Krasuha

Ankara ha fornito a Baku ingenti quantitativi di equipaggiamenti militari, specie droni del tipo TB2 sperimentando nuove tecniche e forse anche nuovi ordigni (vds LORA) rafforzando il legame con l’Azerbaijan e attingendo, e forse gestendo, alle sue risorse energetiche. Di contro ha sollevato l’opinione mondiale sugli effetti mortali dei suoi droni che hanno colpito persone civili inerti.

Una conseguenza, tra le altre, la ditta canadese Bombardier ha sospeso per i TB2 la fornitura dei sensori L3 Harris WESCAM e dei motori ROTAX, applicando la risoluzione dell’ottobre del 2019 del Governo Canadese di un embargo della fornitura di armamenti ad Ankara.

Altre conseguenze sono allo studio nei governi di Bonn e Parigi. Inoltre si sta assistendo a ingenti perdite del valore della lira turca.

La Russia, continua con gli accordi con Ankara per la gestione del Medio Oriente (e la Libia) ricevendo un consenso internazionale, ma minando il ruolo della NATO e ponendo in forte dubbio il comportamento di Ankara ove i media la fanno apparire come uno scomodo alleato.

Inoltre starebbe acquisendo ulteriore know how sulle capacità C2 dei materiali turchi/NATO potendo così studiare e realizzare efficaci controsistemi e svilupparne di propri.

Quindi in questo gioco di ruolo tra l’orso ed il sultano solo Putin potrebbe uscire ancora una volta vincitore e guadagnarsi la stima e la fiducia dei paesi dell’area continuando a dimostrare di essere un politico capace e determinato: ruolo quasi assente nei vertici in Europa.

*Generale di Brigata (Ris)

 

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