Conflitto Nagorno Karabakh: Parla il Console armeno a Venezia, Gagik Sarucanian, “nella regione abita da secoli il nostro popolo”

Di Francesco Ippoliti*

Venezia. L’analisi del conflitto tra Armenia e Azerbaigian per il Nagorno Karabakh nelle parole del Console armeno a Venezia, Gagik Sarucanian.

Il Console armeno a Venezia, Gagik Sarucanian.

Signor Console, il conflitto esploso nella regione del Nagorno Karabakh ha sorpreso il mondo. Una guerra è sintomo di debolezza e di fallimento del dialogo diplomatico. Cos’è per l’Armenia la regione del Nagorno Karabakh?

Sono convinto che anche le peggiori soluzioni diplomatiche sarebbero state meglio di una guerra.

Se alcune delle parti avessero rinunciato a pretese massimaliste, forse non si sarebbe arrivati a questo punto.

Una scena del conflitto tra armeni e azeri per il Nagorno Karabakh

Nella regione del Nagorno Karabach vi abita il popolo armeno da secoli e in questi ultimi 30 anni è diventato un simbolo di resistenza; è doloroso sapere che a partire dal 1° dicembre migliaia di famiglie armene dovranno abbandonare le proprie case e la propria terra poiché all’interno dei territori assegnati all’Azerbaijan come previsto dall’accordo trilaterale di pace.

L’Azerbaijan aveva da tempo iniziato una politica di riarmo. In particolare dal 2008 al 2018 ha equipaggiato le proprie unità di sofisticati sistemi, in particolare droni turchi ed israeliani. L’Armenia non si aspettava un intervento armato da parte di Baku?

Come è ben noto c’è stata una prima offensiva azera già 2016, la cosiddetta “guerra dei quattro giorni”, e successivamente a settembre di quest’anno.

La nuova offensiva non ha colto impreparato l’Esercito di Stepanakert che ha resistito con coraggio e determinazione per oltre quaranta giorni sotto il fuoco nemico.

Quello che era inaspettato è stato l’appoggio militare turco, la chiamata alle armi di migliaia di terroristi jihadisti dalla Siria e dalla Libia, e gli armamenti forniti da Israele hanno contribuito a spostare l’ago della bilancia.

La Russia è un grande alleato di Erevan. Perché Mosca non è immediatamente intervenuta al vostro fianco? Quale aiuto vi aspettavate da Mosca e più in generale dall’OSCE Minsk Group?

Durante il conflitto sono state violate diverse tregue umanitarie promosse dalla diplomazia internazionale, una delle quali voluta proprio dal Gruppo di Minsk.

La Repubblica d’Armenia è un’ottima alleata della Russia, ma che intrattiene buoni rapporti anche con l’Unione Europea, Washington e il mondo arabo.

Carro russo a Berdzor

L’accordo con Mosca prevedeva un intervento militare del Cremlino solo nel caso in cui fosse stato attaccato il territorio della Repubblica d’Armenia.

In queste ore le truppe russe stanno muovendo verso il Nagorno Karabach per iniziare le operazioni di pace che dureranno diversi anni.

La Turchia ha appoggiato il Governo di Baku con mezzi, consiglieri militari e presumibilmente anche con mercenari (Hamza Division, Sultan Murad, etc.). Perché Ankara condanna l’impegno armeno nel Nagorno Karabakh, quali interessi ha nella regione?

La Turchia, sotto la guida del Presidente Erdogan, ha fortemente aumentato le ambizioni espansionistiche nell’area del Mediterraneo, basti pensare alle azioni militari in Libia, in Siria o in Grecia.

La leadership autoritaria di Erdogan porta avanti una visione panturchista non più orientata alla costruzione di uno Stato laico bensì con una forte tendenza alla radicalizzazione che preoccupa lo scacchiere internazionale.

Non è un mistero che l’Azerbaijan di Aliyev sia un fedele alleato di Ankara e che nella guerra del Nagorno Karabach ci sia stato un appoggio incondizionato da parte della Turchia finalizzato a una convergenza di interessi di carattere soprattutto economico.

Il 10 novembre è stato firmato un accordo di pace definitivo sulla regione del Nagorno Karabach, quali conseguenze avrà sul futuro della Regione?

Il 10 novembre è iniziata ufficialmente la pace siglata tra la Repubblica d’Armenia, la Repubblica dell’Azerbaijan e la Federazione Russa.

Un accordo, che per ovvie ragioni, non è stato ben digerito dalla popolazione armena. Un accordo di pace non voluto dal popolo armeno potrebbe nascondere una guerra velata.

Nel frattempo le truppe di Mosca stanno muovendo verso il Nagorno Karabach per formare uno schieramento di pacekeeping che stabilizzi la regione e crei condizioni per una stabilità nel lungo periodo.

*Generale di Brigata Esercito (Ris)

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