Di Assunta Romano
Roma (nostro servizio). È stato pubblicato, nei giorni scorsi, sul sito del Ministero dell’Interno il primo rapporto italiano di analisi sulle nuove forme della contraffazione online.
Il progetto denominato FATA (From Awareness to Action) nasce dalla collaborazione tra il Servizio Analisi Criminale della Direzione Centrale della Polizia Criminale e l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

Da segnalare anche il contributo di Amazon
Il fenomeno della contraffazione online rappresenta una delle più consolidate e trasversali forme di criminalità economica.
Per la stesura del rapporto sono stati utilizzati dati raccolti da casi studio, documenti giudiziari, report istituzionali forniti da istituzioni e enti.
Tra questi le Forze dell’Ordine, autorità pubbliche, operatori postali e di logistica, aziende e titolari di diritti di proprietà intellettuale.

Secondo le stime di Netcomm, (considerato il punto di riferimento in materia di e-commerce e retail digitale nel panorama nazionale e internazionale) oggi 29 milioni di italiani acquistano abitualmente online.
L’Italia è, dopo gli Stati Uniti d’America, il Paese al mondo maggiormente penalizzato dalla contraffazione e dalla pirateria (fonte OECD 2018).
Nel 2019, secondo il rapporto FATA, il volume del commercio internazionale di prodotti contraffatti è stato di 464 miliardi di dollari U.S.A.
Questo dato rappresenta il 2,5% del commercio mondiale. Nello stesso anno, le importazioni di prodotti falsi nell’Unione Europea sono state pari al 5.8% delle importazioni complessive, per un ammontare di 119 miliardi di euro.

Il fenomeno, limitato all’inizio quasi esclusivamente ai beni di lusso, si è esteso gradualmente alle più diverse categorie di prodotto.
Ogni tipo di articolo al quale la proprietà intellettuale aggiunge un valore economico, è oggetto d’interesse per la contraffazione o la pirateria.
Tra questi i prodotti utilizzati per la salute (medicinali, alimenti, tabacchi ed altri), dispositivi di ICT (telefoni cellulari, computer, tablet, lettori DVD, cuffie, auricolari, microfoni).
A questi si aggiungono anche articoli in pelle, giochi e giocattoli, capi di abbigliamento, calzature, orologi e occhiali.
I contraffattori utilizzano diversi canali online sia per pubblicizzare che per vendere prodotti.
Social network, applicazioni di messaggistica istantanea, Web-forum e chat (ad esempio chat di videogiochi) sono tra i canali più utilizzati.
Il contesto generato dall’e-commerce vede la partecipazione di nuovi attori.
Influencer, spesso di giovane età, che agiscono come intermediari sui social network. Fornitori di “falsi”, spesso localizzati in Paesi asiatici.
Broker e sviluppatori, spesso dell’Est Europa e area russofona, che supportano contraffattori e gruppi criminali nello sviluppo e gestione di servizi informatici.
Sono professionisti che facilitano la costituzione e gestione di società di comodo intestate a prestanome.
Queste società vengono utilizzate per vari scopi. Importare e giustificare, tramite fatture false, beni contraffatti poi venduti sul Web, aprire account di vendita sui mercati online ufficiali.
Oppure riciclare denaro sporco e occultare trasferimenti illeciti (come ad esempio pagamento di stupefacenti) sotto forma di compravendite online.
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