Di Chiara Cavalieri*
ROMA. L’ UCEI (Unione delle Comunità Ebraiche Italiane) ha organizzato, ieri presso la sede del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (CNEL), un importante convegno in occasione del secondo anniversario del pogrom del 7 ottobre 2023 e dell’avvio della guerra a Gaza.

L’iniziativa nasce dalla consapevolezza che, in questi due anni, la complessità della storia sia stata sostituita da narrazioni semplificate e distorte, la profondità dell’analisi dalla superficialità, l’invettiva dalle ragioni, il verosimile dalla verità.
Nelle piazze, nei campus universitari e nei media, l’esistenza stessa dello Stato ebraico è stata messa in discussione: sionismo è diventato sinonimo di colonialismo, Israele di genocidio.
Il convegno ha avuto come obiettivo quello di riflettere, confrontarsi e contrastare uno schema narrativo ormai diffuso, in cui si tende a giustificare il terrorismo e ad attribuire ogni colpa alla sola parte democratica della regione mediorientale. Si tratta di uno sforzo culturale e intellettuale condiviso con esperti italiani e internazionali, per riportare i fatti al centro del confronto e comprendere come potrà configurarsi il futuro assetto del Medio Oriente.

Il trauma e la solitudine di Israele
La giornata si è aperta con la sessione inaugurale “Il trauma e la solitudine di Israele”, introdotta dai saluti istituzionali del presidente del CNEL, Renato Brunetta, della presidente UCEI Noemi di Segni, dell’Ambasciatore di Israele in Italia Jonathan Peled, del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e del prefetto Lamberto Giannini, moderati dall’assessore alla Comunicazione UCEI Davide Jona Falco.

Deborah Lipstadt: “L’antisemitismo non è un’opinione”
La prima relazione, “Odio e distorsioni”, è stata affidata alla storica e docente americana Deborah Lipstadt, rappresentante speciale degli Stati Uniti per la lotta all’antisemitismo e una delle più note studiose dell’Olocausto.

La professoressa ha ripercorso il lungo cammino della lotta contro la negazione storica e la disinformazione, sottolineando che l’antisemitismo è per sua natura irrazionale e si fonda su narrazioni che travestono pregiudizi in presunti argomenti politici.
Lipstadt ha ricordato che la distinzione fra antisemitismo classico e antisionismo ideologico è sempre più labile: chi nega il diritto di Israele a esistere, ha affermato, nega in realtà anche la legittimità stessa dell’identità ebraica.
Ha richiamato il rischio che tale linguaggio tossico diventi accettabile nelle piazze, nelle Università e nei media, contribuendo a radicalizzare le opinioni pubbliche e a rendere “normale” ciò che, solo qualche anno fa, era indicibile.
La Lipstadtha affermato: “L’identità giudaica è ragione di sospetto,anche perché da sempre gli ebrei hanno visto se stessi come soggetti e non oggetti della Storia”.
Uriya Shavit: “Narrazioni ideologiche contro la verità dei fatti”
A seguire è intervenuto lo scrittore e accademico israeliano Uriya Shavit, professore ordinario presso l’Università di Tel Aviv. Shavit ha mostrato come dopo il 7 ottobre si sia diffusa in Europa e nel mondo occidentale una narrazione a somma zero, nella quale Israele è stato dipinto come potenza coloniale e aggressore, mentre Hamas è stato presentato come espressione della “resistenza”.

Shavit ha spiegato che si tratta di una costruzione ideologica radicata nel linguaggio politico europeo e in parte statunitense, non supportata dai fatti storici né dalle dinamiche geopolitiche reali. Hamas – ha ricordato – è un’organizzazione terroristica che ha deliberatamente pianificato un pogrom contro civili israeliani. Eppure, gran parte della comunicazione pubblica e universitaria ha preferito concentrarsi solo sulla reazione israeliana, cancellando la responsabilità dell’aggressione.
Prospettive storiche: Galli della Loggia, Battista e Vercelli
La seconda parte della mattinata ha visto gli interventi di tre figure centrali del pensiero storico e giornalistico italiano: lo storico Ernesto Galli della Loggia, il giornalista e scrittore Pierluigi Battista e lo storico contemporaneista Claudio Vercelli.
Galli della Loggia ha sottolineato come la modernità europea abbia trasformato l’antisemitismo in forme nuove, linguisticamente più accettabili, ma non meno pericolose. Battista ha ricordato che l’orrore del 7 ottobre ha riattivato un trauma profondo e ha messo in evidenza la riluttanza di molte istituzioni culturali e universitarie a prendere posizione netta contro il terrorismo islamista. Vercelli ha parlato di una vera e propria rottura di paradigma: “La narrazione della vittima si è spostata dall’ebreo al palestinese. Chi oggi difende Israele è spesso accusato di complicità.”

Università in trincea: dati e percezioni
Una parte centrale della mattinata è stata dedicata al tema “Università in trincea”, con le testimonianze di Emanuele DallaTorre, Raffaella Rumiati e Aldo Winkler.
La professoressa Rumiati, neuroscienziata di fama internazionale, ha presentato dati raccolti prima e dopo l’attacco del 7 ottobre: il 15% degli italiani giustifica l’aggressione a Israele e il 18% sostiene il boicottaggio delle collaborazioni accademiche con le istituzioni israeliane.
Ha spiegato che, nella pratica, le differenze tra antisionismo e antisemitismo svaniscono: dietro la critica a Israele si cela spesso una profonda ostilità verso l’identità ebraica stessa.
Le università italiane ed europee, ha aggiunto, sono diventate terreno di battaglia ideologica: vengono boicottati seminari e collaborazioni, si moltiplicano appelli “per la Palestina” che celano forme di discriminazione sistemica contro colleghi israeliani.
Emanuele Dalla Torre, fisico ricercatore italo-israeliano, ha sottolineato l’urgenza di riportare le università a essere luoghi di dialogo e confronto, e non di contrapposizione ideologica cieca.

Dalla Torre ha parlato con chiarezza: è necessario favorire la conoscenza reciproca, costruire ponti, creare spazi in cui i poli opposti possano confrontarsi per cercare vie di pace. Ha denunciato l’atteggiamento di chiusura ideologica di molti atenei italiani, tra cui quello di Bologna, che si sono schierati in modo totale contro Israele, perdendo così la loro funzione educativa e pluralista.
La riflessione spirituale: Sukkot e memoria

A chiudere la sessione mattutina, l’intervento del Rabbino Capo della Comunità Ebraica di Roma, Riccardo Shemuel Di Segni, che ha offerto una riflessione spirituale sul significato di “Sukkàt Shalom” – la “Capanna della Pace” -come simbolo di resistenza, memoria e precarietà umana.
Rav Di Segni ha spiegato che la sukkà, per la tradizione ebraica, è una dimora temporanea e fragile: “La vera casa non è quella di cemento, ma quella che ricorda la nostra condizione umana: vulnerabile, fragile e dipendente dalla solidarietà reciproca e dalla giustizia”.
Ha richiamato tre date cruciali della memoria ebraica:
– Il rastrellamento del Ghetto di Roma del 16 ottobre 1943
– Il pogrom del 7 ottobre 2023
– Il terribile attentato al Tempio Maggiore di Roma del 9 ottobre 1982, compiuto da un commando palestinese.
In quell’attacco il piccolo Stefano Gaj Taché, di appena due anni, perse la vita, e oltre 40 persone rimasero ferite. “Questa memoria – ha detto – ci lega come comunità e ci ricorda che il pericolo non nasce oggi. È dentro la storia europea contemporanea”.
Dallo status quo alle nuove prospettive
Nel pomeriggio, la seconda parte del convegno, intitolata “Dallo Status Quo alle nuove prospettive nel Medio Oriente”, ha affrontato i cambiamenti geopolitici e le dinamiche della narrazione mediatica.

Il ministro per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità Eugenia Maria Roccella, ha aperto la sessione parlando del ruolo del linguaggio nella costruzione della memoria collettiva. “Le parole contano”, ha affermato, “e possono consolidare o deformare la verità storica.”
La prima tavola rotonda è stata aperta da Stefano Parisi, presidente di Setteottobre, con un intervento intitolato “La propaganda delle parole tra disinformazione e fake news”.
Parisi ha denunciato la diffusione sistematica di narrazioni manipolate che trasformano aggressori in vittime e vittime in colpevoli.
Il professore emerito di demografia Sergio Della Pergola, ha aggiunto che i numeri della guerra a Gaza sono stati usati come arma di propaganda. “In due anni, secondo alcune fonti, nessuno sarebbe morto di cause naturali a Gaza. Un dato evidentemente falso, ma che ha orientato l’opinione pubblica internazionale”.
Informazione, disinformazione e responsabilità
Il dibattito, moderato dal giornalista David Parenzo, ha visto la partecipazione di grandi firme del giornalismo italiano: Giuliano Ferrara, Claudio Velardi, Andrea Malaguti, Maurizio Caprara, Mario Sechi, Incoronata Boccia, Franco Bechis, Marco Ferrando e Alessandro Barbano.

Molti interventi hanno messo in evidenza come l’ecosistema mediatico italiano sia stato permeabile alla propaganda di Hamas, diffondendo narrazioni non verificate e spesso manipolate. Alcune testate, nei giorni successivi al 7 ottobre, hanno definito l’attacco come “atto di resistenza”, contribuendo a confondere l’opinione pubblica e a normalizzare il linguaggio terroristico.
Parenzo ha proposto un patto deontologico tra giornalisti per verificare le fonti prima della pubblicazione, soprattutto in contesti di guerra.
È stata evidenziata la necessità di distinguere tra propaganda e informazione, tra attivismo e giornalismo.

Tre diritti irrinunciabili
Nel suo intervento conclusivo, Sergio Della Pergola ha ribadito che per Israele esistono tre diritti fondamentali e irrinunciabili:
- Diritto alla parità e alla dignità,
- Diritto alla memoria,
- Diritto alla sovranità.
“La negazione di questi diritti -ha detto – è l’essenza stessa dell’antisemitismo contemporaneo”.
Ha aggiunto che i palestinesi hanno diritto a esistere dignitosamente all’interno della società civile, non in uno Stato costruito per negare l’esistenza.
𝗟𝗮 𝘁𝗮𝘃𝗼𝗹𝗮 𝗿𝗼𝘁𝗼𝗻𝗱𝗮 “𝗨𝗻 𝗴𝗶𝗼𝗿𝗻𝗼 𝗱𝗮 𝗴𝗶𝗼𝘃𝗮𝗻𝗲 𝗲𝗯𝗿𝗲𝗼 𝗱𝗼𝗽𝗼 𝗶𝗹 7 𝗼𝘁𝘁𝗼𝗯𝗿𝗲 2023”
La tavola rotonda “Un giorno da giovane ebreo dopo il 7 ottobre 2023” ha dato voce a una nuova generazione che vive quotidianamente l’eco di quella data tragica. Luca Spizzichino, Simone Santoro, Micol Di Gioacchino e David Fiorentini, moderati da David Di Segni, hanno condiviso esperienze di identità, speranza e resilienza di fronte a un clima sociale sempre più polarizzato e complesso.
A seguire, il giornalista Maurizio Molinari ha aperto la sessione “Da Teheran a Gaza e ritorno: i nuovi scenari in Medio Oriente”, offrendo una lettura geopolitica della regione segnata dall’espansione delle reti di influenza iraniane e dalle nuove dinamiche di potere dopo due anni di guerra a Gaza.
Il dibattito si è poi spostato sul tema “Israele, democrazia in movimento”, con l’intervento di Emanuele Fiano, presidente di Sinistra per Israele, che ha sottolineato come la tenuta democratica dello Stato ebraico rappresenti non solo una sfida interna, ma anche un punto di riferimento per l’intero Medio Oriente.
A concludere i lavori, l’intervento della presidente UCEI Noemi Di Segni, che ha richiamato la necessità di mantenere viva la memoria, difendere la verità storica e rafforzare gli strumenti culturali e politici contro ogni forma di antisemitismo e delegittimazione di Israele.
Una battaglia per la verità
La giornata di studio e confronto promossa da UCEI ha rappresentato un momento cruciale del dibattito pubblico italiano sul conflitto israelo-palestinese.

Lontano dagli slogan e dalle semplificazioni, i lavori si sono concentrati sulla necessità di ricostruire una narrazione fondata sulla realtà storica, sulla complessità dei processi politici e sulla responsabilità collettiva nella difesa della verità.
Il messaggio emerso è chiaro: l’antisemitismo contemporaneo si nutre di distorsioni ideologiche e linguaggio radicalizzato, ma può essere contrastato con conoscenza, memoria storica e impegno condiviso.
In un contesto internazionale segnato da propaganda e divisioni, questo convegno ha riaffermato il valore della verità, del dialogo e della libertà come pilastri di ogni percorso di pace e giustizia.
*Presidente dell’Associazione Italo-Egiziana Eridanus, vice presidente del Centro Studi dei Consoli Onorari Stranieri in Italia e dei Consoli Onorari Italiani all’Estero (UCOI-UCOIM).
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