Corea del Nord: il messaggio ipersonico

Di Giuseppe Gagliano*

PYONGYANG. Il test missilistico ipersonico supervisionato personalmente da Kim Jong-un il 4 gennaio non è un semplice episodio della consueta liturgia militare nordcoreana. È un atto politico calibrato, inserito in una sequenza temporale e diplomatica precisa, che rivela come Pyongyang interpreti l’attuale fase di disordine internazionale. La notizia, diffusa dall’agenzia statale KCNA, parla di missili capaci di colpire obiettivi a circa mille chilometri di distanza, nel mare a Est della penisola coreana. Ma il dato tecnico, da solo, spiega solo una parte del messaggio.

Kim definisce il test “una strategia molto importante per mantenere ed espandere un deterrente nucleare forte e affidabile”. La formula è nota, ma il contesto è nuovo. Il riferimento alla “recente crisi geopolitica” segnala che Pyongyang non guarda più soltanto alla penisola coreana, bensì al sistema internazionale nel suo complesso. In questo quadro, le operazioni militari statunitensi contro il Venezuela diventano, agli occhi nordcoreani, una prova generale di ciò che può accadere a uno Stato percepito come ostile e vulnerabile.

Kim Jong-un durante una visita ad un’unità dell’Esercito

 

Il legame tra teatri lontani

Il collegamento stabilito da analisti sudcoreani tra i test nordcoreani e gli attacchi statunitensi contro Caracas non è casuale. Pyongyang legge la politica di Washington come un continuum globale, in cui la forza viene impiegata senza mediazioni quando le condizioni lo consentono. Da qui la denuncia nordcoreana della violazione della sovranità venezuelana e la decisione di rispondere non con parole, ma con un gesto militare altamente simbolico.

In questa chiave, il missile ipersonico non è pensato solo per colpire. Serve soprattutto a dimostrare che la Corea del Nord possiede strumenti capaci di complicare radicalmente qualsiasi calcolo preventivo americano o alleato. La deterrenza, per Kim, non è statica: deve essere visibile, credibile e continuamente aggiornata.

 

L’arma ipersonica come moltiplicatore politico

I missili ipersonici, come ricordano gli analisti, non sono rivoluzionari per la sola velocità, che può essere paragonabile a quella di alcune testate balistiche tradizionali. La loro vera forza risiede nella manovrabilità a quote relativamente basse, che riduce i tempi di reazione dei sistemi di difesa antimissile. In altre parole, non garantiscono l’invulnerabilità, ma aumentano l’incertezza dell’avversario.

Secondo le valutazioni, i missili testati sarebbero gli Hwasong-11 Ma, già mostrati nella parata militare dell’ottobre 2025. Pyongyang intende dimostrare di poterli lanciare in qualsiasi momento, rafforzando l’idea di una deterrenza permanente e non episodica. È un messaggio diretto agli Stati Uniti e alla Corea del Sud, ma anche alla Cina.

 

Il triangolo Pyongyang-Seul-Pechino

Non è un dettaglio che il lancio avvenga mentre il presidente sudcoreano Lee Jae-myung è in visita ufficiale in Cina, dove incontra Xi Jinping per la seconda volta in due mesi. La tempistica suggerisce che Pyongyang voglia ricordare a Pechino che la stabilità regionale passa inevitabilmente dalla considerazione degli interessi nordcoreani.

Secondo alcuni analisti, il test è anche un avvertimento alla Cina: rafforzare i legami con Seul senza tenere conto delle priorità strategiche di Pyongyang rischia di complicare ulteriormente il quadro di sicurezza regionale. Allo stesso tempo, il messaggio a Seul è chiaro: la denuclearizzazione della Corea del Nord non è un tema negoziabile, né oggi né domani.

 

Il congresso del partito e la “completezza” nucleare

Il tempismo interno è altrettanto rilevante. Il test precede di poche settimane il congresso del partito al potere, momento in cui Kim intende presentarsi come il leader che ha completato l’architettura della potenza nucleare nordcoreana. Lo sviluppo dei missili ipersonici è uno dei cinque obiettivi strategici fissati nel 2021, insieme ad altre capacità avanzate, come i sottomarini a propulsione nucleare recentemente mostrati dai media di Stato.

Il messaggio finale è rivolto alla comunità internazionale: la Corea del Nord non chiede riconoscimento, lo impone. Non cerca garanzie di sicurezza, se le costruisce. In un mondo che Pyongyang percepisce sempre più instabile e imprevedibile, l’ipersonico diventa non solo un’arma, ma un linguaggio. Un modo per dire che, nel nuovo disordine globale, la sopravvivenza passa dalla capacità di rendersi intoccabili. E Kim Jong-un intende dimostrare di aver imparato la lezione.

Presidente Centro studi strategici Carlo De Cristoforis (Cestudec)

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