Corea del Nord, la Marina Militare la Forza Armata che piace a Kim

Di Andrea Gaspardo

Pyongyang. La Corea del Nord si affaccia su due mari – il Mar Giallo ad Ovest ed il Mar del Giappone ad Est- e possiede circa 2.495 chilometri di linee costiere. Legalmente, essa avanza rivendicazioni marittime riguardanti una fascia litoranea della profondità di 22,2 chilometri su entrambi i mari ed una ulteriore zona di sfruttamento economico esclusivo di 370,4 chilometri sempre su entrambi i mari (complessivamente in linea con gli standard internazionali).

Tuttavia, rivendica, in aggiunta, un “confine militare navale” di 92,6 chilometri sul Mar del Giappone e di 370,4 chilometri sul Mar Giallo (quest’ultimo corrispondente alla stessa zona di sfruttamento economico esclusivo) entro il quale ogni nave o aereo straniero transitante senza permesso é passibile di venire attaccato, abbattuto o affondato.

Un sommergibile classe Yugo di produzione nord coreana

I mari limitrofi sono fondamentali per la Corea del Nord per diversi motivi; prima di tutto aumentano la profondità strategica del Paese, per una Nazione grande grosso modo come la Pennsylvania.

Secondariamente, sono tra i più pescosi al mondo e le risorse ittiche da essi estratte ogni anno (in particolare i gamberi) occupano una parte fondamentale sia della dieta che delle esportazioni di un Paese perennemente affamato di cibo e di valuta pregiata. Tuttavia, nonostante queste palesi realtà, la Marina della Corea del Nord ha sempre occupato, fino ad ora, il ruolo di “cenerentola”, nell’organizzazione militare del “regno eremita”.

L’arma navale dell’Esercito del Popolo Coreano venne istituita ufficialmente il 5 giugno 1946 molto prima della costituzione stessa della Corea del Nord a Stato indipendente. Originariamente costituita da una ventina di unità navali di modestissimo tonnellaggio e prestazioni, la Marina nord coreana svolse un ruolo fondamentale allo scoppio della Guerra di Corea nel supportare le Forze di terra nel corso degli sbarchi di Kangnung e Samcheok ma venne successivamente sbaragliata dalle Forze navali americane nelle battaglie di Chumonchin Chan e Haeju cessando completamente di esistere.

Da quel momento, il dominio dei mari passò completamente nelle mani delle forze navali dell’ONU e l’unico strumento rimasto ai nord coreani ed ai cinesi per contrastare le puntate offensive avversarie fu mediante la posa di sbarramenti di mine navali, rilasciate con l’ausilio di giunche di legno.

Nel corso dei 3 anni della Guerra di Corea, le mine nord coreane furono responsabili dell’affondamento di 5 unità navali americane e del danneggiamento più o meno grave di altre 95, tanto che un ammiraglio della US Navy successivamente commentò: “Abbiamo perso il dominio del mare contro un avversario che non ha una Marina ed utilizza un sistema d’arma (le mine navali) già antiquato all’epoca della Prima Guerra Mondiale e depositato in acqua con bagnarole utilizzate all’epoca del nostro Signore!”.

In ogni caso, al netto dell’utilizzo delle mine navali, l’impatto della Marina nord coreana sullo svolgimento del conflitto fu pressoché nullo e ciò non passò inosservato né agli strateghi di Pyongyang né a quelli di Mosca e Pechino quando, all’indomani del conflitto, si rese necessaria una robusta ricostruzione del potere navale nord coreano.

Dal 1953 ad oggi, la strategia navale della Corea del Nord é stata improntata al “realismo strategico”. Conscia di non poter in alcun modo contendere ad armi pari il dominio del mare alla US Navy, la Marina nord coreana ha sperimentato le tattiche proprie della “guerra asimmetrica” con largo anticipo sia rispetto ai suoi compagni d’arme delle Forze di terra ed aeree sia a livello mondiale in generale (in un’epoca nella quale gli scontri “simmetrici” erano la norma) ottenendo, in alcuni casi, clamorosi successi (come quando nel gennaio del 1968 la nave spia americana USS “Pueblo” cadde nelle mani dei nord coreani).

Anche la Corea del Sud non sfuggì alle attenzioni della Marina nord coreana che non ha mancato di portare avanti un lunga serie di provocazioni nelle acque prospicienti al suo vicino meridionale. Oltre a vari scontri tra pattugliatori e fregate leggere, le più importanti provocazioni da parte della Corea del Nord sono arrivate mediante l’utilizzo di sottomarini, come già accennato in un precedente articolo qui su Report Difesa (https://www.reportdifesa.it/corea-del-nord-le-forze-delite-uomini-fanaticamente-fedeli-a-kim/).

Un sottomarino classe Sang-O di produzione nord coreana

Infine, la Marina nord coreana è stata attiva persino nelle acque giapponesi, dove nel 2001 si svolse la battaglia di Amami-Oshima nel corso della quale un trawler armato nord coreano fu affondato da quattro pattugliatori della Guardia Costiera giapponese, dopo un scontro della durata di sei ore nel corso del quale entrambe le parti si scambiarono più di un migliaio di colpi di mitragliatrice. Questi ed altri eventi dovrebbero ricordarci che non é bene sottovalutare i nord coreani. Sebbene il livello tecnologico in loro possesso non sia elevato, l’addestramento, la fanatica dedizione alla leadership politica e la propensione a sperimentare tattiche sempre nuove ed ingegnose ne fanno degli avversari di tutto rispetto.

Dato che il teatro operativo ipotizzato é sempre stato quello delle acque fluviali e marine attorno all’omonima Penisola, la Marina nord coreana è sia una “green water navy” che una “brown water navy”, adatta quindi ad operare nelle acque interne ed in quelle territoriali, in particolare nell’infimo contesto litoraneo dove anche flotte sulla carta potenti possono essere messe in difficoltà da avversari piccoli ma determinati ed avvezzi ad operare in spazi “ristretti”.

In tempo di pace, la missione della Marina nord coreana, oltre ai normali compiti di addestramento e manutenzione, consiste nel pattugliare ed asserire la sovranità nord coreana sia sulle acque territoriali che su quelle appartenenti alla zona di sfruttamento economico esclusivo, senza contare le operazioni di supporto alle forze speciali nord coreane già ampiamente descritte in un altro articolo precedente.

In caso di guerra, alla Marina spetta il compito vitale di impedire alle Forze navali americane e sud coreane di portare a compimento azioni di bombardamento e di sbarco lungo le coste della madrepatria. Per ottemperare alla sua missione, l’arma navale farebbe largo uso di batterie costiere, sia di artiglieria che missilistiche, di una gran quantità di naviglio leggero (in particolare torpediniere, motovedette missilistiche e pattugliatori armati) e di sottomarini di vario dislocamento, oltre alle già ampiamente citate mine navali.

Il processo di espansione della Marina nord coreana si é arrestato nella prima metà degli anni ’90 a causa delle ristrettezze di bilancio seguite alla profonda crisi politico-economica che ha colpito il Paese e, per i successivi vent’anni, essa ha dovuto lottare non tanto per mantenere le proprie capacità operative quanto per riuscire a rimanere letteralmente “a galla”. Tale processo di decadimento ha subito una profonda inversione di tendenza al momento dell’ascesa al potere del nuovo “leader supremo” Kim Jong-un.

Una corvetta classe Tral

Oltre ad essere un appassionato di questioni aeronautiche, pare che il giovane “leader” abbia molto a cuore anche il destino della Marina, soprattutto dopo che, nel corso di una esercitazione svoltasi a metà dell’ottobre 2013, una delle corvette classe Hainan ed un pattugliatore armato affondarono dopo essere entrati in collisione. Dando ancora una volta prova di possedere un carattere deciso e volitivo, Kim Jong-un ha iniziato a presenziare a tutte le manovre militari della sua Marina e ha deliberato stanziamenti straordinari di fondi che hanno permesso non solo di incrementare addestramento degli equipaggi e manutenzione delle unità ma anche l’inizio di una stagione di acquisizioni di nuovi sistemi d’arma.

Tra questi meritano particolare attenzione le nuove fregate leggere portaelicotteri della classe “Nampo” (che incrementerebbero notevolmente le capacità di lotta anti-sottomarina lungo le coste), le nuove motomissilistiche classe “Nongo” (sviluppate su tre versioni, due convenzionali ed una “stealth”, e costruite appositamente per fungere da vettori di lancio delle copie nord coreane dei temibili missili da crociera russi Kh-35) ed i sottomarini classe Sinpo (anche noti come classe “Gorae” o “Pongdae”).

Questi ultimi dovrebbero diventare il nucleo di una nuova forza di sottomarini lanciamissili balistici che aumenterebbero sensibilmente le capacità di Pyongyang di effettuare un “secondo colpo” di rappresaglia nel caso gli Stati Uniti ed i loro alleati nella regione dovessero tentare un attacco preventivo contro le installazioni militari ed industriali della Corea del Nord.

Per quanto riguarda lo schieramento complessivo, é semplicemente impossibile conoscere con precisione il numero di unità navali in servizio nella Marina nord coreana per due ordini di motivi.

Una fregata leggera classe Najin

Primo; in ottemperanza alle dottrine militari sovietiche e cinesi che vedono nella “quantità” il segreto della vittoria, la marina della Corea del Nord ha la tendenza a mantenere in servizio le sue unità navali (magari nel frattempo aggiornate) per periodi di tempo assai più lunghi rispetto alla maggior parte delle Marine del mondo (un esempio classico sono i 4 vecchissimi sottomarini della classe Whiskey, risalenti agli anni ’50, creduti per lungo tempo radiati ma poi misteriosamente ricomparsi in occasione delle grandi manovre navali del 2013!). Secondo; dati i massicci investimenti profusi dalla Corea del Nord nel tentativo di dotarsi di una struttura cantieristica autonoma, gran parte delle navi da guerra nord coreane sono infatti prodotte in patria e questo fa sì che non sia sempre agevole per gli osservatori internazionali capire quante e quali navi siano state prodotte. Alla luce di queste considerazioni e tenendo conto delle diverse stime provenienti da una pluralità di fonti, é possibile affermare che la Marina della Corea del Nord allinei tra le 800 e le 1.200 unità navali di varie tipologie e tonnellaggio.

In questo schieramento, piuttosto vetusto ma comunque ragguardevole dal lato numerico, la punta di diamante é costituita dai sottomarini, in servizio in oltre 100 esemplari appartenenti ad almeno 7 classi diverse.

I primi sottomarini nord coreani furono i già citati 4 della classe Whiskey forniti direttamente dall’Unione Sovietica, seguiti poi da un consistente numero di classe Romeo e loro copie cinesi Type 033 in parte forniti da Unione Sovietica e Cina ed in parte assemblati localmente.

Sebbene alcune fonti speculino che 1 o 2 siano stati persi in incidenti operativi, dovrebbero esserne ancora disponibili tra i 20 e i 30. Tale linea di fornitura straniera venne successivamente rafforzata da nuove classi di produzione locale come gli Yugo, i Sang-O, i Sango O II/K-300, gli Yono ed i già menzionati Sinpo. Per le ragioni sopra citate, non é facile sapere quanti sottomarini delle classi “indigene” siano stati prodotti e siano effettivamente in uso presso la marina nord coreana. I classe Yono, per esempio, dovrebbero essere in servizio in 10 esemplari ma sembra probabile che ne siano stati in realtà prodotti 36 (i restanti tenuti in riserva in caso di scoppio di una guerra).

Sebbene, come descritto sopra, la Marina nord coreana non possa contendere il dominio dei mari aperti alle forze navali americane e sud coreane in uno scontro classico, esse non possono nemmeno permettersi di abbassare la guardia e farsi attirare in una battaglia di tipo “litoraneo” là dove la loro superiorità tecnologica verrebbe virtualmente annullata dall’orografia e dagli spazi ristretti che ne negherebbero financo la capacità di manovra. Allo stesso tempo però, il rifiuto da parte degli Alleati di portare la guerra nelle “acque del nemico” farebbe il gioco di Kim Jong-un il quale potrebbe concentrare i suoi sforzi sul fronte terrestre ed aereo senza il timore di venire aggredito “alle spalle”.

Non resta quindi che aspettare e vedere se, nel caso una nuova guerra di Corea dovesse scoppiare, i mari della penisola si tingeranno di rosso come fecero ai tempi delle invasioni giapponesi del 1592-98.

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