Coronavirus: Anthony Fauci ed il ruolo del National Institute of Allergy and Infectious Disease

Di Pierpaolo Piras

Washington. Un po’ dovunque la pandemia sta entrando in un terreno ancora sconosciuto, quello della fase di stabilizzazione, dopo il tragico momento iniziale dell’inverno scorso con migliaia di morti ed infettati.

Persino Donald Trump, Presidente degli Stati Uniti, ha indossato la mascherina per la prima volta nel corso della sua visita ad un ospedale militare nei pressi di Washington.

Trump con Anthony Fauci

L’uso della mascherina si è presto esteso anche a due proverbiali amici di Trump come i Governatori del Texas e dell’Arizona.

The Donald l’aveva pubblicamente derisa quasi fosse una sorta di eccessiva e ridicola usanza imposta ai soliti gonzi della popolazione.

Di certo è uno dei passi per niente azzeccati e contradditori della sua presidenza.

Ha segnato, infatti, una delle più scontate contestazioni che gli amici di Joe Biden (il suo principale sfidante) gli hanno rivolte efficacemente contando sull’effetto negativo che susciterà sul voto per le presidenziali di novembre prossimo.

Joe Biden, lo sfidante di Trump alle elezioni di novembre prossimo

L’andamento della curva pandemica segna una crescita furiosa un po’ dappertutto in Europa e Nord-America, con un picco in marzo e aprile.

Ad esso è seguita una decrescita progressiva, a maggio e giugno, tranne che negli States nella ultima settimana di giugno.

Ovviamente, per via di tutto ciò che già sappiamo sulla ripresa dei focolai, le ragioni sono varie ma la causa principale è quella che gli americani  hanno perso il timore del virus per cui escono più per strada, raduni, tornano in spiaggia, si assembrano, fanno nuovamente il barbecue con gli amici e parenti, ci sono più feste.

Come non riconoscere le stesse scene anche in Europa e soprattutto in Italia?

L’argomento richiede più attenzione anche da un punto di vista psicologico perché non è mai stato imposto il divieto di fare una “passeggiatina” intorno a casa, ma è comparso un patologico senso di sfinimento da confinamento accanto all’intenso desiderio di fare una vita normale.

Il disagio psicologico trova parziale conforto, ma anche rassicurazioni, da parte degli scienziati, specie da coloro ben noti per il proprio rigore metodologico e che non rilasciano dichiarazioni a pagamento, passibili se no di particolari legami con l’industria farmaceutica.

Uno di questi è sicuramente Anthony Stephen Fauci, epidemiologo, oriundo italiano.

L’epidemiologo Anthony Fauci

Valgano per tutti i numerosi riconoscimenti e l’attuale carica di direttore del prestigioso “National Institute of Allergy and Infectious Disease”, salito alle cronache scientifiche mondiali per gli studi e i rimedi farmacologici scoperti nella lotta alla grave immunodeficienza acquisita (AIDS) negli anni ‘80 e ’90.

Attualmente è consulente del Governo americano dove ha avuto modo di manifestare l’importanza della sua indipendenza di giudizio, venendo spesso in disaccordo con i pareri del Presidente Trump a proposito del coronavirus e criteri di profilassi.

Questo è solo uno dei fattori che rendono lui e l’Istituto citato una delle fonti più credibili d’informazione su questa tragedia pandemica che ha già provocato quasi 569 mila morti e milioni di contagiati nel mondo.

Di certo sappiamo già che l’assembramento, il non utilizzo della mascherina costituiscono, da soli o in combinazione tra loro, ha comportato un immediato aumento della trasmissibilità e morbilità anche ospedaliera.

Se persiste questa indisciplina comportamentale da parte dei singoli , i casi clinici continueranno anche nel periodo estivo arrivando poi in autunno.

Epidemiologicamente, non si può ancora dire che siamo nella fase due perché siamo ancora nella prima dalla quale non ne siamo ancora usciti.

Se i casi non caleranno drasticamente questa estate, potremo avere una continuazione delle infezioni o almeno fino a quando non avremo a disposizione un vaccino a duratura efficacia.

A tale proposito, pur nell’ambito del naturale riserbo che circonda i formidabili interessi economici che vertono in questo campo, i primi prodotti saranno disponibili alla fine di quest’anno.

La diffusione della somministrazione sarà progressiva e ci vorranno alcuni mesi.

Tra i più accreditati filoni di ricerca ci sono quelli dell’Istituto diretto da Fauci relativi ad alcune tipologie di vaccini e in campo farmacologico dove alcuni farmaci sperimentali hanno già dimostrato una qualche ottimistica efficacia nei pazienti ricoverati o in terapia intensiva.

Gli enormi investimenti e la possibilità di altrettanti guadagni provocano sia l’ermetico riserbo che un’integrazione insufficiente delle ricerche tra gli Stati.

La politicizzazione della mascherina che si è fatta negli Stati Uniti non aiuta quando si tenta di controllare un focolaio.

Il marcato aumento dei contagi e ospedalizzazioni di questi ultimi giorni in California ne è un classico esempio.

Il conseguente danno  di immagine e di consensi caduto su Trump a 4 mesi dalle elezioni, ha radicalizzato lo scontro tra questi e Fauci, avendone la peggio come era facile da prevedere.

Lo stesso dicasi per l’Italia quando si è diversamente condita la pandemia tra regioni rosse e bianche, tra quelle del nord e del sud, perdendo solo tempo, soldi e salute.

Per non parlare della Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) che tarda a comunicare i dati della morbilità, già in atto in Cina, solo per non contrariare quest’ultima.

Di buono c’è che le persone stanno imparando, sempre più, l’importanza delle misure preventive.

Più impareranno, maggiore sarà il risultato pandemico. Alcuni atteggiamenti e costumi sono cambiati e forse dureranno a lungo.

La comunità scientifica nonostante i ripetuti ed espliciti avvertimenti da oltre 30 anni, non è stata presa sul serio per un misto, come in Italia, tra superficialità e irresponsabilità.

Fenomeni biologici come le epidemie sono sempre esistite e continueranno ad accadere.

Non dobbiamo più parlare di fenomeni “inaspettati” per il semplice fatto che succederanno ancora.

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