Coronavirus: umori e paure umane, simili alla Milano della peste manzoniana

Di Pierpaolo Piras

Roma. Negli ultimi giorni di dicembre, la comparsa della infezione da coronavirus ha colto gli organi di informazione in piena impreparazione.

L’imperdonabile errore è stato quello di trattare l’evento al solo fine di incrementare gli indici di ascolto, esagerando nei toni e parole e creando in questo modo manifestazioni di panico nella popolazione.

Militari utilizzano un barella di biocontenimento in un recente trasporto in ospedale

Nei giorni a seguire, la preoccupazione è aumentata di fronte alla rapida diffusione dell’infezione, anche fuori dei confini cinesi.

C’è voluto del tempo prima di affrontare questo fenomeno patologico, che oggi rischia di diventare pandemico (diffusivo su grandi territori) ponendo il nostro mondo in crisi sia economica che sociale.

Oggi, era ora, è più la scienza a parlare e meno giornalisti e politici incompetenti nei talk show.

Dopo due mesi dalla insorgenza in Cina, la popolazione, chi più chi meno, sa che il coronavirus appartiene ad una famiglia di virus (sostantivo latino che i latini pronunciavano così come si scrive) con una particolare affinità per l’apparato respiratorio, determinando una serie di malattie che vanno dal comune raffreddore a gravi forme cliniche di polmonite interstiziale acuta con sepsi, insufficienza respiratoria e mortale shock settico in una stretta minoranza di casi.

Cinesi con le mascherine obbligatorie

Esordisce alla pari di un’ordinaria sindrome influenzale, ma si diffonde molto più facilmente ed evolve più gravemente, relativamente ad essa.

La prestigiosa “Società Europea della Malattie Respiratorie” pubblica alcune delle seguenti informazioni scientifiche sui rischi:

    • Il rischio associato all’infezione COVID-19 per le persone nell’UE / SEE e nel Regno Unito è attualmente considerato da moderato a elevato
    • Il rischio di contrarre la malattia per persone provenienti dall’UE / SEE e dal Regno Unito che viaggiano / risiedono in aree senza casi, o casi multipli importati o trasmissione locale limitata, è attualmente considerato da basso a moderato
    • La possibilità di nuove introduzioni da altri Paesi al di fuori della Cina nell’UE / SEE sembra aumentare man mano che il numero di paesi che segnalano casi continua ad aumentare.
    • Le prove raccolte finora da un’analisi dei casi COVID-19 indicano che l’infezione provoca una malattia lieve (cioè non polmonite o polmonite lieve) in circa l’80% dei casi. La malattia più grave si verifica in circa il 20% dei casi, con circa 1 su 4 o 5 che presentano una malattia critica.

Per quanto riguarda il gruppo di casi nel Nord Italia, l’ECDC afferma anche:

  • La trasmissione locale potrebbe aver comportato diversi focolai; una volta importato, il virus che causa COVID-19 può essere trasmesso rapidamente
  • Il rischio di insorgenza di focolai simili a quelli in Italia in altri Paesi dell’UE / SEE e nel Regno Unito è attualmente considerato da moderato a elevato
  • Le rigorose misure di sanità pubblica che sono state implementate immediatamente dopo l’identificazione dei casi italiani COVID-19 ridurranno ma non escluderanno la probabilità di un’ulteriore diffusione.

La progressiva diffusione del coronavirus nel mondo ha già creato perdite economiche colossali che a lungo andare potrebbero creare una recessione anche in Paesi distanti tra loro.

Il Coronavirus si espande nel mondo

I virus non hanno idee politiche, non riconoscono alcuna frontiera geografica e quando invadono il nostro pianeta, pongono importanti domande alla società ed alla politica di ogni Paese, su come frenare la diffusione della infezione, come contenere le paure della gente e, non ultima, come controllare le informazioni ovvero la loro veridicità e sostegno scientifico.

L’esempio viene dalla Cina dove la Polizia di Wuhan ha arrestato diverse persone per aver discusso di coronavirus online, non volendo che questa informazione circolasse.

Operatori sanitari in Cina

Un altro errore pernicioso riguarda il metodo: i divieti di viaggio e le quarantene servono a poco.

Le stesse persone resistono a tali restrizioni andandosene in giro a decine di migliaia (come è successo a Wuhan) dopo la divulgazione dell’annuncio.

Lo stesso si potrebbe dire del modo in cui gli Stati cercano di modellare, controllare o altrimenti alterare la narrazione attorno al coronavirus.

Ciò è ancor più vero e pericoloso in un mondo Internet-dipendente, dove circolano un enorme numero di falsità presenti nella informazione medica, incredibilmente gestita da incompetenti.

Stiamo vivendo un momento grigio nel quale la politica non riesce a mettersi d’accordo con la scienza. I  giornali e le Tv sparacchiano pseudonotizie seminando confusione; eminenti uomini politici, in preda di narcisismo, che leggono in tv referti medici con evidente disagio alla pronuncia di certi vocaboli.

Ma, cosa non si fa pur di stare in vetrina.

La maggiore sensazione d’incertezza aleggia nella società occidentale, opulenta e tronfia delle proprie certezze ( la pensione, gli straordinari progressi della Medicina, i tanti soldi che spende dal dietologo per poter dimagrire anziché mangiare di meno, ecc.ecc.) che ora deve combattere contro un’entità che non conosceva né credeva che potesse esistere; che pone in gioco persino la propria esistenza; alla quale viene “ordinato” di osservare la distanza minima di un metro dagli altri esseri umani.

Siamo tornati agli umori e paure umane, simili a quelli provati a Milano, durante la virulenta epidemia di peste del XVII secolo, così magistralmente descritti da Alessandro Manzoni nel XXXI capitolo della sua opera, i “Promessi Sposi”.

Per il coronavirus ritorna alla mente l’epidemia di peste narrata da Manzoni

Anche qui, Manzoni fa emergere il menefreghismo e la irresponsabilità delle autorità statali, come quella del Governatore milanese, Ambrogio Spinola, allorchè, in piena furia epidemica, organizza fastosi giochi pubblici per la nascita di Filippo IV degli Asburgo di Spagna, noncurante dei più facili pericoli di contagio per il maggiore afflusso di popolo.

Di converso, non bisogna agire neanche come Don Ferrante, altro noto personaggio manzoniano, che non credeva alla esistenza della peste…e morì di peste !

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