Corso per Somali a Pisa

Quando, dopo quattro settimane di corso di close protection team, torneranno in Somalia avranno modo di mettere in pratica tutte le lezioni apprese, a Livorno, grazie agli uomini del 9° Reggimento Col Moschin, la punta di diamante delle forze speciali italiane. Finora sono una cinquantina i militari provenienti da questo Paese del Corno d’Africa, funestato da anni di guerre tribali e che, con difficoltà ma anche con determinazione sta cercando di ripartire, con il contributo politico, sociale e militare dell’Italia, che si stanno formando per essere poi utilizzati come scorte ai rappresentanti delle istituzioni locali o a quelli in visita.

Queste alcune delle “materie di studio”: lezioni di pronto soccorso, lezioni di tiro con l’arma lunga e quella corta in dotazione alle nostre Forze Armate (insegnando a sparare in maniera selettiva), topografia, norme di comportamento nel momento in cui viene attivato il servizio di scorta (che non deve essere invasivo per rispettare il Vip che deve essere protetto, attivando a seconda delle situazioni in cui ci si trova procedure diverse), gestione delle situazioni in maniera appropriata, salita e discesa dai mezzi del team e del Vip, gestione delle emergenze con l’obiettivo specifico di salvare la vita della persona che deve essere protetta, ricognizione e bonifica di un luogo dove il Vip dovrà recarsi per un incontro pubblico o per una riunione privata.

Senza dimenticare un aspetto che potrebbe sembrare secondario, ma non è così, quello della riservatezza. Le simulazioni dell’addestramento prevedono anche come comportarsi nel caso in cui il rappresentante delle istituzioni, il politico debba fermarsi per poter fare una telefonata riservata, magari prima di un incontro importante all’estero o in patria. Nulla è lasciato al caso. Tutto è studiato nei minimi particolari e preventivato. Ogni attività viene ripetuta, in tutte le simulazioni possibili, proprio per preparare i soldati somali a reagire in caso di attacco sotto il fuoco nemico o per altre situazioni di dovessero presentare.

Una volta terminate le lezioni, viene dato loro una task. Devono pianificare un servizio di scorta, mettendo in pratica quello che hanno appreso nel mese di corso.

Il Governo somalo ha selezionato il personale da inviare in Toscana, garantendo sulla loro affidabilità. Sono stati accompagnati da un generale di brigata che parla molto bene l’italiano e l’inglese. Si tratta di unità che hanno avuto ed hanno esperienze nel settore militare. L’età media è di circa 30 anni. E rappresentano l’esempio di come la società somala possa evidenziare tutte le potenzialità per la sicurezza e lo sviluppo. E tra questi ufficiali, sottufficiali e soldati predomina solo un orgoglio: quello di essere somali. Ad evidenziare la loro identità nazionale.
Abbiamo trascorso una giornata con loro al poligono di Livorno per l’addestramento con le Beretta calibro 9 e per quello di attivazione di tutti i sistemi di scorta di un Vip.

“Siamo molto contenti – dicono a Panorama Difesa alcuni di loro – per l’opportunità che il Governo italiano ha dato al nostro Governo per partecipare a questi corsi. Speriamo che ce ne siano altri. E’ inoltre molto importante quanto stiamo apprendendo per poter fare, quando torniamo in Somalia, un buon lavoro”.

Gli istruttori del 9° Reggimento Col Moschin affiancano gli allievi con dedizione e con l’altissima professionalità che gli viene riconosciuta in tutto il mondo. Spiegano, correggono gli errori, analizzano ogni minimo particolare delle attività che vengono fatte. Anche nei momenti di riposo, dopo una di queste, l’istruttore non abbandona mai gli allievi. Una delle prime “lezioni” che di devono apprendere è culturale. Il rispetto del popolo che stai formando. I somali lavorano tutti i giorni, escluso il venerdì, giorno di riposo per i mussulmani. Mangiano, dormono, vivono con i loro istruttori, tutto il giorno.

Lo strettissimo rapporto tra questi due popoli, il somalo e l’italiano, è ormai storico. E quindi un ordine dato nella loro lingua, una parola appresa dal loro vocabolario fa sì che tra i soldati italiani e quelli somali si rafforzi questo rapporto.

Non tutti parlano inglese e per questo, gli uomini del 9° si avvalgono di interpreti italo-somali.
La military assistence è tra le grandi capacità che questo reggimento dell’Esercito italiano ha. L’addestramento da parte degli uomini del Col Moschin è sempre stato fatto in tutti i teatri operativi, dove ogni volta sono stati evidenziati i grandi risultati raggiunti.

Come “provider” il 9° Reggimento Col Moschin, tramite le indicazioni ricevute dallo Stato Maggiore della Difesa, deve supportare l’intento politico-militare per formare i soldati somali in modo che possano garantire la sicurezza e la libertà nel loro Paese.

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