Covid-19: errori strategici della politica e menefreghismo di alcuni cittadini. Urgono interventi economici di spessore

di Pierpaolo Piras*

 

Roma. In Italia, il Covid 19 sta colpendo una seconda volta.

I casi di contagio e di malattia sono aumentati sensibilmente rispetto alla incidenza positiva e  vittoriosa dei casi clinici degli ultimi di giugno scorso.

Se da un lato il virus ha colto l’Italia impreparata a marzo , senza materiali negli ospedali , senza respiratori e persino senza medici, oggi è più pronta ma pur sempre con parametri epidemiologici di nuovo preoccupanti, specie in prospettiva.

Trasecolare fa specie: è chiaro che l’estate , come stagione delle vacanze, avrebbe favorito il divertimento e pertanto che sarebbero aumentati i fenomeni di aggregamento sociale, una delle maggiori componenti che favoriscono il passaggio del virus dal portatore verso le persone sane.

Infatti, risalta il riscontro che la maggioranza dei casi asintomatici ma positivi al virus è compresa nella fascia giovanile, tra i 18 e 40 anni.

L’intera Europa è stata investita dalla ripresa epidemica con la peggiore incidenza per la Spagna dove  sono aumentati sia i ricoveri ospedalieri che le vittime.

Non sono mancati i provvedimenti restrittivi intesi a ridurre le possibilità di contagio. Vista la giovane età dei contagiati  sono state chiuse le discoteche  e i locali da ballo.

È stato ordinato anche l’obbligo di indossare la mascherina dalle 18 alle 6 in tutti i luoghi pubblici all’aperto in cui è più alta la possibilità di avere assembramenti.

Tale provvedimento potrà essere modificato al variare dei riscontri epidemiologici.

Un po’ dappertutto, in Europa, la situazione è resa davvero deplorevole non tanto per le immediate misure restrittive adottate quanto per la generale carenza di capacità strategiche nel gestire la pandemia.

Le riaperture avvenute tra maggio e giugno erano strettamente condizionate dalla capacità di sapere e potere prevenire su quel che poi è puntualmente accaduto.

La classe dei governanti è stata sotto la pressione delle categorie professionali, degli esercenti delle discoteche e dell’indotto legato ad esse , ma questo non giustifica l’irresponsabilità dei frequentatori di tali locali dove è regnata, invece, l’estesa inosservanza delle raccomandazioni relative al mantenimento delle distanze interpersonali.

Sembra che nessuno si renda conto che il problema fondamentale è che la recrudescenza clinica dei contagi minaccia sensibilmente un sistema sanitario nazionale già reso precario da circa due decenni di colpevole depauperamento economico e dalla fuga dei giovani specialisti verso altre nazioni, forzando il rallentamento economico dell’intera nazione.

I governanti italiani di ogni forza politica devono capire che non ci sono alternative: il livello della sanità pubblica è intimamente legato a più mandate con tutti i parametri fondamentali della economia.

In questi giorni stiamo già dolorosamente constatando che non ci sarà alcuna crescita economica sostenuta e duratura senza una gestione efficace dell’epidemia.

È doveroso sottolineare la componente relativa alla imprevedibilità che condiziona l’andamento pandemico.

Da un lato, la maggior parte della popolazione ha mostrato da subito una notevole adesione alle norme profilattiche  sugli assembramenti e all’uso della mascherina.

Questo dato di fatto risponde bene a certi luoghi comuni che dipingono gli italiani come individualisti ed indisciplinati.

Questo è vero, ma non nel caso dell’Italia dove i cittadini hanno ottenuto risultati nettamente migliori che nel resto dell’Europa.

Accanto a questa parte virtuosa della gente, altri sono tornati rapidamente   ai modelli culturali consueti che coinvolgono i consueti baci e abbracci e relative conversazioni a due gambe con amici e conoscenti.

Non sono mancate le riunioni in aree chiuse o ritrovi, prive di un’efficace ventilazione e le persone che parlano ad alta voce.

Volevamo tornare alla normalità troppo in fretta, questo è plausibile ma molto pericoloso nel carso di una pandemia dove il Covid 19 è ancora in circolazione ed ancora in grado di colpire gravemente il corpo sociale.

 

APERTURA DELLE SCUOLE

Servono immediati provvedimenti per evitare sia l’isolamento sociale che la chiusura delle scuole.

Stavolta è necessaria un’azione coordinata dell’epidemia, centralizzando e pubblicizzando sia le analisi valutative che le azioni specifiche da intraprendere.

Ben poco sarà possibile realizzare finchè il grosso della supervisione tecnica sarà soggetta a piccole e riservate riunioni di esperti del Ministero della Salute. Tanto meno da altrettante commissioni di ulteriori esperti reclutati presso le comunità regionali  che, come abbiamo già visto, vengono puntualmente sopraffatte.

Servirebbe un Comitato Nazionale , composto solo da professionisti di prim’ordine, che sovraintenda ad ogni risposta operativa riunendo in sé ogni capacità di risposta all’ evento pandemico, anche di tipo  amministrativo.

“Quam primum”, deve essere ampliata la capacità di tracciamento dei contagi.

Bisogna incrementare e diffondere maggiormente l’uso dei tamponi naso-faringei , specie nelle aree della nazione più gravemente colpite finora.

Infine, ma non meno importante, è necessario influenzare la popolazione giovanile che il rispetto delle misure di prevenzione serve sia a preservare non solo la propria salute che anche la possibilità di contagio della popolazione più anziana e  vulnerabile.

Il resto dell’educazione profilattica resterà intatto : rilevamento dei casi, studio rapido dei contatti, isolamento, efficaci quarantene e rigoroso rispetto delle misure di protezione.

Se si dovesse continuare con questa inadeguatezza, si finirebbe fatalmente nella condizione che la scienza epidemiologica identifica come la “trasmissione comunitaria generalizzata”, nella quale buona parte dei contagi sarebbe comunque fuori controllo.

*Specialista in Otorinolaringoiatria e Patologia Cervico-Facciale

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