COVID-19, i Carabinieri del Comando per la Tutela del Lavoro ruolo di indirizzo e di informazione per l’utenza. Le attività operative hanno contestato ammende per un importo pari a 115.238 euro

Roma. Report Difesa alla scoperta di un Comando dell’Arma dei Carabinieri poco conosciuto dall’opinione pubblica: quello per Tutela del Lavoro.

Si tratta di Reparto dell’Organizzazione Speciale dell’Arma con dipendenza funzionale dal Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali.

LA SUA STORIA

Il Comando nasce nel lontano 1926, allorquando l’Arma dei Carabinieri distaccò alcune unità presso i Circoli dell’Industria e del Lavoro per vigilare a garanzia della corretta applicazione delle leggi sociali.

Da quel momento fu avviata quella che oggi identifica la più antica articolazione di “specialità” dell’Arma cui si è giunti attraverso plurimi provvedimenti normativi e ordinativi che ne hanno definito l’attuale assetto.

Il Comando Carabinieri per la Tutela del Lavoro é stato più recentemente oggetto di un’articolata revisione ordinativa con la costituzione del Reparto Operativo (3 settembre 2018), di 5 Gruppi Carabinieri per la Tutela del Lavoro, con sedi a Milano, Roma, Napoli e Palermo, per la sola Sicilia (istituiti nel 2009) e Venezia (istituito nel 2017), presso i quali sono costituiti i relativi Nuclei Operativi e ai 101 Nuclei Carabinieri Ispettorato del Lavoro (NIL).

I controlli dei Carabinieri Tutela del Lavoro

Tale trasformazione ha conferito al Comando un’articolazione snella ma capace, avvalendosi della capillarità sul territorio sino a livello provinciale dei propri Nuclei ma soprattutto attraverso l’integrazione con le componenti territoriali dell’Arma, di contrastare più efficacemente le nuove forme di sfruttamento della manodopera, riconducibili a più ampi scenari indotti dalle nuove frontiere dell’economia, basate su processi di produzione polverizzati che parcellizzano il lavoro e, conseguentemente, le forme e le possibilità di tutela dei lavoratori.

Tra gli ambiti di maggiore operatività del Comando vi sono la tutela dei rapporti di lavoro e di legislazione sociale, la vigilanza sull’applicazione della legislazione in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro nel settore delle costruzioni edili, la vigilanza sull’occupazione delle “categorie protette”, il contrasto ai fenomeni criminali di maggiore allarme sociale nell’ambito giuslavoristico, quali il caporalato, lo sfruttamento del “lavoro nero”, le truffe in danno degli Enti previdenziali ed assistenziali.

Le attività di controllo demandate alle articolazioni del Comando Carabinieri Tutela del Lavoro hanno fatto, recentemente, un salto di qualità, attraverso la capacità di pianificare e di condurre indagini di polizia giudiziaria su scenari complessi, nei quali si registrano dinamiche che stanno rivoluzionando i principi organizzativi del lavoro, spesso a svantaggio dei lavoratori.

Avvalendosi di strumenti normativi più stringenti, si è notevolmente intensificata l’azione di contrasto al “mercato delle braccia” che costituisce una delle sfide più impegnative che l’Unità specializzata si trova a dover affrontare nell’ambito della tutela dei diritti fondamentali della persona e in ossequio all’art. 35 della nostra Costituzione che sancisce il principio di tutela del lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni.

“Il Comando Carabinieri per la Tutela del Lavoro costituisce una risorsa specialistica fondamentale per la tutela della sicurezza e della salute dei luoghi di lavoro – spiega a Report Difesa, il comandante, Generale di Brigata Gerardo Iorio -. E’ un elemento imprescindibile, come ha voluto recentemente definirlo il ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Nunzia Catalfo, soprattutto in questa particolare emergenza”.

“Per questo motivo – aggiunge il comandante Iorio – adeguiamo costantemente lo strumento e le procedure all’evoluzione della situazione del mondo del lavoro al fine di essere coerenti con le reali esigenze, senza cioè mortificare gli imprenditori e i lavoratori onesti, ma perseguendo chi pensa di poter realizzare facili guadagni nell’attuale contingenza a discapito dei sacrifici o dello stato di bisogno di chi ha necessità di produrre e acquisire un reddito o, peggio ancora, i mezzi di sostentamento per sé e per i propri cari”.

Il ruolo dei Carabinieri della Tutela del Lavoro è anche quello di rassicurare le persone per bene, il cui lavoro e la propria sicurezza sul lavoro siano state messe in discussione all’emergenza sanitaria dovuta allo scoppio della pandemia per il Coronavirus.

“E’ anche un ruolo di indirizzo e di informazione per l’utenza – conclude il Generale Iorio – calibrato insieme alle attività di vigilanza e dove necessario repressione dei reati connessi, pienamente aderente alla realtà determinatasi”.

L’IMPIEGO DEI NUCLEI CARABINIERI ISPETTORATO DEL LAVORO (NIL)

Per la capillare presenza su tutto il territorio nazionale (ad esclusione delle province di Trento e Bolzano), i Carabinieri dei NIL effettuano, ogni giorno, numerosissime ispezioni per verificare l’osservanza delle prescrizioni normative ed il rispetto dei diritti dei lavoratori nelle aziende autorizzate a proseguire i processi produttivi ritenuti di primaria importanza per il Paese, garantendo il proprio apporto ai Prefetti (che possono avvalersi, per l’appunto, del contributo specialistico di qualificati soggetti istituzionali) nell’accertamento dei requisiti per quelle ditte che richiedono di essere autorizzate a lavorare in deroga, perché producono beni funzionali ai settori essenziali.

Le tecniche d’indagine sono diverse e i controlli vengono svolti in autonomia o con il supporto dell’Arma a livello territoriale attraverso uno scambio costante e reciproco di informazioni.

Ad oggi, in queste settimane di emergenza dovuta al diffondersi della pandemia per il COVID-19, sono state comminate numerose sanzioni amministrative e adottati molti provvedimenti di sospensione dell’attività imprenditoriale, promovendo, al contempo, un’intensa campagna preventiva ed informativa sulle disposizioni e procedure per riaprire nelle prossime settimane.

L’imminente avvio della cosiddetta “Fase due” pone certamente l’obbligo di intensificare l’azione già intrapresa, per assicurare la puntuale l’attuazione delle misure di sicurezza anticontagio e di vigilare sul rispetto dei diritti dei lavoratori.

LE PRINCIPALI ATTIVITA’ DI CONTROLLO E RISULTATI OPERATIVI

A seguito delle indicazioni operative finalizzate a verificare, negli ambienti di lavoro non sanitari, l’osservanza delle misure precauzionali di contenimento per contrastare l’epidemia di COVID-19, le articolazioni del Comando Carabinieri per la Tutela del Lavoro, a partire dal 7 marzo hanno provveduto ad ispezionare 412 aziende.

Le attività finora svolte hanno, dunque, hanno consentito di:

  • Verificare la posizione contrattuale e previdenziale di 1.213 lavoratori, dei quali 115 occupati “in nero”
  • Elevare sanzioni amministrative pari a 191.263 euro
  • Contestare ammende per un importo pari a 115.238 euro
  • Adottare 21 provvedimenti di sospensione dell’attività imprenditoriale
  • Denunciare in stato di libertà all’Autorità Giudiziaria 48 persone (di cui 16 stranieri).

Gli illeciti penali contestati hanno riguardato, nello specifico, la mancata attuazione delle disposizioni per la prevenzione del contagio sui luoghi di lavoro e, in generale, le violazioni relative al mancato rispetto delle norme in materia di sicurezza.

Un Carabiniere del NIL controlla un’azienda

I controlli in ambito locale, svolti congiuntamente ad altri reparti dell’Arma e con altre Forze di Polizia, nonché a seguito di istanze rappresentate dalle Autorità competenti, hanno riguardato in particolare aziende agricole, attività imprenditoriali gestite da cittadini di etnia cinese, attività commerciali e nigth club.

In particolare, a Macerata, in seguito al controllo presso un’azienda esercente fornitura di manodopera, i militari del locale NIL hanno deferito in stato di libertà il titolare per la mancata fornitura, ai suoi 9  dipendenti, dei dispositivi di protezione individuale (DPI) necessari al contenimento della diffusione di COVID-19 e per l’omessa attuazione delle prescrizioni sul mantenimento delle distanze minime tra i lavoratori.

Per queste violazioni, secondo le disposizioni vigenti, il Prefetto competente ha emesso un provvedimento di chiusura per 30 giorni.

Analoghe sanzioni sono state adottate in occasione di controlli congiunti tra il NIL ed altre articolazioni dell’Arma, nei confronti dei titolari di una ditta edile e di due società agricole a San Severino delle Marche (Macerata) per omessa vigilanza in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro, mancata formazione ed informazione dei dipendenti sui rischi connessi all’attività lavorativa svolta, nonché per l’impiego di un lavoratore risultato privo di regolare contratto.

Sempre nel Maceratese, nel Comune di Monte San Giusto i militari hanno chiuso, provvisoriamente, un’azienda addetta alla lavorazione di tomaie e facente capo ad una donna di nazionalità cinese.

La quale, oltre a violare le norme sulla sicurezza anche volte al contenimento della diffusione del COVID-19, impiegava oltre la metà dei dipendenti in nero.

Attività ispettive condotte da personale del NIL di Matera e di Potenza e dell’Arma territoriale in occasione di controlli coordinati volti a contrastare il fenomeno illegale dello sfruttamento del lavoro nero e a tutelare la sicurezza nei luoghi di lavoro hanno permesso di accertare, in due aziende agricole nel Materano nei comuni di Bernalda e di Marconia di Pisticci, violazioni afferenti la mancata sottoposizione di un terzo dei dipendenti alla prevista visita da parte del medico competente e l’omessa valutazione dei rischi derivanti dall’esposizione agli agenti biologici presenti nell’ambiente di lavoro.

I titolari di altre due ditte nel settore agricolo sono stati deferiti, in stato di libertà, per impiego di manodopera in nero ed omessa sorveglianza sanitaria.

Da Sud risaliamo l’Italia, fino al Nord. Nella provincia di Lecco, un controllo congiunto tra il locale Nucleo Ispettorato del Lavoro e personale dell’organizzazione territoriale dei Carabinieri si è conclusa con il deferimento in stato di libertà del titolare per l’impiego di due lavoratori stranieri privi di regolare permesso di soggiorno, impiego di un terzo dei lavoratori in nero, mancata formazione dei dipendenti sull’attività svolta ed i rischi connessi.

In provincia di Modena, i militari del NIL e dei reparti dell’Arma territorialmente competenti, hanno deferito in stato di libertà due cittadini di nazionalità cinese per impiego, all’interno di una ditta esercente confezioni di abbigliamento, del 100% di lavoratori in nero.

Nessuno dei dipendenti presenti all’atto del controllo, infatti, era stato assunto con regolare contratto e due di essi risultavano anche privi di permesso di soggiorno, in quanto mai rilasciato. Per le violazioni commesse, è scattata la sospensione dell’attività.

Altre attività ispettive sono state condotte, anche a seguito di richiesta del Prefetto, dai militari del NIL di Taranto unitamente a personale del Dipartimento di Prevenzione – SPESAL della locale ASL.

I controlli hanno consentito di rilevare, presso alcune aziende ed in determinate giornate, il parziale sforamento del limite massimo degli ingressi delle maestranze, imposto con decreto prefettizio.

Inoltre, sono state eseguite centinaia di verifiche in tutto il territorio nazionale su richiesta dei rispettivi Prefetti.

Tutte queste attività si inseriscono nel solco dei controlli nei confronti degli operatori economici che svolgono attività produttive funzionali ad assicurare la continuità delle filiere delle attività produttive consentite ai sensi del DPCM (Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri) del 22 marzo scorso.

Lo svolgimento dei controlli è regolato dall’apposita circolare del ministro dell’Interno. Luciana Lamorgese sempre del 22 marzo, secondo la quale le Prefetture verificano la sussistenza delle condizioni attestate dagli interessati, avvalendosi anche del contributo specialistico di qualificati soggetti istituzionali, tra cui rientra, appunto, il Comando Carabinieri per la Tutela del Lavoro.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Autore