Covid-19: la concorrenza internazionale sulla produzione dei vaccini si fa sempre più acuta. Gli interessi economici sono colossali

Di Pierpaolo Piras*

Cambridge (Massachusetts). Alcuni giorni fa, la società americana Moderna e il National Institutes of Health (NIH) degli Stati Uniti, hanno annunciato che il loro vaccino, finora  sperimentale, contro il SARS-Covid-19, ha dimostrato un’efficacia preliminare  del 94,5%, sensibilmente superiore a quello annunciato dalla azienda Pfeizer, neanche una settimana fa.

Iniziezione al muscolo deltoide

La stessa società ha comunicato che nel corso della sperimentazione non si è verificato alcun evento avverso grave, a danno dei soggetti sottoposti a questa tecnica sperimentale.

“Moderna” è una innovativa (è stata creata nel 2010) e rinomata società americana con sede a Cambridge (Massachusetts – USA) dedita alla studio e ricerca nel campo delle più avanzate e sofisticate tecnologie biomediche nel campo dei vaccini a RNA (Acido Ribonucleico, indispensabile alle cellule per la sintesi delle proprie proteine).

Funzioni del RNA messaggero

La stessa, per sua diretta comunicazione,  ha ricevuto 2,5 miliardi di dollari di finanziamento pubblico americano e ha promesso 100 milioni di dosi al Governo degli Stati Uniti, di cui 15 milioni prima della fine di dicembre.

“Moderna” ha anche firmato contratti con Canada, Svizzera, Giappone, Israele e Qatar ed è in trattative con l’Unione Europea, il Regno Unito e il programma internazionale Covax.

Il Covax comprende accordi tra istituzioni come l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e soggetti privati, tutti intesi a finanziare l’acquisto del vaccino anti Covid a favore dei numerosi Paesi poveri.

La sede dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS)

Prevede, inoltre, di produrre 20 milioni di dosi quest’anno e tra 500 milioni e un miliardo nel 2021, grazie a siti di produzione e partner industriali negli Stati Uniti, Svizzera e Spagna.

L’NHI è l’equivalente del nostro Ministero della Salute, ovvero si occupa di tutto ciò che concerne la salute dei cittadini.

Esso vigila sulla sanità privata e pubblica,  entra nel merito dell’igiene degli alimenti, della salubrità ambientale e dell’utilizzo dei farmaci già testati.

Negli USA, in campo umano sono state assunte circa 30 mila persone volontari.

In 15 mila hanno ricevuto il vaccino, mentre alle rimanenti 15 mila è stata iniettata un’iniezione di soluzione fisiologica come placebo di controllo.

Il risultato è stato strabiliante nel notare una netta differenza tra i soggetti vaccinati e quelli non, anche se i riscontri sono in questa fase da considerarsi come provvisori.

LA SOMMINISTRAZIONE DEL VACCINO

Anche il vaccino “Moderna” richiede due somministrazioni, a 28 giorni di distanza tra loro, e mantiene la sua stabilità bio-strutturale in un normale frigorifero domestico (5-6 gradi Celsius) per circa 30 giorni.

Un vaccino, quindi, ha caratteristiche di adattabilità e flessibilità nell’utilizzo sul territorio, nelle Case per anziani e, più in generale, nelle località più povere d’infrastrutture.

“Moderna” specifica che il suo vaccino mantiene la propria efficacia per sei mesi, se viene  conservato a meno 20 gradi sottozero.

Rispetto al vaccino della concorrente Pfizer si tratta di una radicale differenza, anche operativa, riguardo all’alto costo e sicurezza degli impianti.

Finora in questo studio preliminare di “Moderna” è stato rilevato che in una minoranza di soggetti  sono comparsi solo disturbi lievi o moderati quali modesto dolore nella sede d’iniezione (2,7%), astenia (10%), dolori articolari (5%) e cefalea (4,5%).

Ovvero, detta in breve al di là del linguaggio strettamente scientifico, si parla degli stessi sintomi presenti in una influenza clinicamente inquadrabile come lieve-moderata.

LA DIFFERENZA TRA I DUE VACCINI 

Il vaccino “Moderna” di differenzia radicalmente da quello Pfizer per un ulteriore aspetto: esso non viene realizzato a partire di virus attenuati o da frammenti del soma virale, ma bensì con il materiale genetico (RNA) del Covid stesso.

Talché il virus finisce per produrre proteine inefficaci ma indispensabili alla sopravvivenza virale all’interno del corpo umano.

Un’immagine del somavirale del Covid-19

Un secondo dato è rappresentato dall’impossibilità per i soggetti vaccinati di subire l’infezione Covid al momento dell’iniezione.

Una differenza a favore del vaccino Pfizer è data dalla somministrazione in quest’ultimo di una dose pari a 30 mg , anziché di 100 mg come accade nel vaccino “Moderna”.

Questa superiore quantità da iniettare moltiplica fatalmente anche il costo del prodotto.

In campo europeo , l’Agenzia europea per il farmaco , più nota come European Agency for the Evaluation of Medicinal Products (EMEA), con sede ad Amsterdam (Olanda), ha già stabilito un pre-accordo con il Gruppo “Moderna” nell’agosto scorso, concludendo un ordine preliminare di 80 milioni di dosi, con la riserva di poterne ordinare altrettanti dopo aver accertato per suo conto i risultati relativi alla sicurezza.

A parte l’annuncio trionfante di questi primi positivi risultati, bisogna specificare che la sperimentazione dovrà continuare per almeno ulteriori 60 giorni per raggiungere una statistica affidabile dei dati clinici.

Solo dopo aver raggiunto questa sicurezza potremo dare ragione anche ad Antony Fauci – Direttore del National Institute of Allergies and Infectious Diseases degli Stati Uniti, appartenente all’NIH – quando afferma di vedere la luce al termine del tunnel.

Nel frattempo, ma ancora per pochi mesi, dovremo irrigidire le attuali misure preventive contro il nuovo Coronavirus: usare una mascherina, evitare spazi affollati, mantenere la distanza fisica dalle altre persone e lavarsi molto bene le mani.

*Specialista in Otorinolaringoiatria e Patologia Cervico-Facciale

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