COVID-19: la vaccinazione “mix-and-match” è in crescita con risultati positivi. Restano per ancora molte questioni aperte

Di Pierpaolo Piras*

Roma. La vaccinazione anti COVID “mix-and-match” è in crescita con risultati positivi, ma le domande restano.

Vaccini anti COVID

Una serie di studi scientifici dimostra che la pratica di utilizzare vaccini differenti tra le due somministrazioni provoca normali risposte immunitarie nell’organismo umano.

Gli scienziati cercano ulteriori risposte sull’efficacia nella pratica reale e sugli eventuali effetti collaterali.

La maggior parte dei vaccini contro la SARS-CoV-2 deve essere somministrata in due dosi, ma recenti studi multipli avanzano l’idea che mescolare il prodotto Oxford-AstraZeneca e quello Pfizer-BioNTech suscita una risposta immunitaria simile – o , in alcuni casi, anche più forte – a quella ottenuta da due dosi somministrate di entrambi i vaccini isolatamente.

Riferimenti scientifici

I risultati annunciati da un gruppo di ricercatori britannici dimostrano che la combinazione di due vaccini di diversa marca, a volte addirittura supera due iniezioni dello stesso vaccino, e un quadro simile sta emergendo anche da studi effettuati da scienziati tedeschi.

Secondo il gruppo di lavoro dell’ospedale “Charité University Hospital” di Berlino, siffatta vaccinazione anti- COVID – detta “mix-and-match” –  innesca una potente ed efficace risposta immunitaria.

I risultati stanno dando ai ricercatori la sicurezza che anche la combinazione di vaccini COVID-19 di marche diverse, ovvero che non sono ancora stati testati insieme, potrebbe suscitare una reazione immunitaria positiva.

Finora, almeno 16 vaccini sono stati approvati per l’uso in uno o più paesi, e gli studi mix-and-match finora sono stati di non grande dimensione sperimentale.

Sono pertanto necessarie ricerche più approfondite, più estese ad un numero decisamente più largo d’individui e un monitoraggio a lungo termine per la verifica degli effetti collaterali e gli aspetti relativi alla sicurezza.

Potenziamento del sistema immunitario – Cronologia

Studi “mix-and-match” sono stati in gran parte sviati dalle preoccupazioni sulla sicurezza del vaccino sviluppato dall’Università di Oxford e dalla società farmaceutica AstraZeneca di Cambridge, entrambe nel Regno Unito.

L’iniezione di quest’ultimo vaccino è stata associata a rari casi di una condizione patologica relativa alla coagulazione del sangue, nota come “trombosi con trombocitopenia”.

Quanto basta perché, nel marzo scorso, alcuni Paesi europei hanno deciso di interrompere il suo uso in alcune fasce di popolazione.

Questo inconveniente ha lasciato molte persone parzialmente vaccinate, sempre che  non fossero passate alla assunzione di un vaccino di marca differente per la iniezione della seconda dose.

Ancora, a maggio, i ricercatori dell’Istituto sanitario Carlos III di Madrid hanno annunciato i risultati dello studio “CombiVacS”.

La ricerca ha dimostrato una forte risposta immunitaria nelle persone che sono state dosate sia con il vaccino Pfizer che con il prodotto BioNTech, prodotto a Magonza, in Germania.

Gli autori hanno scoperto che nei campioni di prelievo ematico, coloro che hanno ricevuto la combinazione di due vaccini diversi hanno prodotto 37 volte più anticorpi neutralizzanti il SARS-CoV-2 e 4 volte più cellule immunitarie specifiche chiamate “Linfociti TH2”, rispetto alle persone che avevano ricevuto solo una dose.

Sono stati esaminati 340 operatori sanitari (medici ed infermieri) che avevano ricevuto due dosi del vaccino Pfizer-BioNTech, oppure una prima iniezione del vaccino Oxford-AstraZeneca seguita da una dose di Pfizer-BioNTech.

La distribuzione di dosi di vaccino Pfizer in Italia

Entrambi i regimi vaccinali hanno innescato una risposta immunitaria positiva e completa che includeva sia anticorpi neutralizzanti (IgG e IgM) che cellule linfocitarie specifiche TH2.

Un terzo studio, condotto dai ricercatori della Saarland University di Homburg, in Germania, ha posto in evidenza che tale regime vaccinale misto dava risultati immunitari migliori rispetto alle due iniezioni uguali di Oxford-AstraZeneca.

Ed era migliore anche delle due dosi di Pfizer.

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Il 25 giugno scorso, il gruppo di studiosi britannici (noto come studio Com-COV) ha pubblicato una prestampa dove si evidenzia che la vaccinazione di massa ha generalmente prodotto una positiva risposta immunitaria, indipendentemente dall’ordine in cui i due vaccini sono stati somministrati.

Tuttavia, gli studi finora sono stati ancora troppo piccoli per testare quanto siano efficaci le combinazioni di vaccini per impedire alle persone di sviluppare COVID-19.

“Finché non si dispone di studi a lungo e lunghissimo termine o di follow-up con calcoli di efficacia, è difficile concludere sul livello e la durata della protezione immunitaria”, afferma l’immunologa Martina Sester.

Un’altra limitazione del lavoro, finora, è che non esiste ancora un metodo standard che funga da valore di riferimento per confrontare con metodo e parametri scientifici le diverse combinazioni tra i diversi studi.

Per esempio, il vaccino Oxford-AstraZeneca utilizza un adenovirus inattivato (reso innocuo) per trasportare (carrier) materiale genetico dalla SARS-CoV-2 all’interno delle cellule immunitarie.

Il vaccino AstraZeneca

I vaccini che utilizzano questa tecnologia inducono forti risposte immunitarie di cellule TH2 mentre i vaccini che utilizzano l’RNA messaggero (Pfeizer) si sono dimostrati “eccezionalmente buoni” nell’indurre alti livelli di immunoglobuline anticorpali (IgM e IgG).

Pertanto, la combinazione di vaccini, specie tra quelli di minore costo, potrebbe aiutare ad alleviare i problemi e i costi di approvvigionamento nelle località più povere e remote, come le aree rurali dell’India, dell’Africa e dell’America latina.

Nonostante la brevità degli studi, gli alti livelli di anticorpi nel plasma riscontrati dopo la seconda dose sono un indicatore affidabile che l’approccio combinato funziona bene.

Ma le cellule linfocitarie T, in particolare le cellule “T killer”, che trasportano una proteina chiamata CD8, proteggono dalle malattie gravi uccidendo le cellule che sono già state infettate dal Coronavirus.

Permangono problemi di sicurezza

In nessuno degli studi fatti con vaccini “mix-and-match” sono stati riportati gravi effetti collaterali.

Alcuni problemi di sicurezza persistono in quanto vengono combinati due vaccini diversi, ognuno dei quali potrebbe avere il proprio specifico profilo di eventi ed effetti avversi.

Ad oggi, gli studi hanno arruolato solo poche centinaia di persone: una dimensione sicuramente indicativa ma metodologicamente insufficiente per la raccolta di eventi avversi come le condizioni di alterata coagulazione ematica, che secondo le stime attuali si verificano in circa una persona su 50.000 dopo la prima dose di vaccino Oxford-AstraZeneca e in meno di 1 su 1,7 milioni dopo la seconda.

Questa condizione è stata associata anche a un vaccino contro l’adenovirus prodotto dall’azienda farmaceutica Johnson & Johnson.

Occorre una nuova normativa?

La possibilità persistente di effetti collaterali, anche se rari, è uno dei motivi per il quale alcuni ricercatori raccomandano che le persone per il momento si attengano alle due dosi standard di un singolo vaccino.

Ma con  il recente emergere di nuove varianti di SARS-CoV-2, i risultati delle prove mix-and-match potrebbero fornire ai responsabili politici i dati di cui hanno bisogno per passare a combinazioni più protettive.

I vaccini “mix-and-match” potrebbero anche essere utilizzati per prevenire lo stallo delle implementazione delle campagne vaccinali a causa di carenze di approvvigionamento.

In questa ipotesi, qualora si verificasse una carenza globale di un particolare vaccino, piuttosto che fermare il programma di vaccinazione, si potrebbe (o dovrebbe?) continuare questa vaccinazione salva vita con un’altra marca di prodotto.

*Specialista in Otorinolaringoiatria e Patologia Cervico-Facciale

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