COVID-19: si apre un nuovo capitolo della scienza medica. Quello dei sintomi patologici emergenti a distanza dalla fase acuta iniziale

Di Pierpaolo Piras*

Roma. A poco più un anno dalla sua insorgenza (novembre 2019), la pandemia da SARS-Covid 19 ha dimostrato tutta la sua perniciosa gravità clinica e diffusività.

Una Paziente con i sintomi della cefalea

Oltre al quadro clinico da COVID presente al suo esordio acuto – febbre, tosse e, in una minoranza di pazienti, una letale Sindrome da Distress Respiratoria – gli studi epidemiologici hanno posto in evidenza una sintomatologia postuma, distanziata di 1-6 mesi dall’episodio iniziale.

I sintomi riscontrati più frequentemente sono la profonda astenia, sensibile sensazione di malessere post-operativo e alcune forme di disfunzione cognitiva, ovvero riguardanti le più importanti funzioni intellettive, il livello della nostra attenzione mentale, le capacità di memorizzazione, l’abilità visuospaziale, l’espressione del linguaggio ed altro ancora.

Una recente ricerca – referente al rinomato “National Institute for Health Research” – è stata eseguita su di un “pabulum” di 3.700 pazienti provenienti da 56 Paesi che hanno contratto COVID-19 tra il dicembre 2019 e maggio 2020.

Nel complesso, hanno registrato 205 sintomi in 10 sistemi di organi e tracciato 66 sintomi in 7 mesi.

In media, gli intervistati hanno riscontrato sintomi da nove diversi sistemi d’organo.

Alcune persone hanno sperimentato ricadute della sintomatologia, innescate verosimilmente dalla esperienza fortemente stressante della fase acuta.

Molte altre, nonostante fossero trascorsi alcuni mesi , non erano ancora in grado riprendere il proprio lavoro a pieno regime per la mancanza di una condizione di benessere.

 

Un’immagine delle convulsioni

Circa il 45% delle persone ha necessitato di un orario di lavoro ridotto mentre il 22% non lavorava affatto per le precarie condizioni generali.

Del tutto occasionalmente, sono comparsi altri sintomi come la cefalea, dolori muscolari, insonnia, palpitazioni cardiache, lieve dispnea, vertigini.

Sono inclusi anche sintomi rari: paralisi del nervo facciale, convulsioni ad origine centrale, prolungata alterazione del senso del gusto e dell’olfatto.

La comunità scientifica ha in corso altri studi che presto vedremo pubblicati sui libri di testo medici, via via che la ricerca scientifica avrà chiarito molto di più sull’impatto patologico a lungo termine che il COVID-19 riesce ad avere sul sistema nervoso centrale, su quello periferico e sulla funzionalità dei nervi cranici.

Già da oggi, si sa per certo quanto possa essere diffusiva e debilitante questa malattia, anche se considerata in lunga prospettiva.

Il COVID-19 ha dimostrato di generare profondi impatti sui mezzi di sussistenza delle persone e sulla capacità di prendersi cura sia di sé stessi che dei loro cari.

*Specialista in Otorinolaringoiatria e Patologia Cervico-Facciale

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Autore