Covid-19: sul vaccino Pfeizer molto entusiasmo e tanti limiti

Di Pierpaolo Piras*

Washington. Il vaccino prodotto dal colosso farmaceutico Pfeizer ha prodotto un giustificato entusiasmo, ma anche una concreta preoccupazione.

Contro il Covid-19 il vaccino Pfeizer sarà difficile averlo

L’Azienda comunica che il vaccino deve essere conservato, trasportato e gestito fino alla somministrazione (catena del freddo) alla glaciale temperatura di meno 80 gradi Celsius sottozero.

Un ricercatore al lavoro

Sul nostro pianeta si conoscono località dove avvengono temperature estreme come nel piccolo borgo dell’oriente siberiano di  Ojmjakon, dove venne rilevata la temperatura ufficiale di 71,2 gradi Celsius sottozero.

Nel nostro caso l’ambiente vaccinale deve soggiornare a temperature persino superiori…!

Dunque, serve freddo, molto freddo, per poter conservare al meglio il materiale organico che esercita il potere immunogeno senza il quale questa innovativa terapia profilattica (al RNA) perderebbe totalmente la propria efficacia.

L’aspetto posologico più importante sotto il profilo clinico è che dopo la prima somministrazione è obbligatorio, per la conservazione della sua efficacia, praticare una seconda iniezione di richiamo dopo 21 giorni.

A questo punto il problema si sposta ad un altro aspetto: il trasporto e la somministrazione. Infatti, entrambi dovranno avvenire in totale sicurezza.

Il trasporto

È del tutto ipotizzabile che dagli USA il vaccino debba viaggiare in aerei cargo attrezzati e all’interno di speciali contenitori che possano contenere e trasportare  5-10 mila dosi di vaccino assicurando la medesima rigidità termica.

La Pfizer ha già dichiarato che l’Europa avrà un unico centro di stoccaggio in Belgio dal quale i contenitori potranno essere distribuiti nel rimanente territorio europeo.

Quest’ultimo costituirà la seconda più importante criticità, dovuta alla mancanza di attrezzature così costose, complesse ed estreme nella struttura e funzionamento.

Nel caso dell’Italia, si dovrà ricorrere ad un altro ingente investimento per attrezzare migliaia di ambulanze e di contenitori adeguatamente refrigerati che facciano la spola verso le migliaia di centri di somministrazione.

Dopo la spettacolare notizia immaginiamo che ci sia già stata una riunione dell’Esecutivo intesa a stanziare un’altra fetta di debito pubblico per avviare l’appalto finalizzato al suo acquisto.

Niente di tutto ciò, della serie, signori cari non c’è un euro.

IL VACCINO DE’ NOANTRI

Non ci resta che attendere la disponibilità del vaccino “de’ noantri”, frutto del Consorzio anglo-italiano capeggiato dal colosso farmaceutico inglese Astra Zeneca (su assistenza alla ricerca di Oxford University) con i laboratori IRBM di Pomezia (Roma).

Quest’ultimo prodotto è, invece, facilmente manipolabile e gestibile alla temperatura equivalente a quella di un comune frigorifero, 4-6 gradi Celsius.

Dovremo attendere quest’ultimo? I responsabili della sanità italiana comunicano che sarà disponibile per la fine di gennaio e la disponibilità erga omnes intorno alla fine di marzo 2021.

Nel frattempo, sarà meglio prendere atto che l’Italia non ha alcun piano operativo per la distribuzione e somministrazione di un servizio a meno 80 ° Celsius.

Vale la pena ricordare che, valutando la situazione in termini comparativi, a fronte delle 9 milioni di dosi necessaria per la vaccinazione antinfluenzale (già scandalosamente in gravissimo ritardo) , quella anti Covid dovrà essere somministrata a circa 50 milioni di italiani nei tempi più ristretti possibile.

Da oggi ad allora cosa potremo fare? Utile distanziamento e utilizzo severo della mascherina. Nient’altro.

*Specialista in Otorinolaringoiatria e Patologia Cervico-Facciale

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