Cyber: il mondo dell’informazione e quello industriale analizzano le varie minacce presenti nel mondo contemporaneo

Di Fabrizio Scarinci

PESCARA (nostro servizio particolare). Nel pomeriggio di ieri, presso l'”Area Talk” dell’Expo Security & Cyber Security Forum di Pescara, si è avuto modo, attraverso alcuni degli speech tecnici moderati dall’Hi-tech lawyer Andrea Monti, di fare un rapido excursus sulle numerose “sfide” che l’attuale contesto tecnologico iper-digitalizzato potrebbe presentare non solo per la salvaguardia dei dati sensibili, ma anche per la sicurezza fisica di alcune particolari categorie di persone.

L’area speech dell’Expo Security & Cyber Security Forum

Tra i protagonisti di una di queste discussioni anche il Direttore della nostra testata Luca Tatarelli, che ha illustrato l’inevitabile correlazione tra informazione e rischi di natura cibernetica, soffermandosi, in modo particolare, sui non pochi pericoli che le tecnologie di rete possono comportare per i giornalisti presenti nei teatri di guerra.

Non bisogna mai dimenticare, infatti, come, nell’ambito dei moderni conflitti armati, le tecnologie informatiche costituiscano non solo un enorme vantaggio per ciò che concerne il processo di diffusione delle notizie, ma anche un vero e proprio dominio operativo. Un dominio che, non diversamente dagli altri, può essere utilizzato al fine di degradare le capacità di combattimento del nemico o allo scopo di carpire informazioni sensibili da impiegare contro di esso.

In tale contesto, come sottolineato dal Direttore, l’utilizzo di alcuni particolari strumenti tecnologici da parte di giornalisti e operatori della stampa poco preparati riguardo ai territori in cui sono chiamati a lavorare comporta, per forza di cose, molti più rischi rispetto al passato; si pensi, ad esempio, all’eventualità che qualche cronista partito “all’avventura” invii o pubblichi in rete informazioni poco gradite agli attori che detengono il controllo dell’area in questione o, perché no, alla possibilità di segnalare inavvertitamente la propria posizione ad eventuali soggetti ostili facendo uso di dispositivi quali tablet, computer portatili o smartphone.

Chiaramente, l’eventuale cattura di inviati della stampa da parte di organizzazioni terroristiche, gruppi di insorti o apparati militari di Paesi ostili a quelli di loro provenienza può comportare numerosi problemi anche per i loro governi, che, in tal modo, possono venire a trovarsi in una condizione di maggiore ricattabilità.

Come noto, nel corso degli ultimi decenni, di situazioni di questo tipo se ne sono avute parecchie, talvolta anche con esiti drammatici.

Per il Direttore, l’unica via per evitarle (o, quantomeno, per attenuarne gli effetti) passa, inevitabilmente, per una maggiore preparazione, non solo di tipo tecnico ma anche che di tipo culturale.

Sempre nello stesso panel figuravano, inoltre, anche Raffaele Regni, CISO del Gruppo Retelit-Irideos (uno dei maggiori operatori di infrastrutture di rete di tlc in Italia), Francesco Collini, fondatore e CEO di FlashStart (azienda che si colloca tra i leader mondiali nel campo delle soluzioni di filtraggio DNS), e Marco Braccioli, Executive Vice-President Defence & Cybersecurity di Digital Platforms (che, tra le altre cose, rappresenta uno dei maggiori gruppi italiani nel settore della “Internet of Things”).

Un momento dello speech

Per quanto riguarda Raffaele Regni e Francesco Collini, il primo si è focalizzato soprattutto sul tema della protezione delle infrastrutture di rete (cosa rispetto alla quale gli stessi operatori giocherebbero un ruolo di primissimo piano), mentre il secondo ha dapprima snocciolato alcuni dati rilevati dalla sua stessa azienda, che mostrerebbero un significativo aumento di phishing (+ 50% circa), frodi e altri tentativi di estorsione (soprattutto in seguito allo scoppio della guerra russo-ucraina), per poi spiegare come la chiave del successo nel contrastare questi fenomeni consista nel “fare comunità”, ovvero favorire il più elevato livello di collaborazione possibile tra governi, aziende Cyber, Enti di ricerca, fondazioni e associazioni no profit.

Proprio per questo motivo FlashStart supporta da tempo i siti Gasa e Scamadviser, ricevendo in tempo reale notifiche riguardo ai nuovi siti fraudolenti.

Quanto a Marco Braccioli, egli ha, invece, posto l’accento soprattutto sull’impatto che le tecnologie informatiche potrebbero avere nell’ambito dell’attuale scenario di competizione tra potenze, sottolineando, da un lato, come il mondo potrebbe presto trovarsi di fronte a nuova rivoluzione industriale gravida di conseguenze anche in ambito strategico (si pensi, ad esempio, alle attività di “manutenzione preventiva” e calcolo ripetitivo svolte dal Joint Artificial Intelligence Center del Dipartimento della Difesa statunitense) e, dall’altro, come l’era della della globalizzazione (almeno per come l’abbiamo conosciuta finora) sembrerebbe ormai prossima alla fine anche in ambito digitale, dato che, ormai, tra regimi dittatoriali che tentano di creare (e, in qualche caso, hanno già creato) reti sovrane distinte dal World Wide Web e Paesi occidentali sempre più preoccupati dalle azioni ostili poste in essere nel cyberspazio da parte di competitor quali Federazione Russa e Repubblica Popolare Cinese, sembrerebbe essere ormai in atto un processo di progressiva suddivisione di quella che una volta era stata creata come un’unica rete in tante reti più piccole unite tra loro da pochissimi (e superpresidiati) access point.

In tale contesto, per Braccioli è molto importante che, almeno per quanto concerne gli aspetti legati alla sicurezza, l’Italia (che, per il momento, si configura soprattutto come un integratore di tecnologie altrui) inizi a progettare il recupero di una maggiore sovranità tecnologica; una posizione decisamente in controtendenza con quelle espresse fino a non molto tempo fa da altri operatori del settore, ma senz’altro condivisibile.

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